Calcutta/KolKata PDF Stampa E-mail
Gli Stati, le citta' e le mete - Le grandi metropoli

La capitale del West Bengala è stata ufficialmente ribattezzata nel 2001 Kolkata, secondo la corretta dizione bengalì. Città nota soprattutto per la paradigmatica miseria dei suoi abitanti, è in realtà un luogo di vivacissima ricchezza culturale.

Scorcio dell'Old Howrah BridgeLa città si distende lungo il fiume Hoogli, una delle numerose ramificazioni del delta del Gange, che la separa dalla città gemella Howrah, oggi completamente integrata nella Greater Kolkata, che è formata da diverse municipalità, e collegata a questa da 3 ponti; tra questi il Vidyasagar Setu, del 1992, ha ormai soppiantato il vecchio Howrah bridge nell'iconografia classica della città ed è oggi uno dei motivi di orgoglio dei locali. Si tratta del più lungo ponte sospeso d'Asia e il 3° del mondo.

Nel 1772 la città divenne capitale dell'India britannica al posto di Madras, dopo che la Compagnia delle Indie Orientali vi aveva fondato un insediamento sin dal 1690. Aveva affittato qui allora, dall'imperatore Aurangzeb, tre villaggi in terra paludosa e 6 anni dopo vi costruirono Forte William. Per difendere l'insediamento dagli attacchi del sultano di Murshidabad, giunsero in seguito contingenti militari da Madras e in pochi anni la compagnia conquistò così gran parte dell'area fino al Bihar, che i nawab locali avevano nel frattempo sottratto all'impero moghul ormai in declino. E Calcutta divenne la più grande città coloniale d'Oriente.

MonsoneKolkata vide gli albori dei movimenti indipendentisti indiani e, seppur spodestata nel 1931 dalla nuova capitale New Delhi, rimase al centro delle attività industriali e culturali del Paese fino a quando la pressione della migrazione proveniente dal Pakistan orientale, separato con la partizione del 1947 prima, e quella che seguì alla nascita del Bangladesh poi, fecero collassare definitivamente le infrastrutture della città, già da sempre messe a dura prova dai violenti monsoni stagionali. Alle periodiche esondazioni si aggiunsero anche ondate di attacchi terroristici a opera dei dei marxisti naxaliti (dal villaggio Naxalbari, dove si formò originariamente il movimento) paralizzando ulteriormente la città negli anni 70 del '900.

Ma nonostante tutto, il rinascimento intellettuale bengalì, guidato dal rajah Ram Mohan Roy al principio del XIX° secolo, ha retto e ha dato i suoi frutti fino al giorno d'oggi, che vedono Kolkata aver dato i natali o aver ospitato l'opera del fior fiore dell'intellighenzia indiana, oltre a quella di diversi premi Nobel indiani e stranieri.

Nei primi Anni '90, l'economia della città ricominciò ad essere vitale, portandola ad una rinascita anche economica. Dal 1977 fino alle ultime elezioni del 2011, il Bengala Occidentale è stato amministrato da una coalizione di partiti comunisti di vari indirizzi ideologici, che hanno dovuto comunque accettare, e in qualche caso anche fomentare non senza polemiche e scontri, la liberalizzazione economica in atto nel resto del Paese.

 

Oggi, con oltre 12 milioni di abitanti, la Grande Kolkata è in rapida evoluzione, toccata da importanti investimenti privati e stranieri, e l'aspetto della città sta velocemente cambiando; i celeberrimi slums, le baraccopoli immortalate nel romanzo di Dominique Lapierre La città della gioia, sono state distrutte e grandi centri commerciali e di intrattenimento hanno preso il loro posto. Lussuosi edifici delle grandi compagnie indiane e delle principali multinazionali svettano in tutti i quartieri e grandi complessi commerciali monotematici stanno sorgendo un po' ovunque. Ma anche se ufficialmente i senzatetto ormai sono pochissimi, all'imbrunire centinaia di migliaia di persone - le stime aprossimative ne indicano 600.000 - si ammucchiano sotto i loro stracci per passare la notte in qualche angolo di strada, l'analfabetismo infantile raggiunge il 65 % e l'affollamento e le miserie delle città indiane sono più tangibili qui che altrove.

Simbolo della città erano i rikshaw pullers, gli uomini cavallo: dal 1997 il servizio è stato ufficialmente soppresso e ne restano solo 6.000 provvisoriamente autorizzati, ma altri 25.000 hanno perso nel frattempo il loro unico mezzo di sostentamento, così come le miriadi di venditori ambulanti che sono stati allontanati dal centro per ripulire l'immagine della città. Eppure, nonostante le molte difficoltà la popolazione non è affatto aggressiva e Kolkata non è una città più pericolosa di altre. L'Inglese è comunemente parlato - molto più qui che a Delhi - e l'approccio con la cultura e le tradizioni è più raffinato, più profondo e maggiormente assimilato a livello comune.

Barra bazaarMa il traffico e gli ingorghi, così come l'inquinamento di Kolkata sono certamente memorabili, e la rete di tram, unica in India, non alleggerisce la situazione. La vecchia Park Street, oggi Mother Teresa Sarani, e poi Park Circus dividono in due il cuore della città, dove la parte Nord è senz'altro la più caotica, mentre quella meridionale gode di una migliore pianificazione. Ad Est, nella zona chiamata Salt Lake, si estendono enormi e nuovi quartieri realtivamente ben organizzati.

Calcutta per la verità non offre monumenti straordinari, a parte naturalmente le espressioni dell'Impero britannico e scorci a sorpresa: se non si viene a Kolkata espressamente per lavoro, studio o per convegni, festival, fiere o spettacoli, ci si viene in genere per toccare con mano la densità massima e molto variegata dell'umanità, e forse allora i luoghi migliori dove averne una visione complessiva sono i templi ed i mercati.

Il mercato dei fiori a Mullick ghat, sotto il vecchio ponte di Howrah, è uno dei più celebri. Si tratta di un luogo particolare, la cui attività frenetica è continua, giorno e notte, tra una inimmaginabile folla, tonnellate di ghirlande di fiori e odori non sempre consoni. Nella zona, andando verso Est, si tengono molti altri mercati rionali tematici: del cocco, delle banane... etc. ma bisogna essere mattinieri per vedere l'attività di questi al loro culmine. Dopo le nove sono infatti già quasi deserti (sempre relativamente parlando, sia chiaro).

Stazione e gath di HowrahOltre il ponte, la fantastica Stazione di Howrah - la seconda per anzianità nel Paese, 1905, e tra le più grandi - e l'imbarcadero per recarsi in ferry al Gath Babu da dove esplorare la città coloniale oppure risalire fino al Kumartuli Ghat.  Lungo le rive sorgono antiche costruzioni coloniali, pontili abbandonati e magazzini: potrete vedere i dobi wallah, i lavandai, ed i fedeli che compiono le loro abluzioni rituali nelle acque dall'aria putrida, così come gli eserciti di portatori che scaricano le chiatte o quelli che pescano sabbia, i forni crematori elettrici - le pire funerarie a legna sono bandite dalla città, a causa della scarsità di materia prima - che generalmente sorgono vicino ai templi e tutto ciò che comporta la vita di una immensa città fluviale indiana.

Nirmal Hriday, primo centro diTeresa di calcuttaInteressante poi, ai fini della comprensione del luogo, è anche il quartiere stesso di Kumartuli, il quartiere degli Scultori. Niente a che vedere con gli analoghi quartieri europei del primo 900: si tratta infatti di un dedalo di vicoli ove vivono da due secoli gli artigiani dediti di generazione in generazione alla produzione di idoli religiosi, anche enormi, come quelli destinati alle festività di Durga Puja, ma si incaricano anche di commissioni private e governative. Con poche rupie e un paio d'ore d'attesa, potreste poi  tornare trionfalmente a casa col vostro mezzobusto, da esporre in giardino tra gli avi.

Altro luogo celebre ed emblematico è il tempio di Kali; il racconto mitologico indica questo luogo come il punto in cui cadde l'alluce della dea, il cui corpo Vishnu aveva smembrato nel tentativo di fermare la danza cosmica che Shiva aveva iniziato alla vista della compagna morta. Accanto al tempio sorge Nirmal Hriday, il primo centro fondato da Madre Teresa. New Market, Hoggs Market

Il tempio è relativamente recente e non offre grandi attrattive tanto più che i non indù non possono accedervi; nella forma attuale, lungo le rive del canale Adi Ganga, risale al principio dell'Ottocento, ma il sito è di antica devozione e nel tempo si sono succedute qui svariate costruzioni. Compreso all'interno del complesso l'altare dei sacrifici dove capre e pecore, in vendita nelle strade adiacenti, vengono sgozzate in sacrificio a Ma Kali.

Royal Insurance building, intorno al Lal Dighi, bacino idrico nella zona Binay Badal Dinesh BagDal Babu Ghat si apre la città coloniale con il Maidan, al cui centro si trova Forte William,  e che è costeggiato dall' Esplanade Row East, viale sul quale si affacciano l'ottocentesco municipio e l'imponente Raj Bhavan, un tempo residenza del Governatore ed esempi di edifici in stile Art Nouveau; proseguendo verso destra sulla Nerhu si oltrepassa il New Market, il primo ipermercato del continente costruito nel 1874, il rimaneggiatissimo Grand Hotel Oberoi, del 1911 - comunque sempre ottimo per un drink con un certo stile -  e si giunge al Museo Indiano che conserva reperti eccezionali.

Victoria memorialPoi conventi, cattedrali, club ippici ancora in stile, laghetti, giardini e l'interessantissimo - se si apprezza il genere - Cimitero di South Park Street, che narra attraverso le sue lapidi, cappelle e stravaganze la storia della città. 

I numerosi e vecchi edifici residenziali d'epoca coloniale appaiono un po' abbandonati se non sono stati riscattati da nuove firme commerciali e l'umidità del clima colpisce gli scarsi interventi di conservazione. Ripiegando verso il Maidan si giunge al Victoria memorial,  imponente simbolo del trionfo imperialista inglese in Oriente.

PareshNathI templi, a Calcutta sono avvistabili per tempo, grazie agli alberi e le palme in cui sono immersi, altrimenti scarsi altrove al di fuori dell'area coloniale. Ma difficilmente passerebbe comunque inosservato il tempio Jain di Paresh Nath, nei pressi del Shyam Bazaar. Si tratta di un complesso della seconda metà del 1800, nella quale sono stati inseriti vari edifici di culto arricchiti di tutti i più lussuosi dettagli disponibili all'epoca, in un insieme un po' kitch, ma tutto sommato di grande effetto.

Indian Cofee HouseSe al termine della gita siete stremati e avete bisogno di rifocillarvi, potreste recarvi all' Indian Coffee House, nella zona universitaria di College Steet. La piccola e nascosta entrata rivela un'ampissima sala in vari stadi di degrado, ma per pochi spiccioli potreste mangiare e bere in questo antico luogo, centro intellettuale della città durante un secolo ed ancora luogo di ritrovo di pensatori e viaggiatori di lungo corso.

Nell'insieme Kolkata è dunque una città di grande fascino, in evidente fermento, con un eccellente programma culturale, una fantastica tradizione culinaria -  da non perdere i dolci -  e ottime occasioni di shopping, soprattutto nel campo tessile.

 

 

 

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