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Gli Indiani - Caste, tribù e minoranze

Un'incredibile varietà di genti e di lingue popola il subcontinente indiano e quasi tutte le caratteristiche somatiche e culturali del mondo sono presenti nel Paese. 

Aishwarya Rai, Miss Mondo 1994L'eterogeneità della popolazione indiana è dovuta al costante flusso migratorio e di invasioni che ha caratterizzato nei millenni la storia del Paese, portando con sè anche usi e costumi diversissimi fra loro che si sono spesso sovrapposti e amalgamati, dando origine a un insieme unico nella sua molteplicità.

Si sa ancora molto poco delle popolazioni che diedero origine alla Civiltà della Valle dell'Indo e che presumibilmente poi vennero assorbite dalle successive migrazioni, anche se esistono oggi alcune ipotesi che le indicano come appartenenti a un probabile ceppo proto-dravidico

I ceppi principali riscontrabili oggi in India sono grosso modo quattro:

  • Gli indoeuropei Arya, che occuparono le regioni gangetiche e nordoccidentali fondendosi in parte con le popolazioni dravidiche, di pelle scura e già stanziate nel subcontinente, probabilmente coincidenti con i Dasa e Dasyu originariamente menzionati come nemici nel RigVeda, e in parte sospingendoli verso il Sud. I Dravida sono quindi ancora largamente maggioritari nell'India meridionale, dove tuttavia è comune incontrare persone dai tratti europoidi ma di pelle scura. Ulteriori apporti al gruppo Indoeuropeo vennero dati in seguito anche dai Greci e poi direttamente dagli Europei, a partire dal XVI secolo
  • Popolazioni europoidi di pelle chiara giunte successivamente e a più riprese dall'Asia centro-occidentale, come Sciti, Persiani, Afghani, Turchi etc. 
  • Popolazioni mongoliche e tibeto-birmane, nelle regioni himalayane e sugli altipiani nordorientali, ma di cui si riscontrano tracce fino all'India centrale.
  • Popolazioni africane, la cui antichissima ascendenza è certa solo per i tribali delle isole Andamane, oltre ad essere direttamente rappresentate da alcune piccole comunità insediatesi a partire dal Medioevo lungo le coste occidentali indiane.

donna Khond, Orissa

Gli Adivasi, cioè le comunità tribali rimaste ai margini della cultura vedica, ma con importanti eccezioni, sono variamente originati dagli stessi gruppi e dalla loro interazione. Interessante è il caso per esempio dei Bhils, tribù diffusa in tutta l'India centro-occidentale. Erano "Gli arceri della foresta", popolo cacciatore e predatore che tuttavia ha stretto - o mantenuto - nei secoli un fortissimo legame con i Rajput. In alcune casate, era addirittura necessaria una particolare investitura da parte del locale capo tribù perchè il nuovo Raja potesse insediarsi ufficialmente sul trono.

Naturalmente nei secoli si sono ulteriormente sviluppate caratteristiche culturali regionali con identità fortemente differenziate e all'interno delle quali anche il fattore linguistico e religioso è fondamentale. Brahmani ed intoccabili usano la lingua diversamente anche nella stessa città di residenza e le comunità di Adivasi hanno spesso ognuna il proprio dialetto, pur appartenendo magari allo stesso ceppo etnico. Le comunità musulmane privilegiano come lingua colta l'Urdu, mentre quelle indù settentrionali la Hindi, entrambe a discapito dell'Hindustani che per secoli fu lingua comune in tutta l'India settentrionale e centrale, ma entrambe comunque rifiutate dalle popolazioni meridionali, di lingua dravidica.


baba-threeIn sostanza, l'unica lingua comune del Paese, soprattutto a livello alto, è ancora e solo quella dei colonizzatori inglesi, e per molti appartenenti alle classi benestanti l'Inglese è infatti ormai diventata lingua materna, mentre a livello basso, se non lo si padroneggia, si rischia di trovarsi sostanzialmente isolati dal resto della nazione, oltre che emarginati dalle opportunità di ascesa sociale.

Sono infatti decine le lingue indiane principali, 22 delle quali sono ufficialmente riconosciute nella Costituzione del Paese, e centinaia le altre lingue minori (e tra queste, ben 196 sono in pericolo di estinzione, secondo l'UNESCO): una gigantesca opera di censimento e classificazione ha solo recentemente offerto il primo quadro linguistico completo della nazione

belleza tribale dravidaLe lingue indiane parlate nel Nordovest del Paese e nella pianura del Gange, come il Punjabi, il Rajasthani o l'Hindi, sono indoeuropee, cioè hanno una comune origine con quelle europee e che devono alla loro derivazione dall'antico Sanscrito e anche il Farsi, dell'odierno Iran, pur scritto con grafia araba, appartiene allo stesso gruppo. Negli altopiani centrali ed orientali, le popolazioni di Adivasi come i Santhal, i Munda, gli Oraon e gli Ho parlano lingue oggi classificate come austro-asiatiche, mentre quelle di gruppi quali i Mizo o i Khasi, che abitano gli stati dell'Nord-Est, ne usano altre di origine sino-tibetana. Le lingue dravidiche dell'india meridionale si raggruppano in 4 ceppi principali: il Tamil, nel Tamil Nadu, il Telugu, nell'Andhra Pradesh, il Kannada, in Karnataka e il Malayalam in Kerala. Con le migrazioni e le occupazioni susseguitesi nei secoli, tuttavia molte differenze sono venute meno, e oggi una lingua indoeuropea del Settentrione indiano assomiglia senz'altro di più a una meridionale dravidica che a una europea contemporanea, ma sono tutte, le loro lingue come le nostre, intercalate ormai da una miriade di termini ed espressioni inglesi, variamente adattati alle sonorità locali.

Nido Tania, vittima del razzismo a DelhiDal punto di vista socioculturale, va comunque sottolineato il perdurare delle discriminazioni più o meno violente rivolte ai membri della popolazione indiana di carnagione più scura, oggi preda di multinazionali senza scrupoli che si arricchiscono sulle tradizionali insicurezze estetiche fomentate dalla cultura dominante e che però all'occasione si ripercuotono anche su cittadini stranieri di origine africana, così come quelle frequentemente inflitte agli Indiani di etnia orientale, originari degli Stati del Nordest, vittime a volte di aggressioni verbali e fisiche, anche mortali, nel resto del Paese.  

 

 

 
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