Le campagne di Mahmud di Ghazni PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia

Nell'anno 1000 d.C. l'equilibrio di potere tra le nuove forze islamiche e le casate Rajput nell'India settentrionale venne scovolto dall'avvento di un condottiero afghano di origine turca: Mahmud di Ghazni.

 

Le incursioni di Mahmud di GhazniIl padre di Mahmud di Ghazni, città nell'attuale Afghanistan, era uno schiavo turco originario dell'Asia centrale. Come spesso accadeva nel mondo islamico, lo schiavo arruolato a forza nell'esercito ascese alle più alte cariche e approfittando del declino del regno dei Samanidi - che regnarono tra l'809 e il 1005 sulla Transoxiana e il Khorasan, con capitale Bukhara -  conquistò un ampio territorio che si estendeva dalla Persia centrale all'Indo.

Ghazni, a sud di Kabul, fu la sua capitale. Quando Mahmud succedette al padre, nel 998 all'età di 27 anni, poteva già contare su un'enorme base di potere che estese molto rapidamente.

A partire dall'anno 1000 egli infatti mosse contro l'India una guerra devastante e predatoria, fino all'anno 1025. In questo tempo, Mahmud guidò 17 campagne in territorio indiano impadronendosi di luoghi distanti come il Saurashtra nel Gujarat e Kanauj, la capitale dei Gurjara Pratihara, nell'attuale Uttar Pradesh. Le campagne di Mahmud cominciavano invariabilmente nella stagione secca e il suo ritorno in Afghanistan avveniva sempre prima che le piogge dei monsoni gonfiassero i fiumi del Punjab, che avrebbero impedito la ritirata delle sue truppe cariche di bottino.

La dinastia indù degli Shahi, che governava il territorio intorno alle montagne dell'Hindukush, fu la prima ad avvertire la pressione dei Ghaznavidi già all'epoca del padre di Mahmud. Ma i re di questa dinastia riuscirono a resistere per circa 25 anni. Alla fine, comunque, soccombettero e i Gurjara Pratihara di Kanauj condivisero presto il loro destino. Anche i Chandella di Khajuraho e i sovrani Rajput di Gwalior furono sconfitti e i loro tesori saccheggiati. L'apice di queste campagne sistematiche fu l'attacco che Mahmud sferrò al famoso tempio di Shiva a Somnath, nel Gujarat, che egli raggiunse dopo un'audace spedizione nel deserto, nel 1025. Le cronache riferiscono che circa 50mila indù persero la vita nella difesa del tempio e che Mahmud stesso distruggesse con le sue mani lo Shiva-linga lì venerato, il simbolo fallico manifestazione del dio. Si dice che tornasse attraverso il deserto con un bottino di circa 20 milioni  - circa 6 tonnellate - di Dinari d'oro. Ogni razzia venne accompagnata da impressionanti deportazioni di massa di prigionieri, che fecero crollare il prezzo degli schiavi in tutta l'Asia centrale; in queste deportazioni di genti di ogni casta ed etnia indiana, i filologi e gli storici individuano l'origine delle mai più terminate peregrinazioni del popolo Rom, comunemente e spregiativamente chiamati Zingari.

Persino gli storici musulmani hanno oggi difficoltà a giustificare le imprese di Mahmud, sempre connotate di efferata crudeltà, fanatismo religioso e gratuita violenza, soprattutto perchè egli non mostrò mai alcuna intenzione di fondare un impero in India. Alcuni avanzano l'ipotesi che Mahmud utilizzasse l'India come un forziere dal quale attingere i mezzi per consolidare il suo regno nell'Asia centrale, ma in realtà la sua capitale Ghazni, che egli rese una delle più belle città dell'epoca, fu l'unico centro a beneficiare dei suoi enormi bottini. La sua corte fu frequentata dal fior fiore degli intellettuali islamici dell'epoca come Firdausi, autore della celebre opera Shahnama e Al-Biruni, che compose Al-Hind, l'opera più completa sull'India mai scritta da uno straniero prima dell'arrivo degli europei.

A prescindere da qualsiasi giudizio su Mahmud, va notato che i suoi successi militari non furono dovuti solo alla sua abilità: la situazione dell'India settentrionale all'epoca si prestava particolarmente all'intervento di un invasore risoluto. L'annosa competizione fra le potenze dell'India settentrionale, orientale e centrale, le aveva indebolite tutte e in particolare aveva tolto vigore alla dinastia Gurjara Pratihara, che non fu sostituita da nessun'altra potenza in grado di difendere agli inizi dell'XI secolo le pianure dell'India dalle incursioni di Mahmud.

 

 
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