Air India, 80 anni fa PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia
Lunedì 15 Ottobre 2012 10:04

Sono passati esattamente 80 anni dal primo volo Karachi-Bombay, con cui Jehangir Ratanji Dadabhoy Tata, fondatore dell'odierna compagnia di bandiera indiana, aprì i cieli del subcontinente indiano all'aeronautica civile e commerciale .

JRD Tata, brevetto di volo N°1Per Jehangir Tata, il cui cugino del padre aveva fondato il gruppo Tata nel 1868, l'ossessione del volo cominciò a manifestarsi molto presto. Aveva trascorso gran parte della sua infanzia ad Hardelot, Francia, distretto del Passo di Calais, dove la sua famiglia possedeva una casa al mare, e dove il loro vicino ed amico era Louis Blériot, il primo uomo ad aver attraversato in volo il Canale della Manica nel 1909.

Jeh Tata era nato nel 1904 a Parigi, città natale anche di sua madre Suzanne, seconda moglie di Ratanji Dadabhoy Tata il quale, rimasto vedovo e senza figli da giovanissimo, si era poi dedicato esclusivamente agli affari col cugino, fino a risposarsi nel 1902, già quasi cinquantenne e per di più con una straniera, causando un discreto scandalo nella sua comunità indiana d'origine, i Parsi

Come risultato, per Jehangir il Francese rimase sempre la prima lingua, pur compiendo poi gli studi superiori a Bombay. E se da una parte già nel 1925 entrava a far parte del colosso Tata come apprendista non retribuito, per diventarne poi nel 1938 presidente, dall'altra all'epoca dell'impresa compiuta da Charles Lindbergh, che nel 1927 aveva trionfalmente sorvolato in solitaria l'Atlantico, Jeh Tata continuava a sognava di volare, mentre disegnava a china sui margini dei suoi quaderni d'appunti lo Spirit of St.Louis, l'aereo col quale Lindbergh aveva volato. Quando venne fondato il primo Flying Club a Bombay, al principio del 1929, Jeh aveva già accumulato un numero sufficiente di ore di volo da poter aspirare ad ottenere il brevetto: dopo solo tre settimane dalla sua inaugurazione, l'Aero Club d'India e Burma infatti glielo rilasciò, con regolare numero di serie: 1, il primo del subcontinente indiano.

Quell'anno Tata si accontentò poi di scorrazzare nei cieli indiani a tempo perso, ma solo fino a quando, nel Novembre del '29, venne a sapere che l'Aga Khan aveva messo in palio 500 Sterline per il primo Indiano che avesse volato dall'Inghilterra all'India. Tata cominciò subito a pianificare l'impresa. Decollò da Karachi e raggiunse Parigi via Basra, Il Cairo e poi Napoli, ma nel frattempo un altro pilota, Aspy Engineer, l'aveva battuto sul tempo facendo la rotta inversa, soffiandogli così il primato.

Ma a quel punto il volo era diventato comunque la sua ossessione: si trattava solo di trovargli una giustificazione commerciale. Provvidenzialmente, gliela offrì Nevill Vintcent, un sudafricano, pilota della Royal Air Force, che alla fine degli Anni 20 volava per i cieli orientali del Raj. Quando manifestò la sua intenzione di avviare un servizio di volo commerciale, qualcuno gli presentò Jehangir Tata, che anni dopo dirà di lui: "Era una persona davvero notevole, molto perbene. Sveglio com'era, aveva capito subito che, poichè l'Imperial Airways Airline stava per raggiungere regolarmente Karachi per proseguire poi la sua rotta verso l'Australia, certamente coprendo quindi anche Delhi e Calcutta, l'intero Meridione indiano sarebbe invece rimasto scoperto. Perciò voleva organizzare un servizio che da Karachi raggiungesse Ahmedabad, Bombay e poi Madras."

Sulla rivista di settore Air & Space, David Shaftel ha raccontato come in una lettera a Tata del 1931 Vintcent avesse già anticipato di decenni anche il dibattito sulle liberalizzazioni nell'aviazione commerciale:" Se lo Stato opera su di una certa rotta, cercherà in ogni modo di bloccare l'iniziativa privata che ne volesse aprire altre in alternativa, sostenendo che, avendo affrontato il grosso delle spese, ora ha il diritto di ottenerne in esclusiva i benefici. Io sono però convinto del fatto che l'impresa privata svilupperà il settore molto più velocemente di quanto possa mai sperare di fare lo Stato, creando quindi in prospettiva anche molte più occasioni di impiego per gli Indiani."

E così nell'Aprile del 1932 una nuova società denominata Tata Aviation Services ottenne un contratto col Raj britannico per il trasporto della posta da Karachi - dove arrivava da Londra con l'Imperial Airways - a Bombay e a Madras. La trattativa era stata così lunga e frustrante che, preso dalla disperazione, pur di ottenere l'appalto Tata arrivò ad offrire al governo un servizio sostanzialmente gratuito e applicando per chilo di corrispondenza trasportata una tariffa simbolica. Era del tutto sicuro, come riporterà nel Luglio di quell'anno The Straits Times di Singapore, che "Se anche questo servizio inizia a funzionare in perdita, in breve tempo la comunità commerciale indiana comincerà ad apprezzarlo parecchio e ad utilizzarlo in maniera sistematica: è allora che potremo fissare i nostri prezzi e cominciare a guadagnarci." Il quotidiano, descrivendo il nuovo servizio, sottolineava anche altri due inconvenienti, che danno la misura dell'impresa:" Nessuna attrezzatura radio a bordo, troppo costose e i promotori non se le possono permettere, e nessun volo notturno: l'India non offre ancora nessuna infrastruttura utile all'atterraggio dopo il tramonto."

Il brutto tempo di quel Settembre obbligò Tata a rimandare la data del volo inaugurale: decollò da Karachi con un monomotore De Havilland Puss Moth il 15 Ottobre 1932, con a bordo più di 100 libbre di posta, per atterrare sulle fangose distese di Juhu meno di otto ore dopo, compresa la tappa fatta ad Ahmedabad per rifornirsi di carburante, taniche da 4 galloni l'una della Burma-Shell, trasportate fino all'aereo da un carro di buoi.
Lo stesso percorso in treno si poteva compiere all'epoca in 45 ore di viaggio. Vintcent avrebbe poi proseguito da Bombay a Madras, facendo tappa a Bellary. Il direttore della Posta centrale di Bombay in persona si recò cerimoniosamente a Juhu per ricevere la corrispondenza e, con acuto senso dell'evento, fece poi stampigliare su tutte le buste così giunte la scritta "Karachi-Madras, Prima Posta Aerea".

Sebbene la foto scattata dopo l'atterraggio a Bombay lo mostri immacolato e perfettamente impomatato, quasi un elegante giocatore di Cricket che si avvia a fare un paio di lanci con gli amici prima di un pranzo al Country Club, in realtà secondo quanto riportato il viaggio era stato turbolento e faticosissimo e a Tata era persino capitato che un uccello gli entrasse in cabina, costringendolo ad ucciderlo a colpi prima che potesse mettere in pericolo il volo e la sua stessa vita. Eppure, anni dopo, ricorderà quel primo viaggio come "Un'esperienza meravigliosa... eravamo una piccola squadra, allora, e condividevamo tutto: successi e fallimenti, gioie e dolori e così facendo costruimmo insieme l'impresa che doveva poi sbocciare nella Air-India e nell' Air-India International". 

Jehangir Tata, il 3° da sinistra, atterra a Juhu, Bombay.Dopo un solo anno, la Tata Air Services aveva percorso circa 160mila miglia, trasportando 155 passeggeri e quasi 11 tonnellate di corrispondenza. Nevill Vintcent scomparve nel Canale della Manica nel 1942 a soli 40 anni, poco dopo essere decollato dalla Cornovaglia, probabilmente abbattuto dal fuoco nemico.

Nel 1946, quella che dal 1938 era diventata a tutti gli effetti la Tata Airlines, con servizio passeggeri Bombay-Trivandrum, Bombay-Delhi e poi giù, fino a Colombo, a Sri Lanka, divenne una Società per Azioni col nome di Air India. Nel 1948, a cambio della licenza di volo internazionale, l'India indipendente ne acquisì il 49 % con opzione su di un ulteriore 2 %. L'8 Giugno dello stesso anno decollava da Bombay per Londra, via Cairo e Ginevra, il primo volo intercontinentale della compagnia.

Quell'opzione sull'ulteriore 2 % venne esercitata nel 1953, quando attraverso l'Air Corporations Act, l'industria del trasporto aereo venne nazionalizzata dal governo.

Ricordare il fondatore e promotore dell'epopea aerea indiana, che dal 1993 riposa al cimitero parigino Père Lachaise e che fu insignito in patria e all'estero con ogni possibile riconoscimento - dalla Legion d'Onore francese al Bharat Ratna indiano passando dalla Guggenheim Medal americana - potrebbe quindi tradursi oggi in un momento d'orgoglio nazionale per tutti gli Indiani; se non fosse per il fatto che, celebrandone l'avventura, necessariamente si sottolinea anche come quella che ormai è una delle più fatiscenti compagnie del settore pubblico indiano un tempo fu una delle aziende private di maggior successo, finché non venne strappata dalle mani dei suoi fondatori: come ciò avvenne, è però un'altra storia.

 

Liberamente tratto e tradotto da TheNewYorkTimes

 
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