Cinema indiano e libertà d'espressione PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Bollywood e cinema
Sabato 02 Febbraio 2013 11:22

Con il bando emesso recentemente dal Tamil Nadu contro il film Vishwaroopam, l'India aveva assestato un altro colpo alla già traballante libertà di espressione dei suoi artisti. Dopo ore di trattative e sette scene tagliate su richiesta dei gruppi islamici, il divieto di proiezione per il film di Kamal Haasan verrà presto revocato.

 

"Sono stufo. Io sono un artista. Dovrò cercare uno Stato laico dove andare a vivere ... Ovunque sia, dal Kashmir al Kerala, ma escludendo il Tamil Nadu, che evidentemente mi butta fuori " aveva tuonato solo pochi giorni fa Kamal Haasan, attore, regista, produttore, ballerino tra i più premiati della storia del cinema indiano, dopo che la sua terra natale aveva posto il veto sulla proiezione di Vishwaroopam, sua ultima produzione milionaria appena uscita nelle sale del resto del Paese, ma sul cui successo pendeva il divieto di proiezione nel mercato chiave del Tamil Nadu.

Alcune organizzazioni musulmane locali avevano infatti protestato contro l'uscita del film, perchè giudicato offensivo per la loro comunità e lo Stato del Tamil Nadu, dopo alcuni tentennamenti, aveva finito per vietarne la distribuzione sul suo territorio per questioni di ordine pubblico. Oggi, dopo cinque ore di trattative presiedute dal ministro degli Interni dello Stato, i rappresentati della produzione e quelli della comunità islamica sono giunti ad un accordo: sette scene tagliate ed altre rese mute porranno fine alle proteste e di conseguenza anche al divieto governativo di proiezione. 

Ma nel suo sfogo di qualche giorno fa, aspirando a trovare uno Stato indiano laico dove andare a vivere, Haasan intendeva probabilmente uno Stato sul cui territorio un artista possa almeno esporre/divulgare le sue opere senza subire minacce. Ecco dunque la situazione negli altri Stati indiani e il loro rapporto con la difesa della libertà d'espressione artistica:

1- Jammu e Kashmir: tra il governo che blocca a discrezione i telefoni cellulari e lo Special Powers Act (AFSPA) di cui godono le forze armate, non c'è qui molto spazio per nessun tipo di libertà d'espressione. Inoltre, è uno Stato in cui gli scrittori locali stessi hanno ottenuto di far cancellare un festival della letteratura e un leader dell'opposizione come Syed Ali Shah Geelani mette addirittura in discussione la necessità di riaprire le sale cinematografiche a Srinagar, in quanto, a suo giudizio, contrarie alla cultura musulmana.

2- Himachal Pradesh: bandito nel 2007 il film Traffic Signal solo perché in esso si impiegava il termine kinnar per indicare gli eunuchi. E gli abitanti della città locale di Kinnaur non ne erano stati affatto contenti. Dieci anni prima, lo Stato aveva vietato anche Kohram, perché il nome del cattivo del film richiamava quello dell'allora primo ministro locale.

3- Uttarakhand: vietato il pluripremiato kolossal Jodhaa Akbar a seguito di proteste da parte di gruppi Rajput; ci volle un'ordinanza emessa dalla Alta Corte per contrastare il divieto.

4- Punjab: gruppi sikh hanno protestato recentemente contro Son of Sardar, minacciando di impedirne la proiezione. Nel 2011, l'uscita in Punjab del film di Prakash Jha Aarakshan venne vietata dal governo locale perché ritenuto possibile causa di disordini. Lo scorso Settembre, l'ala femminile del Congress Party locale ha protestato contro OMG!, perchè considerato offensivo verso le divinità indù.

5- Haryana: la terra dei panchayats khap, quei consigli degli anziani che emettono sentenze sugli abitanti dei villaggi secondo dogmi, tradizioni e visioni strettamente legati alle consuetudini religiose e di casta. Non serve aggiungere altro.

6- Rajasthan: anche qui ci sono panchayats khap convinti che i problemi del mondo possano essere risolti vietando l'uso del cellulare alle ragazze, quando non cercano di bruciarne direttamente qualcuna sul rogo dopo averla accusata di stregoneria. Jodhaa Akbar fu bandito anche qui, mentre nel 2001 Zubeidaa venne vietato nella sola città di Jodhpur perché ritenuto offensivo nei confronti dell'ex-famiglia reale locale.

7- Uttar Pradesh: par condicio di protesta per tutti, qui; ogni gruppo ha portato avanti la sua in maniera più o meno efficace, ma se avessero trascorso tutti insieme lo stesso tempo protestando per questioni più serie, il PIL di uno degli Stati più poveri dell'India sarebbe probabilmente cresciuto: proteste contro Jodhaa Akbar, perchè offendeva i Rajput, contro Aarakshan e Aaja Nachle, ritenuti offensivi dai Dalits, indignazione dei gruppi induisti contro Shudra The Rising e ora anche da parte di quelli musulmani proprio contro Vishwaroop, appunto, nella sua versione Hindi.

8- Bihar: a seguito di una controversia con la Film Federation di Mumbai, la Bihar and Jharkhand Motion Pictures Association (BJMPA) ha vietato nello Stato la proiezione dei film interpretati dall'attore Bhojpuri Ravi Kishan. Anche qui Aarakshan ha creato conflitti tra gruppi sociali, mentre alcuni panchayat locali hanno appena decretato che in futuro vieteranno a loro discrezione "canzoni e film osceni". 

9- Jharkhand: sotto osservazione, per il momento, ma intanto Aarakshan anche qui è stato vietato e, come in Bihar, nemmeno qui si proiettano film con Ravi Kishan.

10- Sikkim: non risultano divieti, nel piccolo Stato himalayano. Anche se proprio il documentario Sikkim, del maestro Satyajit Ray, è stato vietato per decenni.

11-West Bengal: stimato Kamal Haasan... non avrà davvero voglia di fuggire da uno Stato governato da mamma Jaya per finire in uno gestito da zia Mamata, vero!? Perchè guardi che si censurano film e si nega la libertà d'espressione anche qui...

12- Assam: al di là dell'ULFA - Organizzazione terroristica separatista dell'Assam - che vorrebbe il divieto per la proiezione di qualsiasi film in Hindi nello Stato, si sono verificate sporadiche richieste di censura anche verso altre produzioni. Ad esempio, i Bodos avrebbero voluto che il film Tango Charlie fosse vietato, in quanto considerato lesivo dell'immagine della loro comunità, ma ci sono state richieste anche di vietare Jism, solo perché nel film recitava un'attrice nota altrove come porno star.

13- Manipur: tutti i film di Bollywood sono qui vietati allo scopo di mantenere integra la cultura locale. Problema risolto alla radice.

14- Meghalaya: sembra un po' più aperto verso il cinema indiano, rispetto al Manipur, ma anche qui è stato vietato invece il Codice da Vinci

15- Tripura: pare che qui non sia mai stato vietato alcun film. O almeno, nessuno tra quelli rintracciabili su Google.

16- Mizoram: d'atteggiamento piuttosto rilassato, il governo locale aveva però spinto quello centrale a bandire Il Codice Da Vinci.

17- Nagaland: come sopra, anche qui fu bandito Il Codice Da Vinci.

18- Arunachal Pradesh: non risulta sia mai stato bandito alcun film.

19- Odisha: l'ultima volta che un film ha affrontato una controversia qui fu quando nel 2004 l'ABVP, l'ala studentesca del BJP, se l'era presa col film Girlfriend. Preoccupati per l'impatto del film sulla morale delle loro coetanee, gli attivisti induisti avevano assaltato i cinema che lo proiettavano.

20- Chhattisgarh: non pare si vietino film, qui; ma lo Stato del Chhattisgarh presenta di per sè ben più seri problemi coi diritti civili e la libertà d'espressione. Valga per tutti il caso del dottor Binayak Sen.

21- Madhya Pradesh: nonostante sia lo Stato più grande del Paese, riesce sempre a passare abbastanza inosservato. Sì, si vietano film anche qui, ma lo si fa senza dare troppo nell'occhio, insomma. Tuttavia, proprio qui si sono concertate parecchie tra le attività pianificate nel tempo contro il grande pittore MF Hussain, per esempio, tra le quali spiccano per orrore i 20.000 Euro un tempo offerti in ricompensa a chi avesse mozzato le mani al Picasso d'India.

22- GujaratParzania, Fanaa, Chand Bujh Gaya... sono diversi i film che hanno dovuto fronteggiare seri problemi a causa delle proteste di varie organizzazioni in questo Stato. In numerose occasioni, per mantenere l'ordine pubblico sono state emesse ordinanze governative di divieto contro film e spettacoli teatrali. 

23- Maharashtra: patria del Shiv Sena e del Maharashtra Navnirman Sena, lo Stato qui si dimostra piuttosto tollerante verso i gruppi locali che vogliono proibire la libertà d'espressione altrui e che dunque si sbizzarriscono in merito come meglio credono. Un film come Deshdrohi venne vietato perché avrebbe potuto causare problemiBombay non potè essere diffuso fino a che non vennero operati sul film i tagli richiesti dal Shiv Sena. E' possibile che si trattasse solo di sceneggiate folcloristiche, ma le perdite sofferte dai produttori furono invece del tutto reali.

24- Karnataka: i sentimenti locali si sentirono feriti dal film Singham, che non potè quindi essere distribuito nello Stato fino a che non venne tagliato un dialogo incriminato; inoltre, ogni volta che ci sono problemi con il Tamil Nadu a causa della gestione delle acque del fiume Cauvery, i film tamil vengono banditi in blocco per ritorsione.

25- Andhra Pradesh: film come Aarakshan e Il Codice Da Vinci sono stati qui vietati per evitare che ferissero i sentimenti religiosi della popolazione. Ma la lotta principale in Andhra non è contro i film hindi o quelli di Hollywood, ma contro i film locali in Telugu. Il film Cameraman Gangatho Rambabu scatenò le ire degli attivisti per l'indipendenza del Telangana, mentre la comunità brahmana alzò gli scudi per ottenere il divieto della distribuzione de A Woman in Brahmanism.

26- Kerala: niente Codice Da Vinci nemmeno qui, naturalmente. Ma nei quattro Stati del Sud e in Maharashtra, il legame tra i partiti politici, star del cinema, film e sindacati TV è così forte che la censura funziona in modo diverso: per un presunto sgarbo compiuto verso un produttore, l'attrice Nithya Menon e i suoi film sono stati banditi dall'intera industria cinematografica meridionale, per esempio. E a causa della crescente influenza esercitata dai partiti di ispirazione musulmana integralista nello Stato, anche le accuse di blasfemia stanno provocando pesanti conseguenze e non solo per la libertà d'espressione, ma per la libertà in sè.

27- Goa: Terra di spiagge e feste in riva al mare, ma non altrettanto liberale quando si tratta di film. Bandito qui il solito Codice Da Vinci ma anche il demenziale Hum Kyaa Super Kool Hain su richiesta del Congress locale.

Ricapitolando, Kamal Haasan e gli altri artisti indiani che desiderassero rimanere indipendenti, lavorando in libertà, senza dover scendere a umilianti compromessi, senza doversi sottoporre ad autocensura, rischiare divieti incrociati o minacce, dovrebbero trasferirsi in massa in Tripura o in Arunachal Pradesh, insomma: terre magnifiche, intendiamoci, ma oggi come oggi non esattamente due tra le maggiori piazze per il cinema indiano.

 

Liberamente tratto e tradotto da Tehelka

 

 
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