La compagnia delle Indie 1500 - 1771 PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia

La penetrazione e l'ascesa commerciale delle potenze europee.

  IMPERO MOGHUL 1500 - 1700 

         1500 -1771    1771-1799

  1000 - 1498 D.C     

Mentre il futuro imperatore moghul Babur effettuava dall'odierno Afghanistan le sue prime incursioni verso l'India, l'Oceano Indiano era già divenuto dominio marittimo dei Portoghesi. I Moghul non si interessarono mai molto al commercio internazionale, poichè l'economia dell'India si reggeva principalmente sulle imposte terriere; l'unica preoccupazione dei sovrani era il reperimento di oro e argento, di cui l'India non possiede miniere se non modeste, e dunque, purchè i metalli per la moneta fluissero cospicui dall'Occidente, i Moghul non avevano ragione di interferire con i commercianti stranieri. I Portoghesi, insediatisi principalmente a Goa, divennero nel XVI° secolo monopolisti del commercio del pepe indiano, finchè non vennero soppiantati nel secolo seguente dagli Olandesi, che fondarono nel 1602 la Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Due anni prima, anche a Londra era stata fondata una Compagnia delle Indie che però durante il XVII° secolo operò su scala ridotta rispetto a quella olandese.

Alla lunga però la Compagnia britannica ebbe il sopravvento nella zona, grazie al fatto di non possedere una grande flotta, di costosissimo mantenimento com'era quella Olandese, perché i Britannici avevano infatti adottato il sistema di noleggiare le navi da armatori privati per i loro viaggi intercontinentali. E gli Olandesi rivolsero allora la loro attenzione verso l'Indonesia. Nel 1644, anche la Francia aveva fondato la sua Compagnia delle Indie Orientali, ma si scontrò subito con quella olandese, che ne distrusse la flotta bloccandone i progetti fino al 1685, quando la Compagnia venne rifondata grazie alla tenacia di Francois Martin, che dal 1668 risiedeva in quello che sarebbe diventato l'unico stabile insediamento francese in India: Pondicherry

Nel frattempo, l'impero Moghul si stava sgretolando e col crollo delle infrastrutture statali i grandi mercanti privati divennero facile preda di bande di briganti e piccoli rajah corrotti, lacerando così la grande rete commerciale interna indiana, che per sussistere necessitava invece di stabilità e ordine. Soltanto le Compagnie europee, con le loro navi armate e le basi commerciali fortificate, poterono espandersi e fiorire; si cominciò a mandare in Bengala artigiani inglesi per istruire i produttori locali al gusto europeo, mentre l'antico porto di Surat, in Gujarat, perdeva la sua centralità a causa delle incursioni dei ribelli Maratha in favore di quello di Bombay, dove la Compagnia britannica offriva protezione. I Maratha da tempo fronteggiavano i Moghul e tra il 1720 e il 1740, sotto la guida di Baji Rao, giunsero persino a conquistare Delhi, per poi però abbandonarla subito dopo. Ma non furono gli unici ad aproffittarsi della decadenza moghul: fu proprio mentre le armate imperiali erano impegnate al Sud in una campagna contro i Maratha, dai quali furono per di più sconfitti, che dalla Persia giunse Nadir Shah, condottiero che saccheggiò la capitale rubando il mitico Trono del Pavone dell'imperatore Shah Jahan e il leggendario diamante Koh i noor, tra i tantissimi tesori razziati.

Nel XVIII° secolo, l'India tornò così a frammentarsi in potenze regionali, come era stato fino all'avvento dei Moghul: regni feudali che si andavano rapidamente affrancando dal potere centrale di Delhi, mentre gli Europei continuavano a limitare la loro influenza alle coste e ai mari. Ma quando Francia e Gran Bretagna si affrontarono in una guerra per la supremazia commerciale e che le vide scontrarsi per circa 20 anni, i due Stati europei cominciarono ad intromettersi anche negli affari politici e militari indiani, alleandosi con i sovrani che si muovevano guerra tra loro e spesso adoperandosi per incrementarne gli scontri, mentre cominciarono ad addestrare in proprio mercenari indiani e a creare veri e propri eserciti privati. A seguito di una serie di questi scontri, interni ed incrociati, emerse la figura di Robert Clive, un giovane funzionario delle Compagnia, il quale, con una complessa rete di intrighi, riuscì ad estorcere all'ormai fragile erede moghul, Shah Alam, il controllo totale del Bengala e la nomina a Governatore della provincia nel 1765. I sovrani che si contendevano questa terra erano stati infatti sconfitti dagli Inglesi, quando non si erano annientati fra loro, mentre nuove incursioni dall'Afghanistan tenevano nel frattempo in scacco i Maratha, poi sconfitti da Haider Alì, nuovo regnante a Mysore.

Ma il vero architetto del dominio britannico in India sarà il successore di Clive, Warren Hastings, che aveva cominciato la sua carriera nella Compagnia come impiegato a Calcutta, nel 1750, e nel 1771 divenne a sua volta Governatore del Bengala, dopo che una terribile carestia aveva ucciso un terzo della sua popolazione: sarà Governatore Generale dell'India da lì a poco.

 

East India Company: come una società per azioni travolse l'impero moghul

 

 
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