Baba Nigamananda e la Verità PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Le grandi personalità
Venerdì 24 Giugno 2011 07:09

Mentre Baba Ramdev veniva ricoverato d'urgenza dopo 7 giorni di digiuno, e dopo molti altri di abbuffata mediatica, nello stesso ospedale moriva un altro Baba, Nigamananda, deceduto dopo 68 giorni di digiuno ignorato da tutti, soprattutto da coloro che più sostenevano Ramdev.

Baba Nigamananda durante il digiuno, affiancato dal suo guru, Swami ShivanandaEra il 13 Giugno: per qualche giorno sembrò che l'amara ironia e le riflessioni che sorgevano spontanee a causa della disparità di trattamento mediatico, dell'attenzione politica, popolare e persino internazionale ricevute da solo uno dei due Baba in digiuno, soprattutto a causa del diverso risultato della loro protesta, avrebbero potuto condurre a rendere giustizia almeno ex-post a Swami Nigamananda.

Ma le ragioni - concretissime - della protesta sostenuta fino alla morte dallo Swami 38enne originario del Bihar sono state poi rapidamente archiviate dall'informazione generalista. 

Il settimanale Tehelka dedica invece una lunga e documentatissima inchiesta a quella che a prima vista potrebbe essere - e di fatto è spesso stata - liquidata come una battaglia mistica, La Salvezza di Madre Ganga, di uno dei tanti santoni indiani; si trattava in realtà di una ben più definita e mirata lotta alla sempre più aggressiva Mafia delle cave ( qualcosa che anche qui in Italia dovremmo poter agilmente comprendere), condotta da Baba Nigamananda e dai suoi compagni di Ashram particolarmente contro una compagnia: la Himalaya Stone Crusher, contro le incredibili omissioni da parte delle autorità locali di controllo e la rete di connivenze che hanno permesso durante oltre un decennio a questa società di causare gravi danni ambientali e sociali. Danni che, in assenza di drastico intervento, potrebbero costare al paese, anche solo dal punto di vista economico, assai più di quanto si vorrebbe recuperare dai fondi neri depositati all'estero, la piaga contro la quale si era attivato, sempre in favor di telecamera, Baba Ramdev, cavalcando l'ondata d'indignazione popolare contro l'onnipresente corruzione indiana, già meritoriamente capitanata con successo in precedenza dall'anziano attivista gandhiano Anna Hazare. Quei fondi illegali, però, contro il traffico dei quali il noto guru multimilionario chiedeva la pena di morte, si può supporre appartengano con ogni probabilità in buona parte anche a parecchi dei suoi più appassionati sostenitori e devoti, tra i quali figurano molti politici del principale partito attualmente all'opposizione nel parlamento centrale indiano.

Grazie anche alla complicità di molti tra quegli stessi esponenti politici che si sono stracciati le vesti quando il governo centrale ha interrotto con la forza la battaglia anti-corruzione di Baba Ramdev, la Himalaya Stone Crusher rischiava intanto di distruggere impunemente l'ecosistema dell'Uttarakhand, di avvelenarne le acque e di deviare il corso del suo sistema fluviale, con immaginabili gravissime ripercussioni per milioni di Indiani.

Secondo l'inchiesta condotta dal settimanale, una fitta ragnatela di interessi politici ed economici permette infatti che numerosissime cave stiano seriamente compromettendo il letto del Gange e dei suoi affluenti, in palese violazione di una lunga serie di norme e regolamenti: una situazione di totale impunità che è diventata catastrofica da quando lo Stato settentrionale è governato da una maggioranza targata BJP. Importanti esponenti locali del partito e addirittura alcuni ministri risultano infatti direttamente titolari o soci in diverse tra le 18 principali compagnie che si dedicano ad estrarre ogni anni milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia dai letti dei fiumi Gange, Yamuna, Gaula e Sharda e altrettanti di steatite - o saponaria - dalle colline circostanti.

La Himalaya Stone Crusher - il cui titolare è Gyanesh Agarwal - personaggio molto vicino ai vertici del movimento fondamentalista induista RSS - era sponsorizzata personalmente dal potentissimo ministro dell'Uttarakhand Madan Kaushik; per 14 anni la compagnia ha prosperato enormemente e spudoratamente, scavando dove, come e quanto voleva, protetta dal muro delle complicità e degli interessi economici trasversali, fino a che l'Alta Corte dello Stato ne ha ordinato la chiusura immediata il 26 Maggio di quest'anno a causa delle incredibili violazioni riscontrate e dei danni procurati al Gange. 25 giorni dopo che Baba Nigamananda era scivolato silenziosamente in coma e 16 giorni prima della sua morte.

L'ashram al quale apparteneva, il Matra Sadan di Haridwar fondato da Swami Shivananda, aveva già compiuto 30 satyagraha contro gli scavi illegali nel corso degli ultimi 14 anni, a partire da quando, nel 1998, l'Himalaya Stone Crusher aveva continuato a scavare serenamente lungo gli argini del fiume nella zona di pellegrinaggio durante il Kumbh Mela ad Haridwar. 

Nigamananda aveva preso parte a cinque di questi periodi di digiuno, portati avanti dai membri dell'ashram a staffetta, a volte anche per due mesi consecutivi ognuno. La polizia dello Stato aveva incarcerato negli ultimi 10 anni Shivananda e i suoi discepoli tre volte, accusandoli di creare disordini. Il Matra Sadan Ashram - un umilissimo e vero ashram, non un circo mistico a 5 stelle come altri di grande successo anche tra noi occidentali - è stata l'unica entità a battersi contro il pericolosissimo scempio perpetrato sui fiumi dell'Uttarakhand dalla mafia delle cave, totalmente ignorata dal resto del Paese.

Il corpo di Baba Nigamananda è accompagnato alla sepoltura dagli altri Sadhu dell'AshramChiude l'inchiesta, condotta da Ashish KhetanManoj Rawat, una riflessione agrodolce:" In un Paese che costantemente e volontariamente si genuflette davanti ai ciarlatani della spiritualità, davanti ai luccicanti Uomini di Dio che guidano Lexus e viaggiano in Limousine, che fanno pagare ai loro devoti 50mila Rupie per poterli ascoltare dalla prima fila - solo 20mila per l'ultima - il fatto che nessuno abbia prestato attenzione ai veri Baba e alla loro lotta non violenta contro la corruzione durata 14 anni, è un poderoso pugno alle nostre coscienze. L'unico barlume di speranza in questa vicenda esemplare proviene dal fatto che, mentre la chiassosa crociata contro i fondi neri all'estero - ad alto tasso emotivo e basso tasso di efficacia - giace sepolta dall'ambiguità, la lotta dei Baba del Matra Sadan alla fine ha ottenuto un autentico trionfo".  

Baba Nigamananda, che dopo aver studiato a Delhi lasciò per sempre nel 1995 la sua vita materiale e la sua famiglia della media borghesia per cercare la Verità, ne sarà certamente felice.

 
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