Musica classica Hindustani PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Musica

La musica classica dell'India settentrionale, o musica classica hindustani

Saraswati, dea della musicaLe radici storiche della musica indiana, tanto settentrionale quanto meridionale, risiedono nel trattato su danza, musica e teatro Natyashastra, composto secondo tradizione dal saggio Bharata Muni nel IV° secolo a.C. In base alla visione indiana, la musica, Sangeet, ha origini divine e viceversa, perchè la Divinità stessa è musica, é Nada, melodia cosmica che pervade l'intero universo grazie all'azione della Shakti, in assenza della quale non è possibile suono o canto, non esistono le note musicali nè la danza. Considerata parte integrante ed esclusiva dei rituali religiosi, all'inizio la musica era ristretta al tempio, sviluppandosi poi in varie forme come il Jatigan, impiegato per recitare episodi del Mahabharata o del Ramayana o il Prabandh Sangeet, canto in Sanscrito di tipo contemplativo divenuto molto popolare tra il II e il VII secolo d.C. 

Le due tradizioni musicali principali, settentrionale e meridionale, cominciarono a divergere solo intorno al XIV° secolo a causa delle influenze arabo-persiane che la musica Hindustani, cioè dell'India settentrionale, cominciò ad assimilare dalle prime corti islamiche e poi dai Moghul. La musica Hindustani assunse allora come base l'ottava di note naturali, Shudha Swara saptak, che consta come la nostra di 12 note (7 + 5) oltre a sviluppare diversi stili di composizione come il Dhrupad, vocale e austero e che prese il posto del Prabandh, o più tardi il Khayal, a contenuto romantico e ricca ornamentazione, che contribuirono, uniti agli inni religiosi, alla creazione di uno stile raffinatissimo ed originale. Altre forme vocali, considerate più leggere in quanto meno astratte, sono dadra, thumri, ghazal e il qawwali.

L'introduzione di molte di queste nuove forme musicali viene attribuita ad Amir Khusro, studioso, poeta e musicista di raro talento che fu ospitato alla corte di Allauddin Khilji nel XIII° secolo. In seguito, durante l'impero Moghul e precisamente durante il regno di Akbar, la musica Hindustani raggiunse il suo apice grazie anche all'apporto del leggendario musicista Mian Tansen, considerato all'epoca uno dei più preziosi gioielli della corte dell'imperatore, assorbendo correnti musicali diverse che ne arricchirono ulteriormente i colori e le sfumature, pur mantenendone cristallina la purezza.

In seguito, sotto il patronato delle diverse corti principesche, si formò un'altra caratteristica della musica Hindustani, ossia l'istituzione di Gharanas, scuole di stile o famiglie, in ognuna delle quali si svilupparono, e si sviluppano tuttora, sfaccettature distinte di esecuzione, mentre la grande diffusione popolare del movimento Bhakti apportò nuove tematiche religiose ai testi cantati. Alla fine del XIX secolo, un illuminato musicista e musicologo, Vishnu Narayan Bhatkhande (1860 - 1936) codificò e diede una grammatica definitiva alla musica Hindustani, che fino ad allora ne era priva. Il risultato fondamentale da lui raggiunto fu il raggruppamento in dieci That, famiglie di scale, su cui si basano i Ragas, che con i Taal sono il fondamento della composizione Hindustani. Contemporaneamente Pandit Vishnu Digambar Paluskar (1872 - 1931) straordinario musicista non vedente, democraticizzò l'arte della musica semplificandone la teoria e fondando nel 1901 a Lahore e in seguito anche a Bombay la prima scuola di musica a sovvenzione pubblica, rompendo con la stretta tradizione precedente, Guru-Sishya Parampara, che tuttavia sopravvive sotto altre forme più compatibili con la vita contemporanea.

Il Raga o raag è l'intricato sistema di scale e schemi di melodie che, associati, corrispondono a stagioni, colori, ore del giorno e della notte ed umori dell'anima, in un caleidoscopio di sfumature unico nella storia della musica. Esistono circa 200 Ragas principali, ognuno definito da una combinazione scala-schema melodico, note dominanti, regole precise di battute ascendenti e discendenti, così come frasi melodiche ad esse associate. Come il Raga determina la melodia, così il Taal, o Tala organizza il ritmo. Ogni Taal è suddivisibile in sequenze cicliche di Theka, sillabe, costituite a loro volta da un numero di Matras, battiti, con l'enfasi posta sul primo di essi, Sam. Esistono centinaia di Taals specifici, ma il più usato è il Teentaal, basato su 16 battiti.

Una performance di musica Hindustani generalmente consta di varie fasi che iniziano con l'Alap, una lenta invocazione a ritmo libero e stile meditativo, nella quale già si introducono le sottigliezze del raga che verrà. L'Alap è seguito dallo Jhod, più ritmico e con molte possibili varianti e che introduce il Jhala, col quale il ritmo viene sostenuto con note rapide. Con l'Alap e lo Jhod, la creatività dell'artista riceve la massima libertà di espressione ed è dove principalmente questa si misura. Inizia poi con il Gat la seconda parte, che introduce per la prima volta le percussioni basandosi sul Taal, la struttura ritmica, cominciando questa sempre con un tempo lento, Vilambit, per continuare poi in un crescendo che termina con il tempo rapido, Drut. La melodia principale prodotta dall'artista può sembrare divergere nelle complesse improvvisazioni dal ritmo del Taal, ma coinciderà alla fine al primo nuovo battito delle Tabla, le percussioni. Proseguiranno poi in sincronia, o con ritmo in contrappunto, sino alla fine.

Gli strumenti tradizionali della musica Hindustani, la cui accordatura e utilizzo dipende dalle varie scuole o Gharanas, oggi sono il Sarod, il Tanpura e il Sitar a pizzico, il Santur, il Bansuri, flauto traverso in bambù, lo Shehnai l'oboe indiano, le Tabla, percussioni, il Sarangi, ad arco e l'armonium indiano.

 

 

 
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