Honey Singh, Bollywood e le donne PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Musica
Martedì 08 Gennaio 2013 11:56

Mentre il resto del mondo incoronava su Youtube il coreano Psy e il suo Gnam Gnam Style come il video più cliccato dell'anno -  e anche della storia, per il momento - in India lo batteva Yo Yo Honey Singh, ora sotto accusa per i suoi vecchi pezzi, dai testi pesantemente osceni ed inneggianti allo stupro.

 

yo yo honey singhAdorato come un dio dagli Indiani che si sentono molto cool mentre scorrazzano per città e paesi ascoltandolo a tutto volume nelle loro macchine iperaccessoriate, la star dell'hip hop indiano e produttore, nato 28 anni fa a Hoshiarpur, in Punjab, ma musicalmente educato in Gran Bretagna, è così popolare che ormai i suoi pezzi vengono trasmessi a ripetizione dalle stazioni radio e ballati in tutti i club del Paese. Produttori e registi di Bollywood fanno la fila davanti alla sua porta per immortalarlo in un film o scritturarlo come playback singer nelle loro produzioni e sono parecchie le personalità di ogni campo fiere di farsi fotografare al suo fianco. Persino la governatrice di Delhi, Sheila Dixit, classe 1939, presumibilmente del tutto ignara delle novità della scena musicale punjabi, è salita qualche tempo fa sul palco durante una sua performance a sorpresa per ballare con lui

E mentre decine di migliaia di giovani protestavano in tutto il Paese per lo stupro della studentessa di Delhi, altrettanti stavano contemporaneamente cantando, ascoltando e ballando proprio le oscene e brutali canzoni inneggianti alla violenza contro le donne di questo novello reuccio del peggiore machismo locale. Con ogni probabilità, spesso le due tipologie giovanili tra l'altro coincidono: non tutti capiscono la lingua punjabi nella quale Yo Yo Honey Singh canta mescolandola all'Hinglish.
Quelli però che la capiscono, tra i suoi numerosissimi fans - al momento quasi 3 milioni solo quelli iscritti alla sua pagina Facebook ufficiale - spiegano che lo amano anche perchè interpreta le loro peggiori fantasie, utilizzando il loro stesso gergo ed esprimendo la loro stessa rabbia verso le donne che li snobbano o li lasciano. Sorprendentemente, però, tra i suoi fans più accaniti militano anche moltissime donne.

Uno degli eventi clou previsti per la notte di Capodanno nella capitale indiana era il veglione per 3000 persone organizzato presso l'Hotel Bristol di Gurgaon, a Sud di Delhi, la cui principale attrazione doveva essere proprio l'esibizione del cantante. La festa è però stata cancellata all'ultimo momento, come avvenuto peraltro anche a quasi tutti i festeggiamenti per l'anno nuovo nella capitale, in lutto cittadino dopo la morte della studentessa violentata; ma nel caso specifico, la direzione dell'hotel si era vista comunque costretta alla cancellazione a causa di una denuncia per oscenità depositata dalla polizia di Lucknow contro Honey Singh, oltre che dall'impazzare online di una petizione contro il concerto stesso, inoltrata all'indomani della morte della ragazza dalla scrittrice e blogger Kalpana Misra.

Il motivo di tanta improvvisa indignazione nei confronti del popolarissimo cantante è che, sebbene a renderlo celebre a livello nazionale sia stato l'aver prestato la sua voce a beniamini e compositori bollywoodiani nelle colonne sonore di molti recenti film di successo - Akshay Kumar (Khiladi 786), Ajay Devgn (Son of Sardaar), Saif Ali Khan (Cocktail), Anurag Kashyap (Love Shuv Tey Chicken Khurana), Amit Trivedi (Love Shuv Tey Chicken Khurana), Himesh Reshamiya (Khiladi 786 e Son of Sardaar) e Pritam (Race 2), per citarne solo alcuni -  risulta che i suoi primi pezzi, apparsi online sin dal 2006 e diventati rapidamente così noti da catapultare un oscuro rapper underground punjabi verso l'Olimpo della popolarità attuale, erano a dir poco lesivi della dignità femminile e pesantemente osceni, oltre che passibili di denuncia per istigazione alla violenza, come per esempio Ch**t Vol.1, molto volgarmente Vagina Vol.1, il cui testo (che mi rifiuto di tradurre anche dall'Inglese censurato, NdR), recita preziosismi quali "Come let me f*** you till the thought of making love leaves your mind, Beat you with my shoe after I f**k you and then I’ll shove my d**k in your mouth and j**k off." Oppure come la fulgida hit "Main Hoo Balatkaari", Sono uno Stupratore, da cui si possono attingere perle di grande attualità, appunto, ed altri capolavori analoghi. 

Le aspre critiche che solo ora si sono sollevate contro le sue canzoni degli esordi hanno scatenato di pari passo anche il consueto dibattito sulla libertà d'espressione, tema già assai delicato in India. Ma nel frattempo, a sorpresa, Honey Singh ha disconosciuto quelle sue vecchie tracce, dichiarando di non esserne stato lui né l'autore né l'interprete e di aver già diffidato tutte le piattaforme digitali dal continuare a pubblicarne i video associandoli alla sua persona. Prontamente rimosse in blocco, anche la pagina di Wikipedia a lui dedicata è stata subito aggiornata eliminandole dalla sua discografia. Singh si dichiara infatti vittima di un complotto (toh!) ordito ai suoi danni da compaesani falliti e invidiosi del suo successo, che allo scopo di rovinargli la folgorante carriera avrebbero composto e pubblicato le vergognose tracce attribuendole a lui. Dato il notevole successo ottenuto online da tali pezzi fino al momento della loro recentissima rimozione, sfugge però il motivo per cui i presunti invidiosi non se ne fossero attribuiti in precedenza la paternità, dunque, potendo così finalmente godere anch'essi personalmente della tanto anelata fama, invece di continuare ad offrirla gratis a Singh per dispetto

Ma per quanto indubbiamente violenti e osceni oltre ogni tollerabilità fossero i pezzi d'esordio composti dal cantante più pagato di Bollywood (o da chi per lui) non sono però certamente quelli gli unici brani del panorama musicale indiano attuale a presentare più o meno espliciti riferimenti sessuali, nonostante l'attività della generalmente occhiuta censura locale. Quasi ogni film bollywoodiano offre infatti ormai almeno un Item Number, un cameo appositamente confezionato sulla Hit di punta delle relative colonne sonore, interpretato e ballato allusivamente dalle più richieste attrici del momento e nei cui testi la donna viene presentata regolarmente come un oggetto sessuale più che disponibile, che spesso si offre a chiunque sia abbastanza sveglio da captarne il richiamo e approfittarne al volo; brani di enorme successo, che milioni di persone di ogni genere ed età poi canticchiano entusiasti per mesi, senza porsi troppe domande, imitandone all'occasione anche la coreografia vista in video nelle movenze e negli ammiccamenti, mentre li ballano a matrimoni, celebrazioni di piazza e persino festicciole per bambini.

Contemporaneamente, la cinematografia indiana popolare nel suo insieme celebra da sempre l'uomo che con ogni mezzo possibile assedia la preda femminile prescelta, con metodi che possono anche andare ben oltre il concetto occidentale di stalking, fino a che lei finisce inesorabilmente per innamorarsi di lui, trasmettendo così, di generazione in generazione, il raccapricciante messaggio secondo il quale un NO detto da una donna, insistendo a sufficienza, finirà sicuramente per diventare un SI', senza contare che anche le scene di stupro più o meno esplicito sono innumerevoli, nella storia del cinema indiano. 

Nelle orrende prime produzioni di Yo Yo Honey Singh (o di chi per lui) sostanzialmente di nuovo ci sarebbero insomma solo il gergo rivoltante impiegato e i riferimenti più che osceni e violenti, tutti fattori certamente mutuati anche dai rapper più trash d'oltreoceano; ma il concetto in sé era già piuttosto familiare alla cultura indiana, purtroppo: forse con Honey Singh (o chi per lui...) si é solo attualizzato un po', dunque. 

 
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