Il tempio indù PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

Dalla metà del I°millennio d.C. i templi indù divennero parte principale del paesaggio architettonico e sociale dei prosperi centri urbani dell'India.

 

I primi templi indù vennero probabilmente costruiti con materiali deperibili, come gli edifici civili che li circondavano; ma possiamo avere un'idea della loro struttura grazie a costruzioni posteriori in pietra, nelle quali si identificano gli elementi che furono principali nelle antiche tecniche associate al legno. L'evoluzione a materiali durevoli, come la pietra, permise la conservazione dell'architettura templare, al contrario di quella civile, che continuò ad essere basata su materiali deperibili e dunque sono i templi indù e i siti di altre tradizioni religiose, a dominare la storia dell'architettura Indiana.

Dal VII° al XIII° secolo d.C. i regni regionali rimpiazzarono il governo centralizzato dell' impero Gupta e l'Induismo tempio-centrico, che già aveva vinto la partita con il Buddhismo ed il Jainismo, divenne il perno della vita sociale. Patrocinati da potenti re indù e generalmente gestiti da sacerdoti Brahmani, i grandi templi divennero il simbolo della sovranità del re e della simbiosi esistente tra potere politico e rituale. Il tempio proporzionava una mansione per la divinità principale, la cui immagine lì custodita ne è incarnazione. Il pellegrinaggio a templi costruiti in luoghi associati alla divinità divenne una caratteristica centrale nella vita religiosa dell'epoca e l'adorazione, Puja, e la contemplazione, Darshan, della divinità divenne la forma primaria di pratica religiosa nel tempio, sostituendo gli antichi sacrifici di epoca vedica.

I più antichi templi vennero scavati direttamente nella roccia e si posso trovare affiancati nelle stesse località da analoghi monumenti buddhisti o jain, come nel caso di Ellora. Le superfici rocciose potevano venire scavate al loro interno o blocchi monolitici essere isolati e scolpiti. Le costruzioni indipendenti compaiono a partire dal V° secolo d.C., le prime in mattoni, ed in seguito in pietra. Grande fu la fioritura architettonica tra il VII° ed il XIII° secolo che declinò notevolmente nell' India settentrionale e centrale a partire dalla dominazione islamica, ma non si arrestò mai completamente nel Nord e non si interruppe al centro-sud, soprattutto in regni come Vijayanagar.

Sin dalle origini, i sacerdoti-architetti si preoccuparono tanto della localizzazione del luogo perfetto quanto del momento propizio per la costruzione di un tempio.

Stile NagaraL'edificazione del tempio indù segue dunque una serie di precetti, con infinite varianti locali e specifiche, ma sostanzialmente vennero applicate alla sua struttura le regole geometriche che anteriormente definivano la costruzione degli altari. A partire dal XI° secolo d.C. le regole di costruzione vennero codificate e due furono gli stili compiuti che ne risultarono: lo stile settentrionale, Nagara, e quello meridionale, Dravida. La struttura basica è comune ai due stili, così come ai templi che li combinano entrambi, come accade spesso nel Deccan e nell' India meridionale, e prevede un piccolo ambiente quadrato centrale, Garbha-griha, cioè "camera-grembo" che ospita la divinità principale del tempio e che costituisce il nucleo centrale di un mandala, sistema grafico elaborato sulla base di cerchi e quadrati che formano diagrammi simbolici e che rappresentano l'universo nella sua evoluzione cosmica. Nella cosmologia induista il circolo rappresenta il cielo, mentre il quadrato simbolizza la terra e il numero 4 domina tutte le questioni terrene nel pensiero indù: le 4 direzioni, i 4 veda, le 4 caste.  Il mandala utilizzato per l'edificazione di un tempio è il mandala vastu-purusha: con il tracciato del mandala e l'edificazione del tempio secondo il suo schema, che vede una divinità diversa risiedere in ogni quadrato della griglia in cui è diviso, si stabilisce dunque la relazione tra cielo e terra dell'edificio.

mandala vastupurushaLa Garbha-griha deve corrispondere al quadrato centrale del mandala che è la sede di Brahma, l'archetipo del creatore, l'eterno e onnipresente genius loci del terreno prescelto; pur essendo l'area più sacra di un santuario è generalmente la più spoglia e oscura. La porta d'accesso a questa stanza centrale e l'entrata del tempio stesso, sono normalmente rivolte ad Est. Al di sopra di questa celletta si eleva la torre, segno distintivo dell'architettura del tempio indù, ed intorno alla stanza può esservi un deambulatorio che i fedeli percorrono in senso orario. Questa zona può essere preceduta da un'anticamera e da una sala ipostila, Mandapa.

Un altro degli aspetti basici era dunque l' orientazione dell'edificio, stabilita secondo il movimento degli astri ed il percorso del sole, così come la presenza di acqua purificatrice.

Altro fattore importante era il colore ed il sapore del terreno prescelto, qualità catalogate secondo 4 categorie, ognuna relazionata ad una casta diversa: terra bianca e dolce, brahmani, terra rossa e acida, Kshatryas, terra gialla e amara, Vaisyas, terra nera e agra, Sudras, determinando così la casta per la quale il tempio sarebbe stato particolarmente di buon auspicio o scelto a seconda della casta del gruppo o persona committente. Stile DravidaUna volta dissodato e livellato il terreno veniva poi piantato un seme e attentamente osservata la sua eventuale germinazione, in mancanza della quale il terreno veniva scartato. 

Quello che distingue i due stili è la forma della torre che sovrasta la Garbha-griha. Nello stile Nagara, settentrionale, questa è una guglia rotondeggiante, chiamata Shikhara, che si innalza spesso con costoloni verticali e che termina in forma di seme. Col passar del tempo lo Shikhara divenne sempre più elaborato con guglie multiple. Lo stile meridionale, Dravida, è distinguibile dalla forma piramidale della torre, che termina con una o più cupolette. Nei complessi maggiori e quelli circondati da mura, le porte d'ingresso del recinto sacro presentano lo stesso tipo di costruzione torreggiante, chiamate Gopuram.

La torre è elemento essenziale del tempio in quanto rappresentazione del mitico Monte Meru, dimora degli Dei al centro del mondo.

La proliferazione delle immagini di Dei, esseri benigni e protettori sulle superfici esterne del tempio servono ad indicare la soprannaturalità e l'infinita complessità del luogo sacro.

Come le superfici esterne, anche quelle interne si espansero col tempo per i nuovi bisogni ed usi del tempio. Nuove sale vennero aggiunte per danze, recitazioni, assemblee rituali e santuari secondari crebbero intorno alla struttura centrale.

 
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