Amitav Ghosh a Roma PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Letture consigliate
Sabato 12 Novembre 2011 07:46

Amitav Ghosh risponde al telefono mentre si trova tra gli occupanti del Teatro Valle di Roma. Tra loro ha scelto di passare i primi momenti liberi della sua trasferta romana dopo incontri e presentazioni per il nuovo romanzo, “Il fiume dell’oppio”, in uscita da Neri Pozza .

di Alessandra Muglia

Amitav GoshLo scrittore indiano è incuriosito e sorpreso: “Dopo i giovani manifestanti di Occupy Wall Street, ho visitato i movimenti di occupazione di otto città comprese Ottawa, San Francisco e Seattle, ma questo di Roma è molto diverso: più incentrato sulla democratizzazione della cultura che sui temi economici e sul capitalismo come gli altri” osserva. “E’ difficile per questi movimenti riuscire ad avere un impatto diretto sul mondo nell’immediato, ma credo che possano incidere sul lungo periodo” valuta lui che nel suo nuovo romanzo, mix avvincente di storia e avventura, va alle origini del capitalismo occidentale: al commercio dell’oppio che ha visto indiani e inglesi concorrenti sui mercati cinesi d’inizio ‘800.


Grande epopea di mercanti, marinai e fuggitivi ambientata a Canton, il romanzo è il secondo tomo della trilogia inaugurata nel 2008 da “Mare di papaveri”. L’oppio si rivela quell’arma con cui l’Occidente si arricchisce mettendo in ginocchio la Cina di allora, creando il primo caso di dipendenza di un popolo dalla droga. Spiega Ghosh: “Anche all’epoca l’Occidente aveva un grande deficit commerciale con la Cina da cui importava svariati prodotti, dalla seta al thé. Per pareggiare i conti la Compagnia inglese delle Indie Orientali cominciò a esportare  l’oppio prodotto nell’India britannica. Ma quando i cinesi si resero conto dei danni che provocava alla popolazione e decisero a vietarne il commercio, gli inglesi gli fecero guerra in nome del libero mercato”.

 

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