I Rom: i Pariah del mondo. PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Caste, tribù e minoranze

I Rom, comunemente e spregiativamente chiamati Zingari, lasciarono il subcontinente indiano circa un millennio fa.

"zingare" rajasthaneI discendenti delle tribù che lasciarono le sponde del fiume Indo, presumibilmente nel X secolo d.C. attraversarono durante secoli le terre che li separavano dall'Europa occidentale, nella quale giunsero, secondo i documenti pervenutici, nei primi anni del 1400 dopo una lunga e prospera permanenza nei territori bizantini.

Il perchè di questa migrazione, partita da territori oggi in buona parte pakistani, e che si compose presumibilmente di varie ondate sucessive, resta incerto; l'indagine filologica, che include indubitabilmente le lingue romanì nella famiglia delle lingue indo-europee, rivela più di ogni altro indizio il tragitto percorso da queste genti, altrimenti prive di tradizione storica e di scrittura propria. L'analisi della lingua indica infatti che la separazione dall'Hindustan dovette verificarsi intorno al X secolo d.C. prima, cioè, che si affermassero e distinguessero i vari idiomi regionali dell'India nord-occidentale.

Nella letteratura persiana, principalmente nello Shah namah del poeta Firdusi, si fa già menzione di gruppi di persone dedite alla musica, alla danza e all'intrattenimento che dalle terre indù vennero inviate a un sovrano sassanide, in territorio persiano; ma le circostanze e l'epoca ( 420 d.C. ) a cui Firdusi fa riferimento, affondano nel mito.

Naturalmente le popolazioni nomadi e seminomadi della zona del Sind e del deserto del Thar, avevano da sempre spaziato nel territorio, noncuranti di confini, sovrani o aree di influenza, e dunque è facile che interi gruppi si siano spostati di regione in regione, in cerca di pascoli o di mercati, lasciando traccia del loro passaggio. Ma l'epoca di cristallizzazione sanscrita della lingua segnalata dagli studiosi corrisponderebbe ad eventi ben più significativi nella storia dell'India: la conquista islamica delle zone nord-occidentali del subcontinente indiano, con le ripetute incursioni e razzie operate dai condottieri Ghaznavidi, e che apriranno le porte alla posteriore dominazione dell'India settentrionale. Quelle razzie di templi e di città indiane coincisero con impressionanti deportazioni di massa, a più riprese e da zone diverse del Paese.

Negli annali dell'epoca si sottolineò spesso come, a seguito di queste, il prezzo degli schiavi fosse crollato in tutto il mondo conosciuto. Centinaia di migliaia di indiani, di ogni casta e condizione, vennero trascinati in schiavitù verso l'odierno Afghanistan. I Rom non sarebbero dunque esclusivamente specifiche tribù - alcune delle quali sono però ancora chiaramente individuabili in India per usi e costumi - che si allontanarono dalla propria terra per non farvi più ritorno, sospinte da chissà quali avvenimenti; ma si tratterebbe soprattutto di gruppi eterogenei di popolazione, deportati e ridotti in schiavitù in terra afghana, resi tutti altamente impuri ( e dunque, secondo l'uso, esclusi dalla comunità d'origine ) dalla convivenza forzata, dalla contaminazione tra caste, dalle occupazioni imposte.

KalbeliyaIl nome Zingari, che i Rom utilizzarono alla loro comparsa in Germania in epoca medievale, può infatti derivare dal sanscrito ( varna ) sankàra, termine che indicava, spregiativamente, i figli di genitori appartenenti a caste diverse o frutto di adulterio. Le occupazioni tradizionali praticate dai Rom, Manush, Sinti e Kalderash che si affacciarono all'Europa, erano tra quelle indicate nel millenario codice di Manu come riservate ai fuori casta della società indù e che in parte, probabilmente, erano state imposte loro indiscriminatamente durante la prigionia. Venuta meno in epoca moderna l'utilità di quelle professioni - come, per esempio, la cura dei cavalli ( specialmente le operazioni atte alla riproduzione guidata di questi ) l'intrattenimento di strada, la musica da fiera, l'ammaestramento di animali, la lavorazione del rame e la produzione artigianale di utensili metallici in generale - queste popolazioni persero la loro già traballante collocazione nella società, senza riuscire ad assimilarne di nuove, specifiche e, come da costume, tramandabili di padre in figlio, se si escludono le attività circensi, quelle musicali e, per esempio in Spagna, il quasi monopolio delle attività relative al recupero, riciclo e alla lavorazione artigianale del ferro, così come quelle generiche di robivecchi e svuota cantine.

Probabilmente sospinti dalle prime incursioni mongole e dall'instabilità dell'area, una volta caduto l'impero dei Guridi in Afghanistan queste popolazioni, di nuovo e improvvisamente libere dopo la lunga schiavitù, si sparsero sul territorio persiano, costituendo nuovi e distinti gruppi, riproducendo superficialmente il sistema castale e seguendo poi diversi itinerari e diversi sviluppi linguistici. Una parte consistente giunse e si rifugiò in territorio bizantino, dove divenne cristiana, ma dove venne erroneamente identificata anche con una preesistente setta eretica dedita alla magia e conosciuta a Costantinopoli con il nome di Athiganoi, identificazione dalla quale i Rom acquisirono nei Paesi cristiano-ortodossi l'appellativo di Tzigani.  L'incalzare turco-islamico nella zona e la finale caduta di Costantinopoli, nel 1453, spinsero i Rom ad abbandonare poi anche quella terra che li aveva ospitati pacificamente per secoli, lasciando profonde tracce nella loro lingua, dove i termini greci sono infatti ancora numerosissimi.

Gitanas bailandoMa dopo una prima accoglienza europea colma di fascinazione e sorpresa, iniziò presto per queste genti esotiche che, mantenendo l'atavica tradizione indù non si mescolavano alla popolazione locale, un'aspra persecuzione a fronte in realtà di rari misfatti minori e mai violenti: cominciarono ad essere accusati di ogni nefandezza e crimine, magia nera ed eresia, incolpati come responsabili attivi di qualunque calamità igienica o naturale avvenisse nella zona e dunque violentemente scacciati o direttamente giustiziati.

Solo il popolo ebraico, nella storia del mondo, subì simili persecuzioni, e strettamente legate fra loro sono anche le espressioni musicali dei due popoli nell'Est europeo: difficile a volte distinguere tra musica Tzigana e Klezmer musik: i klezmorim ebrei si accompagnavano infatti coi lautari rom, considerati al loro stesso gradino sociale, e il groviglio di mutui prestiti divenne alla fine inestricabile. E insieme furono trucidati nei secoli a più riprese, fino all'olocausto della Seconda Guerra mondiale, che vide oltre 500.000 Rom e Sinti morire nei campi di concentramento nazi-fascisti. Un olocausto parallelo quasi sempre dimenticato, ma ricordato ogni 2 Agosto dai rappresentanti delle comunità Sinti e Rom ad Auschwitz, al quale i Rom possono unire però anche il ricordo amarissimo della schiavitù sofferta nell'Est europeo: per secoli, le terre balcaniche vennero infatti vendute o donate complete di famiglie di braccianti-schiavi Rom, come avveniva con gli Africani deportati e schiavizzati in America, conteggiati e trattati esattamente come il bestiame e i loro figli venduti come vitelli. I Rom dell'Europa dell'Est si affrancarono da questa tragica condizione solo nel XIX secolo, pur restando comunque - e fino al giorno d'oggi - a un gradino infimo nella scala sociale locale. Solo in Russia i Rom furono accolti in principio con relativa amicizia e non si ha notizia delle terribili persecuzioni che invece subirono nel resto d'Europa, e nemmeno si contano i prestiti musicali tzigani che nel tempo confluirono nel grande corpus della musica classica russa.

Dopo 67 anni dalla guerra, inaugurato a Berlino il memoriale per gli oltre 500mila Rom e Sinti massacrati dal Nazifascismo nei campi di concentramento. 24.10.2012Molte sono le pratiche tipicamente indiane che questo popolo ancora conserva: i tabù, le credenze e le superstizioni, la concezione di puro e impuro, la ferma distinzione fra clan castali, oltre alla separazione dal resto del mondo payo, gagè, o come viene chiamata da loro, a seconda della lingua, la popolazione non Rom. Anche la grande adattabilità religiosa, che tutto assimila e poi tutto trasforma e che vede oggi i Rom, siano cristiani o musulmani, seguire uno stretto monoteismo, è un ricordo indù. Il concetto fondamentale di famiglia allargata e di consiglio degli anziani, l'allontanamento dal clan come punizione suprema e l'ereditarietà delle professioni, sono retaggi di una cultura antica, seppur tramandata in maniera ignara.

Se le prime generazioni conoscevano infatti la storia della loro origine - come detto altamente infamante secondo gli antichi canoni hindu - non poterono o non vollero comunque comunicarla ai loro discendenti. Le leggende che a volte affiorano dalla memoria degli anziani a proposito delle loro origini, diversissime a seconda del gruppo di appartenenza e della nazionalità acquisita, sono comunque di origine dubbia: non si può mai stabilire con certezza quali siano originali e quali siano state invece acquisite nel tempo, derivate proprio dalle credenze popolari che li hanno accompagnati in loco di volta in volta. Perchè i Rom hanno imparato da secoli ad accettare di apparire esattamente come la gente del posto crede che siano, semplicemente per sopravvivere, non destare nuovi e ulteriori sospetti e sfamarsi come sia - a volte appoggiandosi allo scopo e con leggerezza proprio agli assurdi timori e alle oscure dicerie che li circondano - poter continuare a vivere purchessia e riuscire a mantenere la propria identità e la propria diversità, tanto osteggiata dal mondo occidentale, ma così normale altrove, per esempio in India, e certamente così indispensabile alla sopravvivenza della loro preziosa cultura, antichissima e allo stesso tempo molto attuale, in epoca di precarietà e nomadismo globale. 

Divennero così Gitanos nella Penisola iberica, termine che deriva da Egiptianos, poichè tutto ciò che era esotico e straordinario veniva allora genericamente indicato nel regno di Spagna come proveniente dal misterioso Egitto, così come verranno associati ai Bohémiens in Francia, ma ritrovando e rielaborando proprio là, ai confini sudoccidentali europei raggiunti forse dopo una permanenza nelle Fiandre - Flandes, in spagnolo, e Flamencos gli abitanti di quelle lande - l'immenso lascito della lunghissima dominazione islamica della Spagna (711 - 1492) che tanta influenza persiana e bizantina aveva portato con sè e che a loro volta i Rom conservavano nelle loro tradizioni. Il folclore locale, unito alla loro tradizione atavica, diede così col tempo vita alla musica e alla danza flamenca, una delle più straordinarie e originali espressioni artistiche del mondo, che racchiude quindi in sè la memoria millenaria di popoli che, per motivi diversi, spaziarono dall'Indo a Gibilterra passando per il Bosforo o il Maghreb.

Sara la Kali

Sono molte le produzioni musicali che oggi riuniscono direttamente quelle origini comuni; e musicisti e ballerini, magari mai usciti prima dalle proprie nazioni di appartenenza, si trovano a duettare naturalmente, senza necessità di particolari mediazioni stilistiche e con risultati affascinanti. 

Vi sono poi, fra quelle che perdurano, alcune memorie particolarmente commoventi e di chiara derivazione indiana, come nella festività che li porta una volta all'anno, il 24 maggio, a celebrare in Francia in Camargue, a Saintes Maries de la Mer - con acqua, mare, fiume, foce, candele e abluzioni - una santa cristiana di dubbia origine, Santa Sarah, con un moltitudinario pellegrinaggio dai modi e i gesti particolarmente intensi. La chiamano la nera, per il colore scuro del viso della statua: in Romanì si chiama Sara la Kalì, come la Grande Madre, temibile ma amatissima e amorevole manifestazione della compagna del dio Shiva. Oppure il giorno di San Giorgio, celebrato dai Rom dei Balcani col nome di Ederlezi, come immortalato da Emir Kusturica nel film Il Tempo dei Gitani, Palma d'oro a Cannes nel 1989 con la colonna sonora di Goran Bregović.

Con Traveller, una delle ultime fatiche della degnissima erede del leggendario Pandit Ravi Shankar, sua figlia Anoushka Shankar, si é recentemente celebrata ancora una volta e a livello mondiale l'inevitabile fusione tra musica classica Hindustani e Flamenco.
  

 

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