L'India degli Anni 70 nei Kissinger Cables PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia
Martedì 09 Aprile 2013 10:52

I dispacci Kissinger, Kissinger Cables, le comunicazioni riservate intercorse tra ambasciate e Dipartimento di Stato USA quando al suo vertice regnava Henry Kissinger, sono stati pubblicati ieri da WikiLeaks rivelando alcuni aspetti interessanti dello scenario politico indiano degli Anni 70.

 

Tra i quasi 2 milioni di documenti pubblicati ieri da WikiLeaks, India Ink ne ha selezionati alcuni relativi a cinque argomenti di interesse rispetto alle relazioni internazionali del Paese, mentre The Hindu ha cominciato da ieri ad analizzarne e pubblicarne un numero che si immagina sarà alla fine maggiore, concernente anche questioni di più stretta politica interna.

Il primo test nucleare indiano fu probabilmente motivato dalla situazione politica interna

Secondo questo dispaccio, inviato dall'ambasciata americana a New Delhi alla delegazione del Dipartimento di Stato americano a Londra, il primo esperimento nucleare indiano, effettuato in Rajasthan il 18 Maggio 1974, fu favorito principalmente da considerazioni di politica interna. L'informativa indica che il test nucleare era stato deciso in un momento in cui il governo stava affrontando lo scontento sociale e le mobilitazioni dovute alla stagnazione, all'inflazione e alle difficoltà multiple dell'economia indiana di quei giorni.
"Siamo orientati a pensare che le problematiche interne abbiano pesato considerevolmente sulla decisione nucleare indiana - si legge nel dispaccio inviato il giorno del test - Il bisogno di una spinta psicologica, la speranza di una nuova atmosfera di euforia e nazionalismo, come quella che investì il Paese dopo il 1971, potrebbe aver determinato la scelta".
Il dispaccio aggiunge che l'Ambasciata americana non era al corrente di alcuna pressione militare ricevuta dal governo indiano a riguardo, che l'opposizione invece premeva saltuariamente sull'argomento e che la decisione indiana di dimostrare le proprie capacità nucleari poteva essere stata determinata anche dalla necessità di riconquistare posizioni a livello internazionale, ambito nel quale l'India si era sentita confinata alle retrovie, considerando che il suo ruolo ed importanza fossero stati ingiustamente minimizzati dal resto del mondo.

Rajiv Gandhi mediatore per un'industria areonautica svedese ?

Durante il suo impiego come pilota presso la Indian Airlines, Rajiv Gandhi potrebbe aver agito da intermediario per la società svedese Saab-Scania, che stava cercando di vendere all'areonautica militare indiana i suoi caccia Viggen. La gara alla fine fu vinta però dai britannici Sepecat Jaguar, mentre gli Svedesi furono costretti a ritirarsi su pressione USA per questioni inerenti le tecnologie di origine americana che componevano i velivoli. Gli USA a quel tempo avevano sottoposto India e Pakistan ad un embargo sulle forniture militari.
Questo dispaccio, datato 21 Ottobre 1975, afferma che un funzionario dell'ambasciata svedese aveva informato i colleghi di quella americana che " Il principale negoziatore indiano" per la Saab-Scania, era Rajiv Gandhi, mentre a favore dei Mirage F1, della società francese Dassault, stava mediando il genero dell'allora comandante in capo dell'areonautica indiana, maresciallo Om Prakash Mehra. The Hindu identifica quel mediatore con Navin Behl, il quale però, contattato dal quotidiano, ha negato qualsiasi suo coinvolgimento nel negoziato dell'epoca coi Francesi.
Il dispaccio aggiunge che Indira Gandhi in principio non voleva considerare l'acquisto dei britannici Jaguar a causa dei suoi pregiudizi contro gli Inglesi. Il diplomatico svedese aveva inoltre espresso al collega statunitense irritazione per il modo in cui la signora Gandhi portava avanti in proprio i negoziati, senza coinvolgere gli ufficiali dell'Aviazione indiana. "Gli Svedesi hanno anche detto chiaro e tondo che comprendono l'importanza delle influenze familiari nella decisione finale su questa lotteria dei caccia", dice un altro dispaccio del 6 Febbraio 76, ma che "di primo acchito non si sarebbero immaginati che un pilota commerciale potesse essere l'esperto migliore a cui affidare la valutazione di aerei da guerra" ma che, alla fine dei conti, "Qua si parla di un pilota commerciale che vanta però ben altre, e forse più importanti, qualifiche"...

Le rivelazioni su di una mediazione operata da Rajiv Gandhi con una industria svedese hanno naturalmente riaperto il vaso di Pandora che sempre incombe sulla famiglia Gandhi e sul ruolo avuto nel mai chiarito Scandalo Bofors.

Nel 1974 l'India consegnò al Pakistan 195 prigionieri, che invece il Bangladesh voleva processare per crimini di guerra.

Questo dispaccio, inviato da Islamabad il 17 maggio 1974, rivela che dopo l'Accordo di Delhi, firmato tra Bangladesh, India e Pakistan il 9 Aprile 1973, l'India restituì al Pakistan gli ultimi prigionieri di guerra in sua custodia, compresi 195 figuri che il Bangladesh avrebbe voluto invece processare per crimini compiuti durante il conflitto. "Zulfiqar Ali Bhutto e Aziz Ahmed - all'epoca rispettivamente Premier e ministro degli Esteri del Pakistan - hanno accolto l'accordo del 9 Aprile come un passo importante verso una pace duratura con l'India, ma le raffiche continue di commenti anti-indiani diffuse dai Media riflettono i sentimenti ancora largamente di sfiducia verso New Delhi prevalenti in Pakistan", recita l'informativa americana, nella quale poi si aggiunge che anche ai massimi livelli del governo pakistano serpeggia l'esasperazione verso ciò che veniva percepito come un continuo sforzo indiano per ostacolare il loro approvvigionamento di forniture militari. Sebbene il diplomatico americano che informa prevedesse un progressivo disgelo delle relazioni tra India e Pakistan, teme che questi sospetti reciproci possano ostacolare gli sforzi diplomatici parallelamente intrapresi.

Indira Gandhi fiera di aver "resistito alle pressioni ricevute affichè nel 1971 distruggesse il Pakistan"

Nell'ambito di un'analisi sulle relazioni tra India e Pakistan dopo la guerra del 1971, in un dispaccio inviato dal Dipartimento di Stato si legge che Indira Gandhi riteneva di aver mostrato moderazione durante il conflitto. "La signora Gandhi si mostra orgogliosa, e noi crediamo sia sincera, di aver resistito alle pressioni ricevute affinchè annientasse il Pakistan", recita il documento datato 1° marzo 1974. "Crediamo che la signora Gandhi voglia instaurare un clima di distensione nel subcontinente e che consideri che le concessioni da lei fatte con l'accordo di Shimla del 1972 vadano in questa direzione. Insiste anche sul fatto - e con ragione, secondo noi - che un'ulteriore disintegrazione del Pakistan non sarebbe stata nell'interesse dell'India." Si aggiunge anche che, sebbene il riconoscimento del Bangladesh da parte del Pakistan migliori le prospettive a breve termine delle relazioni tra India e Pakistan, il clima di sospetto  reciproco perdura tra le due nazioni. Il documento avvisa anche che, nonostante l'India ritenga che il Pakistan debba "Adattarsi al potere e all'influenza indiana", ciò è abbastanza poco probabile che avvenga nell'immediato futuro.

L'annessione del Sikkim nel 1973 potrebbe essere stato un messaggio a Nepal e Bhutan.

Il documento, inviato dall'ambasciatore americano a New Delhi il 25 aprile 1973, comunica le impressioni e opinioni dell'allora corrispondente dall'India per il Times, Sivdas Banerjee. L'ambasciatore spiega che Banerjee aveva ricevuto informazioni da un ministro del West Bengal in quota Congress, che a sua volta era stato informato da un alto funzionario del Ministero degli Esteri. "La pronta reazione indiana in Sikkim contiene un importante e deliberato messaggio per il Nepal e il Bhutan" si legge nel documento. E si aggiunge che, secondo la fonte agli Esteri di Banerjee, Nepal e Bhutan si erano dimostrati riluttanti a cooperare con l'India in questioni di Difesa e che l'atteggiamento nepalì aveva particolarmente irritato la signora Gandhi durante una sua visita nel Paese. Con l'annessione del Sikkim, si voleva dunque inviare un chiaro mesaggio al re del Nepal, Birendra Bir Bikram Shah Dev, da poco succeduto al padre e che doveva poi regnare fino al 2001, quando venne trucidato assieme alla moglie e ad altri 8 membri della casa reale da suo figlio, il principe ereditario Dipendra, morto anch'egli 3 giorni dopo per le ferite autoinflittesi durante uno dei più oscuri episodi della recente storia asiatica.

Il Sikkim, come il Nepal governato da una monarchia ereditaria alla quale il Raj britannico uscente aveva accordato l'indipendenza, era diventato protettorato indiano a statuto speciale già nel 1950. A causa delle agitazioni dei suoi sudditi di etnia nepalì, però, nel piccolo regno col tempo era montata la rivolta contro il Chogyal Palden Thondup Namgyal, l'ultimo monarca salito al trono nel 1965 e sposato con una cittadina americana attivista per il recupero dell'indipendenza e delle tradizioni ancestrali del Sikkim. All'inizio degli Anni 70, il movimento deciso a deporre il Chogyal divenne maggioritario e il caos si impadronì del regno himalayano. Per ristabilire l'ordine e la pace, il re chiese aiuto a New Delhi: aiuto che sfociò nell'annessione definitiva dell'ormai ex-reame all'India nel 1973 e formalizzata poi ufficialmente nel 1975.

George Fernandes chiese sostegno economico all'Occidente ?

Nemico giurato dell'imperialismo americano e del capitale straniero, George Fernandes, carismatico sindacalista che aveva portato il Paese quasi alla paralisi totale guidando uno storico sciopero generale delle Ferrovie nel 1974, avrebbe cercato di ottenere fondi dal governo di Parigi durante l'Emergenza, secondo un dispaccio del 21 Novembre 1975, che riferisce di un contatto di Fernandes con un funzionario dell'ambasciata francese avvenuto durante la sua latitanza, mentre progettava attentati e rivendicava per sé e i suoi uomini la responsabilità di altre operazioni di sabotaggio già avvenute nel Paese, dichiarandosi pronto ad accettare anche finanziamenti da parte della CIA, se il diplomatico francese avesse avuto modo di proporzionargli un contatto utile allo scopo. Secondo i dispacci, tramite un'intermediaria Fernandes avrebbe anche cercato di ottenere un incontro con l'Ambasciatore americano, contatto diretto che però gli sarebbe stato categoricamente negato.

Poco tempo dopo, nel 1977, come ministro dell'Industria responsabile degli investimenti esteri nel governo a guida Janata Party, Fernandes cacciò la Coca Cola e l'IBM dal Paese, allegando in seguito di aver espulso la prima soprattutto a causa dei finanziamenti che a suo dire questa aveva elargito al governo di Indira Gandhi. 

La moglie di Fernandes, intervistata da The Hindu, ha liquidato come Fiction le rivelazioni contenute nei documenti diffusi da Wikileaks, dai quali però non si evince se, secondo la diplomazia USA, quei finanziamenti fossero poi stati accordati all'uomo o meno. Certamente in altre comunicazioni seguenti, si percepisce l'interesse rivolto dal Dipartimento di Stato americano nei confronti di Fernandes dopo il suo arresto, avvenuto nel Giugno del 1976: alcune richieste di informazioni sulla sua situazione, ricevute all'epoca dall'ambasciata americana di Delhi, furono infatti inoltrate per conto di Henry Kissinger in persona.

 
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