La dama dell'urdu ( in Italiano ) PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Le grandi personalità
Giovedì 02 Luglio 2009 01:00

Qurrat-ul-Ain Hyder, riconosciuta da tutto il subcontinente indiano come la Gran Dama della letteratura urdu, è scomparsa nell'Agosto 2007 a 80 anni. Esce finalmente per Neri Pozza la traduzione in Italiano del suo capolavoro, Fiume di fuoco.

 

Sopravvissuta a due ictus, debole e con la vista che l'abbandonava, Qurrat-ul-Ain Hyder si era fatta leggere sino all'ultimo le pagine da lei scritte originalmente in urdu della sua grande saga Kare Jahan Daraz Hai - L'opera senza fine del mondo - dettandone la traduzione in inglese per poi riascoltarla e dare gli ultimi ritocchi. La salute era poca, ormai, ma lo spirito rimase indomito fino all'ultimo giorno. Aini Apa, zia Aini, come era soprannominata affettuosamente e rispettosamente, è stata senza dubbio una donna poco convenzionale.

Quando l'intero mondo letterario aveva definitivamente stabilito che mai un autore poteva essere traduttore di se stesso, lei caparbiamente mantenne la sua posizione: " Nessuno come me può tradurre i miei racconti: sono bilingue, so cosa funziona in una lingua e cosa funziona nell'altra e così, se necessario, cambio; un traduttore non può farlo. Chiamatela, se volete, transcreazione, più che traduzione ", dichiarò alla prima pubblicazione in inglese del suo capolavoro Aag ka Darya, River of Fire, dieci anni or sono ( Fiume di fuoco). I puristi scossero la testa, ma lei non si fece intimidire. Poco incline a sentimentalismi, cancellava con un tratto di penna quanto non era strettamente necessario. Sempre decisa.

 

Come quando negli Anni 30 e 40 la maggioranza degli scrittori più attivi in hindi e urdu si unirono nel Progressive Writers’ Movement, mentre lei ne rimase distante. Immortalò quei " cuori sanguinanti" appartenenti alla Sinistra indiana nelle sue novelle, sempre con comprensione, ma da un punto di vista sostanzialemente esterno. O come quando nel 1947 durante la Partition, la divisione del Paese, la sua famiglia, musulmana, si trasferì in massa nel neonato Pakistan: lei invece ritornò in India dopo poco. Per il suo profondo impegno verso la composita cultura dell' India del Nord, la sola idea che indù e musulmani potessero e dovessero essere separati era una bestemmia. Ogni cosa che scrisse fu una reiterazione di quella sua assoluta convinzione ma, nell'analisi finale - forse anche nella sua analisi personale - tanto il Pakistan quanto l'India tradirono quell'ideale, come eloquentemente testimoniato nei capitoli finali di River of Fire.

 

Il suo colto ecletticismo la portò ad essere per anni giornalista vecchio stampo in Inghilterra, poi la redattrice dei servizi in urdu della BBC o l'editrice delle pagine letterarie di The Illustrated Weekly of India, ma anche a studiare appassionatamente musica classica Hindustani, a ricercare la spirtualità attraverso il Sufismo o ad entusiasmarsi per la storia sociale attraverso la fotografia. Compilò una brillante Storia di Lucknow, capitale dell' Uttar Pradesh, attraverso l'archivio fotografico della sua famiglia, immagini di un secolo affiancate dalle sue pungenti osservazioni. Figlia a sua volta di due noti autori, scrisse il suo primo racconto a 11 anni. Alla domanda sul perchè non avesse però mai scritto un'autobiografia rispondeva enigmatica: " Ma l'ho fatto! E' tutto scritto nei miei racconti " Difficile sapere quali sfaccettature ed episodi della sua vita siano stati affidati e a quali, tra i suoi personaggi.  

Narrò il tempo, la storia, la civiltà, la sofferenza umana, la vita. Narrò l'India, la sua più grande passione.

 

Liberamente tratto e tradotto dal ricordo pubblicato dopo la sua morte da Tehelka

 

 
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