Al Hind, la conquista islamica PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia

La conquista decisiva dell'India settentrionale ad opera delle forze islamiche partì dall'odierno Afghanistan tra il XII e il XIII secolo ad opera di un condottiero tajiko, e diede origine al Sultanato di Delhi, fondato da un ex-schiavo turco: Qutub-ud-Din Aibak 

Nel 1151 d.C. durante le feroci lotte per la supremazia che stavano scuotendo la regione, i magnifici palazzi e le moschee leggendarie di Ghazni, capitale afghana del ricchissimo regno fondato il secolo precedente da Mahmud, vennero competamente distrutti. Erano stati eretti e resi splendidi grazie al bottino ottenuto dal condottiero durante 25 anni consecutivi di razzie nell'India nordoccidentale e che oltre a ricchezze materiali incommensurabili gli avevano fruttano anche ingenti masse di manodopera gratuita, giacchè ad ogni incursione predatoria seguì regolarmente anche la deportazione di vaste porzioni della popolazione indiana. Da quel conflitto afghano emersero come nuova potenza i sovrani tajiki di Ghur, nell'odierno Afghanistan occidentale, e nel 1175 Muhammad di Ghur si lanciò prima alla conquista di Multan e in seguito a quella di Lahore, dove si era trincerato nel frattempo l'ultimo rivale e aspirante al trono di Ghazni. Usando allora l'odierno Punjab pakistano come base, Muhammad decise di espandersi ulteriormente a Est in Hindustan, con l'intenzione di governarlo e non, come in precedenza Mahmud di Ghazni, semplicemente di saccheggiarlo.

Non ebbe tuttavia molto successo in un primo scontro avvenuto allo scopo con il sovrano chalukya del Gujarat, nel 1178, e nemmeno nel 1191, nella prima battaglia di Tarain, a Nordovest di Delhi, contro una confederazione rajput guidata da Prithviraj Chauhan. Ma quando l'anno successivo il condottiero si ripresentò sullo stesso campo di battaglia, questa volta forte di 10mila arcieri a cavallo, riuscì a sconfiggere Prithviraj e quel che restava del suo esercito e nel giro di pochi anni conquistò quasi tutta l'India settentrionale, sconfiggendo uno a uno i clan Rajput, che anzichè ricompattarsi si erano arroccati ognuno nei propri territori superstiti. Nel 1193 Muhammad debellò la dinastia Ghadavala e prese le città di Kanauj e di Varanasi, costruendo moschee sulle fondamenta dei templi che andava distruggendo e ben presto si impadronì anche di Gwalior, Ajmer e Anhilwara, al tempo centro primario del Gujarat, eliminando in tal modo le maggiori postazioni rajput dell'area. Esistono molte leggende a proposito delle due battaglie di Tarain, tutte volte sostanzialmente ad ammantare di onore e gloria lo sconfitto Prithviraj ai danni dell'infido vincitore, Muhammad; diffuse in origine dai bardi rajasthani, vengono largamente ritenute oggi la versione ufficiale di quegli eventi, pur trattandosi in realtà di narrazioni popolari prive di qualsiasi fondamento storico.       

Molte delle vittorie ottenute da Muhammad di Ghur furono dovute al generale turco ed ex-schiavo QutubudDin-Aibak, che Muhammad nominò in seguito suo vicerè a Delhi, mentre la conquista dell'India orientale fu affidata al turcomanno Muhammad Bhaktyar Khilji, che ugualmente aveva rapidamente raggiunto dal basso il rango di generale e che si impadronì del Bihar, distruggendo nel mentre l'università di Nalanda e sconfiggendo nel 1202 il raja Lakshmana Sena, del Bengala. Cercò anche di annettere l'Assam, ma dovette ritirarsi dopo aver subito gravi perdite. Il dominio di Muhammad nell'India settentrionale fu così quasi completo, da Ovest a Est, sebbene con l'eccezione del Kashmir. Nel frattempo però approfittò della sua assenza lo Shah della Corasmia, che nel 1205 conquistò il potere in Afghanistan sconfiggendo le retrovie dell'esercito di Muhammad rimaste a presidiarlo. L'anno successivo, Muhammad stesso fu assassinato nei pressi del fiume Indo e il vasto impero appena conquistato sembrò essere già sull'orlo della disgregazione: alcuni principi rajput erano passati al contrattacco e Gwalior e Ranthambore erano tornate in loro potere, ma fu allora che Qutub-ud-Din Aibak, forte del sostegno accordatogli dalle sue armate, compì il passo decisivo e si dichiarò indipendente dai Ghuridi, fondando a Delhi la sua propria dinastia. Ad Aibak, nel 1211, successe poi il genero Iltutmish, che in seguito venne solennemente consacrato Sultano di Delhi da un rappresentante del califfo abasside di Baghdad.

Iltutmish dovette naturalmente affrontare svariati problemi di consolidamento, nel vasto ed estraneo regno ereditato dal suocero, e in aggiunta dovette anche gestire diplomaticamente l'avvento dei Mongoli, che fecero allora la loro prima comparsa nell'Hindustan. Nel 1221 Gengis Khan, lanciatosi all'inseguimento dello Shah della Corasmia, che peraltro aveva già sconfitto, raggiunse infatti le rive dell'Indo, dove lo shah si era rifugiato. Il successo di Iltutmish nell'evitare l'invasione mongola fu dovuto al fatto che, molto saggiamente, si astenne dal prendere posizione, nonostante il fatto che lo shah gli avesse fatto richiesta di aiuto in qualità di correligionario. Gengis Khan lasciò allora nel Punjab delle truppe, che vi si stabilirono definitivamente e che furono per tutto il XIII secolo una delle spine nel fianco del Sultanato di Delhi, e proseguì per la sua devastante campagna verso la Persia. Meno di due secoli dopo, sarebbe stato il turno del suo discendente Tamerlano, che nel 1398 invece puntò dritto all'Hindustan e a Delhi, mettendo la regione talmente a ferro e fuoco che le ci vorranno 50 anni per riprendersi.

 

 
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