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Gli Stati, le citta' e le mete - Ovest

La capitale del Rajasthan è una città che fu attentamente pianificata nel 1700 e che resta sempre attraente per il colore rosato con cui vengono dipinti i suoi edifici principali.

Jaipur, vista della città dal Palazzo dei ventiJaipur, la città di Jai oppure della vittoria, oggi conosciuta anche come la città rosa, fu fondata nel 1727 dal Maharaja Jai Singh II, appartenente al clan dei Kachawaha di Amber i quali, alleatisi con Akbar il Grande, avevano governato l'area con relativa indipendenza e prosperità fino all'avvento di Aurangzeb. Narra la leggenda che, salito al trono ancora bambino, Jai Singh II fosse stato portato al cospetto dell'imperatore, che l'aveva interrogato a proposito di quale punizione dovesse meritare per l'ostilità manifestatagli dalla sua casata e che il ragazzo avesse risposto: "Maestà, quando lo sposo prende per mano la sposa, le promette protezione per tutta la vita. Ora che l'Imperatore mi ha preso per mano, cosa dovrei mai temere? " Impressionato dall'istinto diplomatico del ragazzo, Aurangzeb gli aveva dunque conferito il titolo di Sawai, di leader dei clan Rajput alleati dell'impero.

La storia racconta invece che in realtà Aurangzeb non solo aveva da tempo ridotto notevolmente l'autonomia e le precedenti ricche rendite del regno di Amber, ma che aveva anche trascinato il fior fiore dei suoi principi e armate in rovinose e continue guerre contro i Sultanati del Deccan e i Maratha, provocandone la rovina economica e l'ostilità. Il titolo di Maharajah Sawai era stato infatti l'unica ricompensa che l'ancora giovanissimo Jai Singh II aveva ricevuto allora dall'imperatore. Con la morte di Aurangzeb, nel 1707, nella confusione che affiancò la lotta per la successione sul trono Moghul, al Maharajah fu affidato il governo delle ricche province di Agra e del Malwa, grazie alle quali da un lato Jai Singh II rimpinguò notevolmente le casse del suo Stato e dall'altra potè espandersi in Rajasthan, forte delle nuove armate acquisite, arginando così anche il contemporaneo espansionismo dei Maratha e diventando a tutti gli effetti il più potente sovrano rajasthano della sua epoca. Cosa che gli permise di dedicarsi finalmente ai suoi interessi principali: gli studi scientifici.

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Appassionato di matematica, geometria e astronomia, materia che studiò approfonditamente durante tutta la sua vita patrocinando anche la traduzione al Sanscrito di testi di Tolomeo ed Euclide, Jai Singh II diede il via ai lavori per la sua nuova e grandiosa capitale, Jaipur, nel 1727, sotto le direttive del brahamano bengalì Vidyadhar Bhattacharya. Il progetto si fondò su una griglia di nove quadrati, secondo l'antichissima planimetria indù applicata alla costruzione di templi e chiamata VastuPurusha Mandala; nel riquadro centrale, occupato nei santuari dal sancta sanctorum, venne costruito il palazzo reale, il City Palace, ancora oggi in parte abitato dai discendenti della casata. La griglia di 3 X 3 riquadri venne però qui modificata, collocando il settore nord-occidentale a sud-est, consentendo così al Forte Nahargar, in collina, di mantenere una posizione dominante sulla città, protetta anche dalle altre alture del circondario, le cui fortificazioni si connettono con quelle di Amber. La città venne anche fornita di un acquedotto sotterraneo, che proporzionava il somministro idrico alla popolazione per mezzo di fontane lungo i viali, larghi oltre 30 metri e dotati degli ampi marciapiedi che ancora oggi consentono la libera circolazione delle grandi folle di pedoni indiani. All'epoca di Jai Singh, gli edifici principali erano intonacati in vari colori, mentre il rosa che ora contraddistingue la città, un colore tradizionalmente legato in India alla celebrazione e all'accoglienza, venne utilizzato per la prima volta solo nel 1853, in occasione della visita del principe Alberto di Inghilterra e da allora in poi diventò la tinta ufficiale di Jaipur.

strumenti allo Jantar mandarSi può cominciare la visita della città proprio dal City Palace, il palazzo reale, con le magnifiche raccolte di tessuti, armi decorate, dipinti e tappeti conservate nelle aree oggi adibite a museo, quali il piano terra del Chandra Mahal o il City Palace Museum. Nei pressi, si erge il Jantar Mantar, l'osservatorio astronomico, un affascinante insieme di enormi stumenti, yantra, progettati dal Maharajah per calcolare il tempo e i movimenti celesti con maggior precisione ed eretti tra il 1728 e il 1734. Tra i cinque Jantar Mantar costruiti da Jai Singh II nell'India centro-settentrionale, questo è il più grande. Al di fuori del palazzo, i mercati di Jaipur sono un vero caleidoscopio di colori e mercanzie: bracciali, calzature, marionette e profumi al Badi Chaupar, di fronte al Palazzo dei Venti; tessuti, gemme e gioielli al Jhoari Bazar.

Palazzo dei venti, dettaglioIl Palazzo dei Venti, Hawa Mahal, fa parte delle mura orientali del City Palace e ce ne si fa un'idea migliore osservandolo dall'esterno. Pur essendo infatti l'edificio più celebre della città e uno dei più noti dell'India intera, più che di un edificio vero e proprio si tratta infatti di una sorta di facciata d'edificio, costruita in areanaria rosa da Sawai Pratap Singh nel 1799 per le ospiti dello Zenana, la versione hindu dell'Harem. I suoi cinque piani, in alcuni punti così angusti da impedire il passaggio di due persone contemporaneamente, si ergono su un alto podio, presentando un'eleborata facciata esterna che conta con 953 nicchie e balconcini schermati da jalis, le finestre a grata, consentendo così alle dame della corte di osservare parate e processioni in transito lungo il viale senza essere viste.

E' tuttavia difficile oggi apprezzare l'accurata planimetria voluta da Jai Singh II; nonostante tutte le sue belleze, Jaipur è oggi una città altamente faticosa, dallo smog spesso soffocante e costellata di agguerriti procacciatori di clienti per qualunque merce vendibile. Per fortuna c'è sempre a poca distanza Amber (o Amer), l'antica capitale della dinastia e la vera perla della zona.

 

I mosquito man di Jaipur e la truffa delle pietre, da La Stampa.it

 

 
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