Ratan Tata va in pensione PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Le grandi personalità
Venerdì 30 Novembre 2012 07:56

L'uomo a capo del gigantesco gruppo Tata, presente in oltre 80 Paesi nei settori più disparati, darà le dimissioni il 28 dicembre, all'eta di 75 anni. Storia di un manager schivo e rivoluzionario, tra controversie locali e un filantropismo da record. Luci e ombre dell'ultracapitalismo indiano.

 

di Matteo Miavaldi

Ratan TataSolo al vertice di una delle multinazionali più grandi del mondo. Riservato, schivo, celibe senza figli, a poche settimane dall'autopensionamento. Ratan Tata, 74 anni, è uno degli uomini più potenti del mondo, il signore a capo del Tata Group, una costellazione di aziende che abbraccia ogni settore dell'economia indiana e che vanta, secondo i dati di fine ottobre, entrate per 100 miliardi di dollari all'anno.

Entro fine dicembre, seguendo le regole interne del gruppo, Ratan Tata si ritirerà a vita privata, lasciando le chiavi del marchio simbolo del miracolo economico indiano a Cyrus Mistry, fratello di sua cognata. Un passaggio di consegne tutto in famiglia, come da tradizione.

E il fatto che il giovane Mistry (44 anni) sia cittadino dell'Irlanda del Nord non ha evidentemente costituito un ostacolo alla sua nomina in pectore.

Mistry, come Tata, è prima di tutto un parsi, popolo di fede zoroastriana migrata dell'Asia centrale in India che oggi si concentra principalmente nello Stato del Maharashtra.

Dei 100mila parsi censiti al mondo, quasi 70mila si trovano a Mumbai, dando vita ad una comunità decisamente benestante, elitaria e impermeabile alle contaminazioni esterne. I parsi si frequentano tra di loro e, tendenzialmente, si sposano tra di loro, motivo per il quale sono oggi una stirpe in via d'estinzione: molti, piuttosto che sposarsi fuori dalla comunità, preferiscono non farlo.

 

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