Gli africani d'India PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Caste, tribù e minoranze

Piccole comunità di origine africana punteggiano la costa occidentale indiana, ma la memoria delle loro origini si è persa quasi totalmente.

Siddis del GujaratSono circa 250mila gli afro-indiani, insediati oggi dal Gujarat al Kerala, lungo tutta la costa occidentale indiana. Sono conosciuti come Siddi o Habshis, etnonimi che possono indicare che si trattava nel primo caso di genti al serivizio degli Sayyads, discendenti del Profeta, cioè l'aristocrazia islamica, e nel secondo di genti provenienti dall'Etiopia - Al Habish, Abissinia - anche se le etimologie non sono certe. In alcuni casi mantengono anche un etnonimo tribale ulteriore, che offre altre indicazioni sulla loro origine lontana, come i Kafara di Diu, probabilmente provenienti dal Mozambico del Sud o gli Shemali di Jambur, di probabile origine somala. Sono nella quasi totalità musulmani sunniti di fede sufi, con pochi convertiti cristiani, e all'interno dei mausolei dedicati ai loro santi appartenenti alla corrente, dargah, sono spesso venerati anche i loro avi e i fondatori dei loro insediamenti.

Non si sposano tra clan differenti, con l'eccezione di una sorta di aristocrazia: i Royal Siddis. Sono questi i discendenti dei governanti di Janjira, cittadella fortificata a sud di Mumbai nel distretto di Raigad, che resistette a tutti gli attacchi e sulla quale i Siddi regnarono dal 1620 al 1825. Esistono ramificazioni del clan anche a Hyderabad, ad Aurangabad e in un altro ex-principato Sidis del Gujarat, Sachin. Questi gruppi si sposano da sempre fra loro ed oggi occasionalmente anche con altre classi altolocate musulmane d'India. I Kafara di Diu hanno mantenuto qualche tradizione e qualche vocabolo di origine africana, così come gli Shemali di Jambur tramandano qualche rituale derivato dal loro passato africano, come il suono del tamburo, damaal. Ma sono sostanzialmente indianizzati in tutto e per tutto. 

Esistono molte leggende a proposito dell'origine di questi gruppi afro-indiani, ma fino ad oggi nessun documento ne ha svelato la storia certa. Alcune notizie si possono tuttavia ricavare dai resoconti di alcuni viaggiatori europei dei secoli scorsi. Da questi sembra che i primi Africani furono portati da varie parti dell'Africa nel subcontinente indiano sin dalla prima penetrazione islamica e in seguito come soldati a servizio dei Nawab, raggiungendo spesso posizioni di altissimo rilievo, come nei Sultanati del Deccan. Ciò spiega la fede islamica maggioritaria della comunità e la relativa assenza di un sistema castale fra di loro; come spesso avvenne nel mondo islamico, nulla impedì poi infatti a questi soldati semplici o schiavi affrancati di ascendere fino alle massime cariche amministrative e militari, fino a governare in qualità di signori regnanti.

A Certain Grace: The Sidi, Indians of African Descent, di Ketaki Sheth. 2013

Altri invece erano cantanti e suonatori di tamburo, professione ancora diffusa in certe loro comunità ed altamente rispettata. Altri ancora proclamano di discendere da leggendari e ricchi mercanti africani, insediatisi sulla costa sudoccidentale indiana e che ancora vengono venerati come grandi patriarchi della comunità. Vi erano poi i Siddis che prestavano servizo come erboristi e ostetrici, e quelli che i mercanti indiani riportavano con loro in India come servitori personali, dopo i lunghi viaggi di affari in Africa.

Le famiglie regnanti indiane usavano scegliere frequentemente il personale degli Harem/Zenana e le proprie guardie del corpo tra gli Habshis - in genere in origine prigionieri provenienti dall'Etiopia e dal Sudan - perchè l'assenza di legami di sangue o sociali in Hundustan garantiva loro maggiore lealtà politica e sicurezza. Lo stesso d'altronde facevano in Africa per esempio i Sultani di Zanzibar, che selezionavano i propri amministratori e le proprie forze armate principalmente tra i Baluci e i Makrani di Pakistan/Iran e tra i Pathan dell'India nord-occidentale. Furono invece relativamente pochi gli schiavi africani deportati in India dagli Europei per svolgere lavori umili, e furono fondamentalmente localizzati nei territori indiani a dominazione portoghese. Il sistema castale indiano forniva infatti automaticamente e gratuitamente abbondantissima manodopera a costo zero mentre tradizionalmente, per i regnanti islamici indiani di provenienza centroasiatica, furono sempre altri i bacini di razzia umana: l'Asia centrale, l'Europa dell'Est e il Caucaso e gli schiavi che da là provenivano si diluirono velocemente, di fatto sparendo nel mare magnum delle etnie indiane.

Ma anche i Siddis africani si stavano integrando e diluendo nella popolazione locale, fino all'avvento del Raj britannico: la politica del divide et impera inglese impose allora la separazione tra i clan Siddis e tra questi e la popolazione indiana autoctona. Il risultato fu di ri-tribalizzazione dei gruppi e di progressivo impoverimento degli stessi, fino a causarne la discesa ai più bassi livelli della piramide sociale indiana e pur vantando eccezioni eccellenti, quali medici, avvocati e giornalisti, gran parte di questa popolazione un tempo relativamente d'elite, di fatto vive oggi nell'indigenza. 

 

 
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