Il Mirror Work PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Artigianato

Il Mirror Work, o Sheeshedar, è una delle tecniche di lavorazione indiane più conosciute e consiste nel combinare i ricami con dei piccoli frammenti di specchi.

 

 

Fin dall’antichità il Gujarat è stato sottoposto al dominio di altri Paesi vicini e lontani. I vari popoli e culture che arrivarono in Gujarat lasciarono notevoli influenze che ancora oggi si riflettono nell’ artigianato locale. Gli spostamenti dei pastori nomadi in differenti aree dello Stato, inoltre, diedero a questo un’ampio mercato, tanto che alcune leggende narrano che i ricami della zona fossero particolarmente apprezzati persino alla corte di Re Salomone.

Il miglior tipo di ricamo di questo genere viene dal Kutch, le cui comunità sanno sapientemente combinare complicati modelli di ricamo con forme geometriche e concentriche.

Per oltre duemila anni il deserto del Kutch è stato teatro di commerci e immigrazioni.  Questa distesa di dune sabbiose e cespugli riassume una storia comune a tutto il Paese, fatta di invasioni cicliche e periodiche catastrofi naturali. Il Kutch è così diventato un crogiolo di culture, forgiate dai capricci di una natura da sempre padrona della sopravvivenza degli uomini che abitano questa zona. Le principali tribù, Jat, Shoda, Meghwar, Mutwa e Rabari, sono discendenti dei nomadi provenienti dall’Asia centrale e dal più vicino Afghanistan in cerca di asilo, di nuovi pascoli per le loro greggi o di terra da coltivare e con ogni probabilità in buona parte fecero parte del composito gruppo da cui derivarono poi gli avi dei nostri Rom, Gitanos e Sinti.

Uno dei ricami più conosciuti è quello che si combina con dei piccoli frammenti di specchi, il Sheeshedar, o Shisha, più comunemente conosciuto con il termine inglese di Mirror Work. A dispetto delle leggende, si suppone che quest’arte avuto origine in Persia intorno al XIII secolo. Marco Polo, che transitò nella zona proprio in quel secolo, commentò la magnificenza dei tessuti in oro e argento che vi aveva trovato: i più belli mai visti al mondo. Le raffigurazioni dei ricami del Kutch sono molto diverse da quelle floreali che più abitualmente si trovano in India. I disegni sono principalmente geometrici o raffigurano animali, uccelli, pavoni, fiori stilizzati; il piccolo specchio viene inserito per enfatizzare il ricamo e la figura rappresentata ed ha come origine probabilmente la difesa contro il malocchio.

Il ricamo che caratterizza in modo così unico soprattutto gli abiti delle donne di questa regione, nasce nei ritagli di tempo lasciati liberi dalla cura della famiglia e degli animali, dalla ricerca della legna e dell’acqua e da tutte le altre incombenze domestiche. Le donne del Kutch hanno trasformato nel tempo i loro ricami in un linguaggio che codifica la comunità di appartenenza e il proprio stato sociale. I colori così vibranti sono probabilmente stati scelti per contrastare la monocromaticità del deserto. Disegni, punti e colori vengono tramandati di madre in figlia, insieme all’identità individuale e collettiva e alle storie che essi rappresentano. In questo modo, quando una ragazza va in sposa e lascia la propria famiglia e il proprio villaggio, spesso per non farvi mai più ritorno, i ricami ricevuti in dote diventano un modo per portare con sé una parte della propria storia.

 

Fino a circa vent'anni fa, questi ricami non erano comunemente in vendita. Col declino dell’agricoltura e della pastorizia dovuto alla perdurante siccità, il ricamo è diventato oggi la prima e spesso l’unica fonte di reddito per molte delle famiglie del Kutch. Ma spesso gli intermediari girano di villaggio in villaggio comprando e ordinando ricami senza nessun rispetto per la cultura che esprimono. L’abilità delle donne venne così trasformata in mano d’opera a basso costo per alimentare i negozi di souvenir turistici e la domanda del mercato locale e i ricami tradizionali del Kutch rischiarono di trasformarsi in copie grossolane e senz'anima degli originali disegni tribali, perdendo la stretta connessione che da sempre li univa alla cultura delle ricamatrici.

Alcuni progetti mirati e Ong stanno proteggendo con successo quest'antica tradizione dal suo, altrimenti, inevitabile declino.

 

 

 
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