Mehndi, i tatuaggi con l'hennè. PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Usi e costumi

Dalla Turchia al Marocco e all'India e poi nel mondo intero: le donne, ma anche gli uomini, di tutte le epoche hanno usato le foglie della lawsonia inermis per abbellire il proprio corpo.

Le prime evidenze storiche dell'uso dell'Hennè, lawsonia inermis, per abbellire il corpo umano risalgono al neolitico, 7° millennio a.C. nell'attuale Turchia, per ricomparire poi in Siria a Ugarit con le prime testimonianze scritte. Incorporato tra le usanze islamiche a partire dal VI° secolo d.C. la henna o hennè seguì l'espansione musulmana e per questo fu largamente usato in Spagna, finchè la Santa Inquisizione ne vietò la coltivazione nel 1567. I magnifici disegni dell'epoca caddero in disuso in Europa fino al XX° secolo, mentre nel Nord Africa e Medioriente godettero di largo favore fino alla stessa epoca, quando nei contesti urbani le donne scelsero di abbandonarli per emulare le donne occidentali che però, nel frattempo, si preparavano a recuperarli.

In India, queste decorazioni si chiamano Mehndi e la loro tradizione risulta ininterrotta a partire dalle dame e divinità ritratte negli affreschi delle grotte di Ajanta, datati attorno al 400 d.C., fino ai giorni nostri.

La tradizione vuole che sia applicato in particolare la giornata prima del matrimonio durante la cerimonia del mehndi, appunto, che è parte integrante delle nozze, qualunque sia l'appartenenza religiosa della sposa: si tratta di una specie di addio al nubilato - oggi nell'India urbana un vero e proprio party - celebrato in compagnia di tutte le amiche e parenti della fidanzata che, mentre i disegni vengono creati su mani, braccia, piedi e gambe, cantano canzoni tradizionali o ballano coreografie imitate dalle hits bollywoodiane; ma qualunque celebrazione o festa è un buon motivo per ornarsi col Mehndi, in India. Oggi sono disponibili alla vendita anche delle forme adesive in plastica prestampata, sorta di stencyls applicabili sul corpo e ricopribili con la pasta di hennè, che viene venduta in coni già pronti all'uopo. Una volta asciutta la pasta, lo stencyl viene rimosso, così come i residui di hennè secco, lasciando sul corpo un intricato disegno che però poco avrà in comune con la sofisticatissima arte a mano libera dei professionisti locali. 

Si crede che più scura risulterà la tinta ottenuta durante la cerimonia del Mehendi, più profondo sarà l'amore che legherà gli sposi; ma, secondo altre versioni più maligne, ciò rivelerebbe invece il sollievo della madre della sposa per essersi finalmente liberata della figliuola...  A volte, tra gli arabeschi nuziali vengono inserite anche le iniziali del fidanzato: sfidarlo a trovarle sarà un buon modo per rompere il ghiaccio dopo la cerimonia nuziale, fra sposi che ancora a volte mai hanno avuto occasione prima di rimanere da soli. Ma anche in questo innocente gioco si cela una trappola della tradizione: si dice che, se il novello sposo non riuscirà a trovarle, non sarà certo lui a portare i pantaloni in casa. 

Le ballerine di BharataNatyamdanza classica indiana, dipingono con l'hennè ampi cerchi sui palmi di mani e sui piedi, oltre a ricoprire l'intera prima falange di tutte le dita. Mentre il disegno applicato sulla pelle sbiadisce in pochi giorni, variabili a seconda della frequenza e l'intensità dei lavaggi a cui è sottoposto, oltre che a seconda della composizione della pasta di hennè - il succo di limone aiuta la persistenza e l'intensità della colorazione - è bene ricordare che sulle unghie, così come sui capelli, la tinta viene invece assorbita in maniera quasi indelebile e dunque del tutto eliminabile solo con la ricrescita. 
Oggi i disegni tradizionali vengono arricchiti con l'aggiunta di polveri iridescenti o brillanti, o con la tecnica chiamata zardosi - dal nome di un classico tipo di ricamo -  e che prevede che il profilo dei disegni venga effettuato prima con l'hennè nero e che in un secondo tempo questi vengano rimpiti con quello classico rosso. Ma sono prodotti che, se non di provenienza certa, possono causare pesanti allergie e conseguenze dermatologiche.

La bellezza di questi tatuaggi temporanei ha fatto sì che la tradizione si mantenesse intatta in India fino ai nostri giorni e che anzi ne oltrepassasse i confini, ravvivandola di ritorno anche in patria tra le nuove generazioni. Rockstars come Madonna, Bjork o Beyoncé hanno esibito negli anni scorsi intricati arabeschi realizzati con l'hennè, ma il fascino di questa tradizione ha ispirato anche lodevoli inziative, come quella nata tempo fa da un collettivo di volontarie e poi diffusasi in varie parti del mondo e che offre alle persone sottoposte a chemioterapia un'alternativa estetica altamente soddisfacente durante frangenti certamente difficili.

Ormai anche sulle nostre spiagge è da anni offerta con poca spesa - ma a volte anche con altrettanto ridotte certezze igieniche - la applicazione di questi tatuaggi temporanei. Fate sempre attenzione all'hennè nero: come detto, può causare serie dermatiti

Per una panoramica delle varie applicazioni, tradizionali o moderne, potete visitare la Galleria Fotografica della Guida.

 
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