Sikhismo PDF Stampa E-mail
Le religioni e i riti - Le fedi

Fondata sul finire del XV secolo nel Punjab da Guru Nanak, la religione Sikh ha unito a una visione del tutto originale anche elementi di altri credi, dando vita a una comunità molto unita e caratterizzata dallo spirito di solidarietà, servizio e condivisione.

Oggi la regione geografica del Punjab è divisa tra il Pakistan e l'India, dopo la terribile partizione avvenuta in concomitanza con l'Indipendenza ottenuta dalla Gran Bretagna nel 1947, ma nel solo Punjab indiano si concentrano attualmente circa 15 milioni di Sikh, venuti alla ribalta delle cronache internazionali nei decenni passati anche per il movimento politico - in parte degenerato in movimento terroristico - che reclamava la secessione dall'India dello Stato autonomo del Khalistan, la cui repressione costò la vita a Indira Gandhi; a seguito del suo omicidio, perpetrato dalle sue stesse guardie del corpo Sikh nel 1984, la comunità subì un terribile pogrom, ma oggi gli appartenenti a questa religione, particolarmente versati nel commercio e nelle attività imprenditoriali, così come notoriamente dotati di spirito fortemente marziale, sono apprezzati e presenti ovunque, tanto nel Paese quanto in buona parte del mondo.

La parola Sikh, dal sanscrito sishiya, significa discepolo; e sikh è colui che segue la dottrina dei Dieci Guru e dell'Adi Granth Sahib, il Libro sacro che incarna l'essenza finale del Guru. Il primo dei Dieci Guru fu Nanak, il fondatore, che cercò di conciliare alcuni elementi dell'Induismo con altri dell'Islam e del Cristianesimo e il cui anniversario di nascita si celebra con tutti gli onori ogni anno in occasione del plenilunio del mese di Kartika.

Guru Gobind SinghNe risultò una religione monoteista, ricca di elementi sincretici, aniconica, contraria a ogni forma di ascetismo, al celibato e al formalismo dei rituali. Il Sikhismo rifiuta la divisione della società in caste, credendo nel principio di uguaglianza degli uomini al cospetto di Dio; in base a questo principio è affermata, almeno formalmente, anche la parità tra uomo e donna e non esiste un clero. Tutti i Sikh, per evitare la distinzione di casta deducibile in India dal cognome, adottarono come tale Singh, leone, per gli uomini e Kaur, principessa, per le donne. Dal Cristianesimo e dall'Islam proviene lo stretto monoteismo, la fede in un Dio unico creatore, anche se va osservato che il Sikhismo si sviluppò in un momento di grandi riforme anche all'interno della cultura induista, quando il culto di Krishna e il movimento Bhakti, al quale Nanak fu molto vicino, si rafforzò al punto da oscurare tutti gli altri Dei del pantheon induista.

Dell'Induismo permangono dunque numerose tracce, come la credenza nel ciclo delle rinascite, samsara, e negli effetti delle azioni sulle vite successive, karman; l'obiettivo finale è però qui quello di interrompere il ciclo continuo delle rinascite nella congiunzione estrema con Dio, che si ottiene attraverso la fede e le buone opere. Il Guru è il tramite vivente tra Dio e gli uomini, partecipe della natura divina ma anche di quella umana; questo elemento segna una forte cesura con l'Islamismo, per il quale umanità e divinità sono invece inconciliabili. I Sikh sono invitati a raggiungere un equilibrio tra gli obblighi spirituali e quelli temporali: la fede sincera, le buone opere, la condivisione dei beni e il lavoro onesto fanno acquisire meriti davanti a Dio. Le celebrazioni delle festività sikh sono sempre particolarmente vivaci e spesso sono legate al mondo rurale e contadino, come la festa del raccolto di primavera di Baisakhi, o Vaisakhi, il 13/14 Aprile, durante la quale si commemora anche la fondazione del Khalsa. Danze, competizioni sportive, gare di forza e banchetti comuni si tengono per l'occasione in ogni villaggio al ritmo di una musica ormai nota in tutto il mondo: il Bhangra

Le cinque KIl Decimo e ultimo Guru fu Gobind Singh, nel XVII secolo, che integrò il pacifismo iniziale con nuovi concetti: organizzò infatti i Sikh in una comunità compatta e militarmente strutturata per far fronte alle persecuzioni messe in atto nei confronti della comunità soprattutto dall'imperatore moghul Aurangzeb. Fu allora legittimata la lotta armata come forma di difesa e di tutela della liberà di culto. Risale a quest'epoca la fondazione del Khalsa, l'ordine dei Sikh pronti a sacrificare la vita e a diventare Jatas, martiri in nome della religione. E' rinomata l'abilità e la dedizione sikh in campo militare e sempre a quel periodo risale anche l'osservanza delle cinque K: Kesh, capelli e barba lunghi, mai tagliati, simbolo di santità e forza spirituale, Kachera, un genere di biancheria intima tipo boxer, Kara, braccialetto di ferro da portare al polso, Kangha, pettine usato per raccogliere le chiome e Kirpan, piccola daga o pugnale. Pur essendo nati e cresciuti in contesto sikh, a coloro che desiderino essere considerati membri del Khalsa è richiesto di sottoporsi a una cerimonia di iniziazione, Amrit Sanchar, sorta di Battesimo che può venire celebrato a qualsiasi età su richiesta del fedele.

Le cinque K rappresentano elementi dalla valenza fortemente simbolica e che rendono i Sikh osservanti facilmente riconoscibili in ogni parte del mondo. Sotto il perfetto turbante sikh, chiamato Dastaar, la caratteristica più evidente dei fedeli osservanti, si nasconde una sorta di bandana, con la quale si ricopre la crocchia di capelli assicurata sulla sommità del capo. Nella quotidianità, le mamme sikh ricoprono la treccia/crocchia dei loro bimbi, spesso solo con centrini o stoffa a disegnini, con un delizioso effetto finale a "barattolo di marmellata", mentre gli adulti tradizionalisti arrotolano le loro lunghe barbe fino alla gola con una retina, per poi far scomparire anch'esse sotto il turbante. L'importanza del copricapo in questa religione, unita alla forte presenza dei suoi adepti in corpi militari e di polizia, ha fatto sì che anche al di fuori dell'India si sia a volte progettata una versione d'ordinanza per gli arruolati di ogni ordine e grado, ma allo stesso tempo, proprio a causa del Dastaar unito alla barba, assimilati nel loro insieme dai meno informati a un generico ma sempre sospetto look islamico, negli ultimi anni pacifici membri della comunità sono stati oggetto di imbarazzanti incomprensioni, scontri diplomatici tra nazioni amiche e persino di attentati e aggressioni per mano di fanatici occidentali.  

La vita sociale dei Sikh si svolge prevalentemente nei Gurudwara, che sono anche scuola, centro di ritrovo e di accoglienza, di formazione e di lavoro sociale, oltre che Tempio. Durante le suggestive cerimonie religiose è particolarmente interessante l'esecuzione degli Shabad, canti devozionali i cui testi furono composti dallo stesso Guru Nanak e costituiscono una parte dell'Adi Granth Sahib.

I Langar poi rappresentano l'elemento più caratteristico dei Gurudwara, dove il significato tangibile di Sewa, lo spirito di servizio disinteressato verso la comunità sancito dal Sikhismo, può essere sperimentato e vissuto da tutti: si tratta di refettori annessi a ogni tempio sikh, gratuiti e aperti a chiunque voglia o abbia bisogno di mangiare, qualunque sia il suo credo di appartenenza, e gestiti grazie al volontariato dei fedeli stessi. La comunità Sikh, in India, nel mondo e oggi anche in Italia, è ovunque rispettata e ammirata per laboriosità, integrità, onore e perchè no: anche per la piuttosto frequente avvenenza fisica.

 

 

 

Radio3Rai, Uomini e profeti del 26.4.14: Viaggio tra i Sikh d’Italia. Il podcast.

 

 

 

 

 
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