Artigianato indiano 2.0 PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Artigianato
Venerdì 02 Dicembre 2011 09:42

Una nuova generazione di imprenditori sta offrendo ai più classici e tradizionali artigianati indiani continuità, spirito di modernità e rinascita commerciale

Una creazione in vendita sul sito di Ritika Mittal, MORAA volte usano metodi che possono apparire stravaganti per promuovere le arti e gli artigianati tradizionali indiani: Medhavi Gandhi, per esempio, giovane imprenditrice de The Happy Hands Foundation, è riuscita a mettere insieme il gigante Coca-Cola e due dei suoi artigiani per un evento della multinazionale che si è tenuto nella capitale indiana nel 2010. Il risultato è stato una gigantesca bottiglia della nota bevanda in terracotta, dipinta coi più classici motivi Warli prestati a scene di vita contemporanea. Nel 2011 si è occupata di portare l'arte tribale nei larghi viali di New Delhi, nell'ambito delle commemorazioni per il centenario del passaggio della capitale del Raj britannico da Kolkata a Delhi nel 1911, attraverso il posizionamento di ombrelli decorati con la coloratissima arte dei Gonds in vari luoghi pubblici della città a seconda della stagione in corso. Sul sito della fondazione, al link The People's Project, artigiani di diversi Stati offrono in vendita le loro produzioni.

A Mumbai, Neha Gandhi ha scelto un'altra via per riconnettere la popolazione urbana e gli artigiani tradizionali: da una parte, il suo negozio online Matsya offre una vasta gamma di prodotti, che spaziano dai dipinti Jadu Patta del Bengala occidentale a quelli della tradizione Madhubani, fino ai prodotti del Kutch gujarati; dall'altra, accompagna piccoli gruppi di viaggio alla scoperta degli artigiani stessi e delle loro tecniche in quella terra lunare ai confini col Pakistan.

Queste due giovani imprenditrici fanno parte del nutrito e crescente gruppo di giovani che si stanno impegnando nel tentativo di unire la straordianaria tradizione artigianale indiana e le più moderne tecniche di commercio, sebbene tutti ci tengano a sottolineare che il possibile riscontro economico sia quello che meno interessa loro di fronte alla possibilità di aiutare gli artigiani di tutta la nazione a salvare la loro arte, rinfrescando le proprie produzioni in un'ottica che possa incontrare maggiormente gli attuali gusti del mercato interno ed estero. " L'obiettivo primario è dare a questi artigiani la formazione necessaria affinchè producano beni secondo tradizione, ma che incontrino anche gli attuali bisogni del mercato" dichiara Nupul Bhar, responsabile del gruppo Politiche e Patrocinio della All India Artisans and Craftworkers Welfare Association di Delhi (AIACA).

La 27enne Ritika Mittal di Mumbai si occupa invece di preservare soprattutto le tradizioni tessili indiane: attraverso Mora, il suo negozio online di selezionatissimi capi artigianali, Ritika sperimenta e vende combinazioni di varie tecniche di tessitura e ricamo provenienti da diverse zone del Paese. " La tradizione tessile in seta e cotone sta morendo, a causa del ricorso sempre più frequente alle fibre sintetiche da parte degli artigiani, una tendenza che io cerco di combattere recuperando anche le tecniche meno conosciute" racconta. Mittal viaggia nei più remoti angoli del Nord-Est per nove mesi all'anno e le sue vendite online avvengono solo durante tre mesi, quando lei rientra a Mumbai.

Swathi Seth è andata ancora un passo più in là: non solo promuove le produzioni di artigiani indipendenti, ma richiede loro anche oggetti specifici di sua ideazione e che coinvolgono le più diverse tecniche e tradizioni, diventando accessori moda, oggetti d'arredamento e utensili. "Il risultato - dice - E' che non esistono due pezzi identici". I suoi prodotti vengono commercializzati sotto l'etichetta The Color Caravan, presso negozi concepts a Mumbai, Gurgaon e Bangalore, ma alcuni pezzi selezionati si possono trovare e personalizzare secondo richiesta anche sulla sua pagina FB.

Per Sudip Datta, l'ingresso nel mondo dell'artigianato è avvenuto in modo del tutto casuale, considerati la sua laurea e l'impiego che aveva in quel momento presso un'industria tecnologica negli Stati Uniti. L'anno scorso, dopo molti mesi trascorsi a girare per l'India per contattare le persone giuste e farsi un'idea sul campo, ha fondato Aporv, un portale dedicato all'artigianato e dove circa 2000 artigiani sparsi in 5 Stati offrono i loro prodotti.

A Bangalore, la 23enne Dakshyani Gowda ha cominciato a lavorare nel ramo con lo scopo di finanziare le sue altre attività culturali. Ha così ideato una linea di bigiotteria e accessori creati coi ritagli tessili, gli scarti di sartoria: questi vengono trasformati in accessori a basso costo dalle donne artigiane di alcuni villaggi del Karnataka, nell'ambito del suo progetto di emancipazione femminile e oggi vengono venduti in diversi negozi di Mumbai, Delhi e Bangalore. Col ricavato, Dakshyani finanzia un progetto di educazione alle antiche arti artigiane risalenti alla Civiltà dell'Indo, attraverso un'organizzazione che si chiama Sanchali e che gestisce una sorta di museo itinerante col quale avvicina i piccoli dei villaggi alla tradizione.

Per tutti questi giovani imprenditori, è certamente ancora difficile far quadrare i conti e mantenere il giusto equilibrio, accontentare il mercato operando sempre con equità verso gli artigiani che lavorano per e con loro. Ma se ce la faranno, oltre al successo imprenditoriale otterranno l'enorme soddisfazione di aver contribuito a mantenere vive tradizioni secolari, promuovendo e vendendo in modo nuovo oggetti di totale contemporaneità urbana e frutto di una sapienza antica.

 
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