Girmitiyas, la Servitù Debitoria degli Indiani nel Mondo PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia
Lunedì 08 Giugno 2015 14:52

Con l'abolizione della schiavitù nelle colonie dell'impero britannico, a partire dal 1833 le piantagioni inglesi lungo i Tropici si trovarono progressivamente a corto di manodopera gratuita, prontamente sostituita dai Girmitiyas reclutati nel Raj: Indiani emigrati sotto accordo di servitù debitoria.

Girmitiyas, Coolies indiani in arrivo a Demerara, c.a 1890Con l'entrata in vigore dello Slavery Abolition Act, il parlamento britannico abolì formalmente la schiavitù nel suo impero, con l'eccezione dei territori controllati dalla Compagnia delle Indie Orientali fino al 1843. Il sistema castale tuttavia non aveva mai reso necessarie disposizioni particolari per ottenere in Hindustan manodopera praticamente gratuita, come accaduto invece altrove, e che di fatto veniva già offerta da sempre in abbondanza ai Rajah e ai loro feudatari che nel frattempo erano stati cooptati in gran numero dagli Inglesi per la coltivazione di oppio, tè, cotone, canna da zucchero, etc. 

La familiarità col clima tropicale e le sue coltivazioni, la natura generalmente docile e il bisogno atavico delle masse indiane, notevolmente accresciuto e diffuso dalle predatorie politiche della Compagnia, fecero sì che dopo alcuni altri tentativi rivelatisi fallimentari l'Hindustan diventasse il bacino ideale di reclutamento per il nuovo sistema messo a punto dai Britannici per ovviare al caos creatosi nelle loro piantagioni d'oltreoceano dopo la liberazione degli schiavi africani: la servitù debitoria.

Con la promessa di un impiego ben retribuito, spesso magnificato e offerto dai reclutatori, arkatiyas, senza però fornire particolari informazioni sulle distanze da percorrere per ottenerlo nè sulla natura dello stesso, oltre un milione di uomini, donne e bambini di ogni casta, religione e regione dell'Hindustan, ma principalmente Hindu provenienti dagli attuali West Bengal, Uttar Pradesh e Bihar e a Sud dall'interno degli odierni Kerala, Tamil Nadu e Andhra Pradesh, siglarono così dei contratti - Girmit - in base ai quali una volta giunti in loco avrebbero potuto comodamente ripagare il costo del trasporto anticipato dalle Compagnie marittime e il vitto e l'alloggio fornito dai nuovi Sahib col loro stesso lavoro, trovandosi però regolarmente sottoposti a sostanziale schiavitù dall'altra parte del mondo per anni e impiegati quasi esclusivamente nelle piantagioni di Canna da Zucchero, a prescindere dai mestieri che esercitavano in patria e che frequentemente avevano creduto di poter continuare ad esercitare altrove. 

Molti gli interi gruppi familiari di esperti agricoltori e allevatori che partirono volontariamente dalle zone rurali, ma presto anche le grandi città e quelle considerate sante del Settentrione indiano divennero luoghi privilegiati di reclutamento, palese o truffaldino, giacché tradizionalmente richiamavano un gran numero di emarginati a vario titolo, ma soprattutto di altrimenti rare giovani donne sole, allontanate o fuggite dalle proprie famiglie e villaggi perchè rimaste vedove, giudicate colpevoli di relazioni sentimentali illecite o di altre gravi insubordinazioni, e là rifugiatesi per poter sopravvivere d'elemosina ed espiazione. Lo squilibrio tra manodopera maschile e femminile - in media 4 donne ogni 10 uomini - che caratterizzò la migrazione indiana fu infatti uno dei primi e principali problemi a presentarsi tanto ai reclutatori in Hindustan, con le famiglie che presero a denunciare l'allontanamento non autorizzato, quando non direttamente il rapimento delle loro congiunte, quanto ai proprietari delle piantagioni nelle colonie, da subito alle prese con la difficile gestione di un crescente numero di giovani maschi costretti a contendersi le poche donne presenti, sfortunatamente quasi sempre già mogli di altri compagni, e con l'esponenziale dilagare dei casi di uxoricidio, suicidio e omicidio legati a questioni d'onore nelle loro proprietà.

Coolies-Demerara-c1890

Il vascello che trasportò le prime poche decine di Girmitiyas nelle relativamente vicine isole Mauritius attraccò a Port Louis nel Novembre del 1834, ma già il 5 Maggio del 1838 ne giungevano altri due stracolmi a Demerara, l'ex Guiana Britannica oggi Guyana, dopo circa tre mesi di navigazione da Calcutta via Capo di Buona Speranza; nei decenni seguenti, fino al 1920, gli interi Caraibi accolsero così centinaia di migliaia di Indiani giunti secondo le medesime modalità, giacchè non solo a partire dal 1860 il Raj britannico autorizzò anche Francesi e Olandesi a reclutarne in Hindustan quanti necessari alle loro rispettive colonie d'oltremare, ma dopo la sollevazione del 1857 queste erano diventate anche sede di colonia penale, ove vennero confinati gli insorti e molti tra i sospettati di collusione coi famigerati Thugs.

Nonostante le condizioni di viaggio non fossero ovviamente nemmeno comparabili con quelle tragiche precedentemente inflitte ai prigionieri africani, il tasso di mortalità tra i Girmitiyas - chiamati nei Caraibi anche Jahaji, letteralmente Naviganti - durante il trasporto era comunque alto, a causa non solo delle frequenti epidemie che scoppiavano nelle stive sovraffollate dove venivano confinati, ma anche per i numerosi casi di raptus omicida e/o follia suicida che si verificavano tra loro, specialmente quando gli Hindu, che in media costituivano circa l'85 % del carico, una volta lasciata anche Madras e circumnavigato Ceylon, scoprivano che il contratto da loro ingenuamente siglato prevedeva non già solo il proibito attraversamento del Kala Pani o Acqua Oscura, cioè il Mar Arabico, ma addirittura quello del mitologico Pagal Samundar, il Mare Impazzito, le Colonne d'Ercole locali, dove poderose correnti si scontravano a Sud dell'Africa giusto prima della presunta Fine della Terra.

Oltre a realizzare improvvisamente l'incommensurabile distanza che li stava separando dalla loro terra d'origine, l'attraversamento di quei confini liquidi causava infatti nei passeggeri, se non il panico per l'imminente e certa morte, quantomeno la disperazione per la perdita del proprio varna, o casta, secondo gli antichi tabù, e la conseguente impossibilità di successive reincarnazioni consone a favore di quelle immonde tradizionalmente destinate ai trasgressori della legge del Dharma, nonchè l'ostracismo da parte della propria comunità in caso di ipotetico ritorno. L'origine della prescrizione, che per i più ortodossi un tempo includeva anche il divieto di oltrepassare il fiume Indo, si faceva risalire da un lato al timore per la contaminazione causata al di fuori della piana gangetica dal contatto coi Mleccha - l'equivalente locale del concetto greco di Barbari - e dall'altro dalla lontananza dalle acque purificatrici del Gange stesso, unico possibile antidoto alla contaminazione subita; per cercare di arginare il fenomeno, con indiscusso pragmatismo i Britannici presero quindi a trasportare sui vascelli carichi di Girmitiyas anche barili di acque del sacro fiume, da destinarsi esclusivamente all'uso rituale durante il viaggio e la permanenza nelle colonie dei loro lavoratori hindu.

Coolies, SudAfrica-1860

Sottoposti a carcerazione immediata per qualsiasi inadempienza contrattuale, nonchè a frequenti punizioni corporali o direttamente abbandonati alla morte per inedia, se solo eccessivamente riottosi o problematici, una volta giunti a destinazione e identificati semplicemente con un numero, i migranti indiani, i Coolies, che riuscivano a sopravvivere alle brutalità, alle ristrettezze e alle malattie tardavano poi in media 7 anni a riscattarsi dalla loro condizione, conducendo nel mentre una vita poco dissimile da quella precedentemente riservata agli schiavi africani, che ormai liberi per di più li osteggiavano apertamente, accusandoli di concorrenza sleale per i bassissimi salari che avevano accettato per contratto alla partenza. Una volta saldato il loro debito e terminato il periodo pattuito, salvo rare eccezioni riservate agli elementi rivelatisi più zelanti e quindi riassunti come capataz, guardiani etc., gli altri Coolies venivano in principio congedati, rispediti in patria e sostituiti coi nuovi arrivi. Se l'eventuale sottoscrizione di un nuovo contratto quinquennale veniva poi in origine premiato con la cessione di un piccolo appezzamento di terreno e di un bonus in denaro, giacchè faceva risparmiare alle casse britanniche il costo del reclutamento e del trasporto di nuova manodopera dall'India, presto gli incentivi si ridussero fino ad azzerarsi, mentre ai Girmitiyas venne imposto di pagarsi da sè anche il viaggio di ritorno: meno di un terzo di loro, principalmente tra quelli emigrati in Sud Africa, alla Reunion o alle Mauritius, riuscì così a tornare a casa, ma molti meno furono coloro che fecero ritorno dalle Indie Occidentali o, a partire dal 1874, dalle isole Fiji; e anche tra quelli che ce la fecero, moltissimi furono coloro che però poi, incapaci di riadattarsi alla società indiana o direttamente rifiutati dalla stessa, finirono per firmare ed imbarcarsi nuovamente per non fare mai più ritorno in Hindustan.

La maggioranza dei Girmitiyas rimasti intrappolati in terra straniera si aggrappò comunque con forza alla propria identità religiosa e culturale, mantenendo il più possibile vive le proprie usanze e credenze, pur spesso finendo però inevitabilmente col mescolarsi anche con le altre popolazioni residenti e relegate al medesimo gradino dalla società coloniale. In questo contesto, l'ancestrale rifiuto per le relazioni intercastali e interrazziali assunse quindi un'ulteriore connotazione negativa per quelle comunità d'oltreoceano caparbiamente indiane e che vedevano nel risultato di quelle unioni non più solo una grave infrazione al Dharma, ma anche l'incarnazione del proprio fallimento e della propria rassegnazione all'esilio perpetuo. Nelle Indie Occidentali, particolarmente in Guyana, Suriname, Trinidad e Tobago, i figli generati prevalentemente da scapoli indiani con donne di origine africana presero così ad essere chiamati con un aggettivo specifico, Dougla, di derivazione hindustani e fortemente dispregiativo, così come nelle francesi Guadalupa e Martinica divennero invece Bata' Zindien o Chapé-Coolie, tutti termini che alludevano negativamente al meticciato di necessità insinuatosi nella loro comunità. 

La lotta per la sopravvivenza e per il recupero di una dignità considerata perduta portò gli eredi dei Girmitiyas a lasciarsi invece alle spalle il più presto possibile la memoria del come e del perchè fossero giunti sin là i loro avi e le successive generazioni si dedicarono quindi principalmente a lavorare e a far studiare i propri figli, fino a guadagnarsi spesso un posto di rilievo nella società multietnica creatasi nel frattempo a quelle latitudini. Solo a partire dagli Anni 70 del Novecento alcuni membri di quelle comunità cominciarono a interrogarsi serenamente sulle loro origini e a cercare di ricostruire le circostanze che oltre un secolo prima avevano condotto i loro avi a partire verso l'ignoto. Il processo d'integrazione prima e di pacificazione col proprio passato poi non fu tuttavia affatto indolore, come testimoniato in numerosi scritti dal Premio Nobel per la Letteratura 2001 VS Naipaul, naturalizzato britannico ma nato a Trinidad e nipote di Girmitiyas, o come accaduto nelle isole Fiji a partire dal colpo di Stato del 2000, operato dai nazionalisti locali contro il governo di Mahendra Chaudhry, il primo Indo-Fijiano della storia ad essere eletto premier e la conseguente fuga dall'arcipelago di numerosissimi suoi concittadini della medesima origine.

Oggi, in quasi tutte le isole e le nazioni d'oltreoceano ove giunsero per lavorare e si stabilirono poi per vivere quei Girmitiyas, nell'anniversario del primo sbarco registrato in ognuna delle ex-colonie europee, si celebra come festività nazionale l'Indian Arrival Day.

  

Un eccellente documentario del 2010 ha raccontato l'epopea di quegli ignari e valorosi Indiani giunti a Trinidad e Tobago a partire dal 1845:

 

 

... Per una nota più allegra ed estiva, invece, ecco Mighty Dougla alle prese con la sua identità meticcia indo-africana: fu eletto Calypso King di Trinidad nel 1961.

 

                                            bolly

 

...Oppure i frutti prodotti dal Baithak Gana, stile musicale indo-caraibico sviluppatosi in Suriname e spesso cantato in Sarnami, la versione creola del Bhojpuri/Hindi con cui comunica nell'ex-colonia olandese la comunità d'origine hindustani: come questo Merengue recentemente interpretato da Baithak Power (Amit Sewgolam)...

 
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