La stanza della musica PDF Stampa E-mail

È un pomeriggio d’estate a Bombay nel quartiere malfamato di Kennedy Bridge. Durante il mattino, la zona sottostante il ponte somiglia a qualsiasi altra strada affollata della città, gremita di venditori ambulanti e di passanti frettolosi.

 

 

Ma già a partire dalle prime ore del pomeriggio, i marciapiedi davanti ai bordelli e ai ritrovi per soli uomini si riempiono di sguardi equivoci e indiscreti.
Proprio nei pressi dei bordelli, in fondo alla strada, vive Dhondutai, la grande musicista, l’allieva di Bhurji Khan, il figlio di Alladiya Khan, il leggendario fondatore del gharana di Jaipur, una delle più antiche scuole di musica classica indiana, e di Kesarbai, la cantante celebre per essere stata una donna senza peli sulla lingua, ma che quando intonava un raga di straordinaria bellezza dietro l’altro trascendeva davvero la sua natura mortale.
Sono le cinque, quando Namita e sua madre arrivano a casa di Dhondutai. Namita ha dieci anni e un solo desiderio: fare sua la divina arte dei raga.


La sua futura insegnante la accoglie con un sorriso angelico. Alta più o meno un metro e mezzo, porta una sari bianca, stirata e inamidata con cura. Ha i capelli neri cosparsi da un’abbondante dose di olio e un aspetto sorprendentemente giovanile. La fa subito entrare nella stanza della musica: una cameretta angusta, con due lucidi tanpura appoggiati alla parete, le pareti spoglie, a parte una fotografia ingiallita dei genitori, un Ganesh in technicolor,  ritagliato dal vecchio calendario di un’industria farmaceutica, e il ritratto di Kesarbai Kerkar, con il capo coperto da una sari bianca, i capelli con la riga da una parte e un filo di perle al collo.


In ogni angolo di quella stanza sembra risuonare una musica senza tempo, persino sul volto di Dhondutai che, tra quelle mura, pare totalmente ignara degli uomini intenti a bighellonare intorno ai bordelli sotto la sua finestra. Arrivare da lei, pensa Namita, è stato come attraversare uno stagno sudicio per raggiungere un bellissimo fiore di loto…
La stanza della musica è la storia di Namita, del leggendario Alladiya Khan, che non può trasmettere la sua arte ai figli, e di Kesarbai, sboccata, volubile e affascinante.
Tuttavia, è la storia soprattutto di Dhondutai, personaggio tragico e insieme energico; una donna schiva e ritrosa, eppure animata da una ferrea determinazione.
Scritto impeccabilmente, ricco di aneddoti, notizie gustose e leggende, La stanza della musica è un libro che ci restituisce l’avventura di una donna che sacrifica tutto alla ricerca della perfezione, in nome di un’antica arte che richiede la piú assoluta devozione.

 

(Dalla 4^ di copertina)

 

La recensione di Indian Words

 

Namita Devidayal

La stanza della musica

Ed: Neri Pozza, 2009

Pgg. 304

€ 16,50

 
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