L'ultimo sospiro del moro PDF Stampa E-mail

L'asse di rotazione de "L'ultimo sospiro del Moro" è la storia dell'ascesa e della caduta della famiglia da Gama-Zogoiby, ricchi mercanti di spezie, raccontata dall'ultimo della dinastia, Moraes Zogoiby, soprannominato "Moro"

 

Fin dalle prime pagine del libro si può intuire che le sorti di questa famiglia, come quelle di Saleem Sinai, il narratore de "I figli della mezzanotte", sono intrinsecamente legate al destino dell'India postcoloniale, ma è solo nella seconda parte del romanzo che lo spietato meccanismo della storia fa il suo ingresso apertamente, e impone velocità. La prima parte invece è lenta, quasi oziosa, nella sua descrizione delicata ma al tempo stesso ironica dell'eccentrico albero genealogico di Moraes che, paradossalmente, deve le sue radici a una serie di sradicamenti. È una famiglia migrante, "incapace di vivere una vita sedentaria".

A dominare il clan, e sicuramente anche il romanzo, c'è il formidabile personaggio di Aurora da Gama. La incontriamo per la prima volta, quando, a tredici anni, apre la finestra della casa di Cochin e butta nella laguna dei soprammobili preziosi: "le figurine di legno scolpite col naso a proboscide si allontanavano ballonzolando sulle acque della laguna che lambivano le mura del palazzo costruito sull'isola; mentre le zanne d'avorio finemente lavorate naturalmente affondavano senza lasciare traccia".
Osservando gli elefanti fluttuare, Aurora architetta l'omicidio dell'odiata nonna Epifania che in fondo è in perfetta armonia con i tanti episodi che caratterizzano la storia di una casa abitata da fazioni in perenne stato di guerra, suddivisa sin dall'inizio in territori nemici delimitati da segni di gesso e barricate di spezie. Così si dipana il racconto di una famiglia lacerata dall'avidità e dal tradimento: per loro la tragedia fa semplicemente parte della vita quotidiana. È lasciato ad Aurora, che diventerà la madre di Moraes e una delle più importanti pittrici dell'India, il compito di guarire, attraverso la sua arte visionaria, le profonde ferite provocate da questi indelebili conflitti.

Ma Aurora, oltre al talento artistico e la sensibilità dei suoi antenati, ha ereditato anche la crudeltà di Epifania e lo spirito distruttivo della madre Isabella. Così, quando si innamora di Abramo Zogoiby, un impiegato di dubbie origini che lavora nella ditta del padre, aggiunge un ulteriore elemento a un miscuglio già esplosivo.
Forse Aurora non è solo la madre di Moraes, è la Madre India in persona "che amava e tradiva e divorava e distruggeva e tornava ad amare i suoi figli", una delle tante figure materne del romanzo che si sovrappongono a formare un palinsesto di madri-fantasma. Sospiri e nostalgia per un passato, una patria, una casa perforano il tessuto speziato del libro e ne increspano le pagine.

Ma Moraes non ha tempo per queste riflessioni, condannato da uno scherzo della natura - o della storia - a una vita "iperaccelerata" che deve raccontare a una velocità mozzafiato. Il racconto si sposta dall'atmosfera idilliaca di Cochin alla caotica Bombay, seguendo la scia della carriera brillante di Aurora e dell'impero delle spezie di Abramo. A Bombay la pittrice si circonda di una schiera di comparse che frequentano il suo salotto, tra cui Raman Fielding, un vignettista di satira politica che diventerà cinico difensore della causa fondamentalista indù e l'artista Dalittante Vasco Miranda, che aggiungerà un ennesimo colpo di scena omicida alla storia. Questa seconda sezione del libro è costruita su un'impalcatura estremamente precaria e sembra debba crollare da un momento all'altro.

Lontano dall'elegante simmetria de "I versi satanici", la struttura de "L'ultimo sospiro del Moro" rispecchia il pandemonio di Bombay, una città divisa tra eccesso iperreale e austero fanatismo religioso, dove il technicolor sgargiante del cinema popolare indiano si mescola tranquillamente con il sangue versato per strada. Il grido lamentoso delle tele di Aurora è intessuto nella cacofonia della metropoli e al tempo stesso le fa da cornice. I suoi quadri, in particolare i dipinti del Moro di cui Moraes è soggetto e anche chiosatore, diventano allegoria del romanzo stesso e l'opera finale, "L'ultimo sospiro del Moro", reiterato da una tela kitsch di Vasco Miranda che porta lo stesso titolo, prefigura la sua conclusione aporetica.

Tutto ciò che il narratore può offrirci è "una versione soggettiva, spesso offesa, talora maliziosa, e sempre dalla parte sbagliata della tela, del lavoro finito". Ma in questo romanzo, nel suo universo di inversioni sataniche in cui gli strati della narrazione sembrano sdrucciolare l'uno sull'altro come le pagine de "Il libro di sabbia" di Borges, è difficile stabilire il dritto e il rovescio: in fondo l'essenza di questo magnifico romanzo non può essere estratta, ci si può arrivare solo pattinando sulle sue abbaglianti invenzioni.

dalla recensione di Thomson, G., L'Indice 1995, N°10

 

 Valutazione GuidaIndia:

valutazione4

( Per chi conoscesse lo Spagnolo, è imperdibile la lettura previa de El manuscripto carmesì, di Antonio Gala, 1a edizione 1990, Editoriàl Planeta, 2003: con l'artificio letterario classico del manoscritto ritrovato, Gala tratteggiò una sontuosa autobiografia di Boabdil, ultimo sovrano islamico di Granada, Spagna, nell'ora della Reconquista, 1492, con un magnifico e drammatico affresco d'epoca dipinto dai vinti. Chiamato allora popolarmente dai suoi sudditi andalusi el Zogoiby, il piccolo sventurato, Boabdil si rifugiò con la sua corte nell'attuale Marocco, dopo la caduta del suo regno per mano dei Re cattolici. E lì termina il romanzo di Gala. I lontani discendenti di quell'ultimo raffinatissimo sovrano islamico spagnolo risultano, sorprendentemente, essere tra i protagonisti del romanzo di Rushdie. 

Mi capitò di aver voglia di rileggere, dopo anni dalla sua prima pubblicazione, il bellissimo libro di Gala e immediatamente dopo questo romanzo di Rushdie, allora appena uscito e del quale nulla mi era stato anticipato. Tardai diverse pagine a collegare nomi e circostanze: ma poi l'incredibile coincidenza, che portava da Granada all'India e ritorno a distanza di 400 anni, segnò profondamente e per ragioni molto private la mia intera vita. NdR )

 

L'ultimo sospiro del moro

Salman Rushdie

Ed. Mondadori, 1995 ( fuori catalogo)

Pgg. 480

Euro: 17,04

 
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