Darshanas, le scuole filosofiche PDF Stampa E-mail
Le religioni e i riti - Le idee

Le scuole di pensiero ortodosso della filosofia hindù sono sei e vengono chiamate Darshanas, dalla radice sanscrita drsh, che significa visionare, osservare: sei diversi punti di vista sul messaggio dei Veda.

Scuola vedicaL'epoca di Buddha, 563 - 483 a.C. provocò una grande fioritura del pensiero filosofico-religioso nel subcontinente, dovuta al poderoso attacco alle tradizioni storiche sferrato dalla nascita del Buddhismo e del Jainismo in India. La rivolta di questi contro il dogmatismo portò alla necessità di considerare nuovi punti di vista critici: per i grandi pensatori buddhisti, la logica fu l'arsenale principale dove forgiare le armi del proprio criticismo distruttivo e la catarsi che si produsse fu la liberazione delle menti dall'immobilismo del passato.

La necessità di costruire fondamenta più solide alle antiche tradizioni sfociò in un grande movimento filosofico che si riassunse dopo secoli in scuole di pensiero, dove il freddo criticismo e l'analisi presero il posto della poesia e della religione. Le scuole di pensiero tradizionale furono infatti obbligate a codificare i loro insegnamenti e a sviluppare difese logiche per gli stessi. Il lato critico della filosofia divenne importante quanto quello speculativo. Il punto di vista filosofico del periodo precedente aveva prodotto qualche considerazione generale a proposito della natura dell'universo come un insieme, ma non si era sufficientemente valutato che una teoria critica sulla conoscenza fosse la base necessaria e imprescindibile per ogni speculazione fruttuosa.

I critici obbligarono così i loro oppositori ad utilizzare, in difesa dei loro schemi speculativi, metodi naturali, relativi alla vita e all'esperienza, e non unicamente rivelazioni soprannaturali. Lo spirito dei tempi fece sì che ogni sistema di pensiero basato sulla ragione venisse riconosciuto come Darshana, tutti i tentativi logici di riunire i fluttuanti concetti a proposito del mondo in una idea più generale fu considerato Darshana. Ognuno di essi contribuì all'osservazione di un diverso aspetto della Verità. Questa concezione portò a considerare le varie scuole, apparentemente isolate ed indipendenti, come appartenenti ad un complessivo e maggiore sistema storico.

Tra le numerose scuole di pensiero, o Darshana, sei prevalsero:

Nyaya,  del saggio Gautama
Vaisheshika, del saggio Kanada
Samkhya, del saggio Kapila
Yoga, del saggio Patanjali
Purva Mimamsa, del saggio Jaimini
Uttara Mimamsa o Vedanta, del saggio Badarayana o Vyasa

Formano queste il Sistema Brahmanico, in quanto tutte riconoscono l'autorità somma dei Veda. Le scuole di pensiero che accettano la validità dei Veda sono dette Astika, mentre quelle che la ripudiano sono dette Nastika. Tuttavia, il carattere filosofico del sistema non viene troppo compromesso dall'accettazione dei Veda, in quanto testi rivelati, shruti: la testimonianza vedica venne considerata con spirito liberale e le interpretazioni dei testi vedici dipesero dalle predilezioni filosofiche degli autori che, pur desiderosi di impiegare metodi logici e di arrivare a verità accettabili dalla ragione, vollero tuttavia preservare il legame con gli antichi testi. Le concezioni generali contenute nei Veda, non dettagliate nè definite e la vastità stessa dei testi, permisero agli autori di modellare, adattare, selezionare ed estrapolare a loro discrezione qualunque parte fosse utile a sostenere le loro tesi, cosa che avvenne con grande originalità e libertà di pensiero.

I testi principali delle varie Darshana vennero compilati in forma di Sutra, o aforismi. Lo scopo è di condensare il pensiero nel minor numero possibile di parole, senza possibilità di dubbio sul significato, e in forma utile alla memorizzazione. Tuttavia l'estrema concisione dei Sutra rende difficile la comprensione in assenza di note e commenti. In realtà non si tratta dell'opera di singoli pensatori ma di sistemi che devono aver avuto origine in epoca molto anteriore alla definitiva compilazione, e che si sono tramandati e condensati lungo varie generazioni di tradizione orale. Gli autori a cui vengono attribuite le varie Darshana probabilmente non ne furono che gli ultimi compilatori. Max Muller assegna la graduale formazione dei Sutra tra l'epoca di Buddha e quella di Ashoka; ogni scuola crebbe e si sviluppò in relazione e tenendo sempre in conto le altre e l'evoluzione delle stesse ha progredito fino ai giorni nostri.

Le sei scuole concordano su molti punti essenziali: l'accettazione dei Veda le lega indissolubilmente e tuttavia, nonostante si trovi in tutte l'uso degli stessi termini, quali Avidya, ignoranza, Maya, apparenza, Purusha, persona, Jiva, anima, etc. spesso a questi è dato, a seconda della scuola, un significato differente. La questione della validità e del significato della conoscenza occupa un importante capitolo in tutte le sei scuole ed ogni schema filosofico ha la sua teoria sulla conoscenza come parte integrale o come necessaria conseguenza della propria metafisica. L'intuizione e la deduzione sono sempre contemplate e la ragione è subordinata all'intuizione. Vi è qualcosa che trascende la consapevolezza del Sè al quale vengono dati molti nomi: Intuizione, Rivelazione, Consapevolezza cosmica o Visione di Dio. La vita non può essere compresa dunque nella sua pienezza per solo ragionamento logico: la filosofia indiana si sviluppa a partire da uno spirito che va oltre la mera logica e sostiene che la cultura fondata esclusivamente su logica e scienza può essere efficiente, ma non può esssere illuminante.

Le sei scuole contrastano lo scetticismo del pensiero buddhista: il flusso del mondo scorre dall'eternità, e questo flusso non è puramente mentale ma oggettivo ed è inscritto nell'eterna natura, Praktri, o in Maya, o negli atomi. Si assume che tutto ciò che ha un inizio ha un termine: tutto ciò che è formato da parti non può essere eterno nè autosufficiente. Le sei scuole accetano il concetto del grande ritmo dell'universo, che non ebbe mai un inizio: vasti periodi di crezione, mantenimento e distruzione, si susseguono senza soluzione di continuità, il nuovo universo genera un ulteriore stadio della storia del cosmo dove le potenzialità superstiti di bene e male sono provviste di nuovi mezzi di realizzazione. Le nostre vite sono passi su un cammino la cui direzione e il fine ultimo sono persi nell'infinito. E in questo cammino la morte non è mai la fine o un ostacolo, ma l'iniziare di nuovi ulteriori passi. Il processo continuo dello sviluppo del nostro essere è interrotto da un ricorrente battesimo, impartito dalla morte.

 

 

 
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