Musica indiana e occidentale: l'incontro PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Musica
Martedì 05 Febbraio 2013 10:55

shankar & menuhinSin dal XVII secolo, in principio quasi esclusivamente attraverso le suggestioni proporzionate dal vasto ed incombente Impero Ottomano e in seguito sulle orme di quello Russo e dell'espansione coloniale nel mondo, i compositori occidentali si sono rivolti a più riprese alle culture extra-europee per trovare ispirazione creativa, cercando di estendere i loro linguaggi a melodie, modalità ritmiche e armoniche - ma anche a fiabe, storia e letteratura - mediorientali e asiatiche, per riprodurre nelle loro opere colori e percezioni di quei luoghi visitati, narrati o semplicemente idealizzati attraverso l'Orientalismo che dominò la cultura europea fino al principio del XX secolo. Tali suggestioni venivano però poi convertite il più possibile alla dimensione musicale eurocentrica ed espresse quindi perlopiù secondo il sistema tonale, mentre le autentiche tradizioni musicali del resto del mondo restavano relegate all'ambito degli studi di etnomusicologia.

A partire dagli Anni 50 del Novecento, però, il crescente interesse occidentale verso le religioni e le filosofie orientali, largamente favorito e anticipato sin dal secolo precedente dalle avanguardie europee e statunitensi del pensiero, delle arti e della letteratura e ulteriormente accresciuto nel mondo dal successo della rivoluzione nonviolenta gandhiana, doveva portare ad un approccio occidentale del tutto nuovo anche verso la musica classica indiana, che influenzò profondamente prima il mondo del jazz e poi quello folk e pop, mettendo allora le basi per un interscambio culturale paritario che da allora non si è mai più interrotto.

Tutto cominciò con l'incontro di Yehudi Menuhin, tra i più grandi virtuosi del violino e direttori d'orchestra del XX secolo, con lo yogin BKS Iyengar e col Pandit Ravi Shankar. Gli incontri avvennero in India nel 1952, durante la prima delle molte visite che effettuò poi nel Paese il grande musicista americano di origini bielorusse - visita incidentalmente organizzata al tempo da Mehli Mehta, a sua volta violinista e direttore della Bombay Symphony, nonché padre del grande Zubin Mehta - e con l'istantanea e permanente fascinazione sperimentata allora da Menuhin tanto per la musica classica indiana eseguita da Shankar quanto per le pratiche apprese dal celebre yogin. Shankar, già notissimo in patria, era a quel tempo il direttore musicale della All India Radio.

Il contatto portò in seguito Menuhin ad invitare Shankar a New York, con l'intenzione di introdurre il pubblico americano alle più pure sonorità della musica classica hindustani in occasione dell'esposizione The Living Arts of India organizzata quell'anno dal MoMa.
Per questioni personali Shankar dovette però declinare l'invito, suggerendo a Menhuin che a sostituirlo fosse suo cognato e condiscepolo Ustad Ali Akbar Khan, virtuoso del Sarod, accompagnato da Pandit Chatur Lal e da Shirish Gor; saranno infatti loro i protagonisti della registrazione di quello che verrà ricordato come il primo LP del genere prodotto in Occidente, Music of India: Morning and Evening Ragas (Angel Record, 1955). La registrazione del disco fu affiancata anche da concerti dal vivo, le cui immagini vennero proposte al pubblico televisivo americano da una delle più innovative trasmissioni dell'epoca, Ominbus, della CBS, ottenendo un notevole successo di audience.

Dopo il primo invito declinato nel 55, terminato il suo incarico alla AIR così come il suo matrimonio con la sorella di Ali Akbar Khan, a partire dal 1956 Ravi Shankar raggiunse Menuhin a New York, per trascorrere poi sempre più tempo in Occidente, dove peraltro aveva già passato buona parte della sua gioventù e dove tornava accompagnato dalla fama acquisita anche grazie alle colonne sonore da lui composte nel 1946 per Neecha Nagar, di Chetan Anand, e nel 1956 per Pather Panchali, del maestro Satyajit Ray, film che avevano ottenuto rispettivamente il Grand Prix e il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes. Il legame e la familiarità con l'Europa e gli USA di Ravi Shankar erano infatti di ben più antica data e si dovevano principalmente al genio di suo fratello maggiore Uday, che fu l'autentico primo ambasciatore della musica e della danza indiana in Occidente e che, pur non avendo mai ricevuto un'educazione artistica specifica, aveva ottenuto tra gli Anni 20 e 30 un successo straordinario come ballerino e coreografo, interpretando per la prima volta di fronte al pubblico europeo e poi americano i classici della drammaturgia religiosa indiana adattati alle tecniche teatrali occidentali. Allo scopo di accompagnare le sue esibizioni, Uday aveva reclutato dall'India un gruppo di musicisti, tra i quali anche suo fratello minore Ravi, che all'epoca aveva dieci anni e che solo a 18 tornerà in patria per approfondire i suoi studi musicali come discepolo del padre di Ustad Ali Akbar Khan, il leggendario Allauddin Khan.

La registrazione delle melodie che accompagnarono nel 1937 le performances della compagnia di Uday in USA potrebbe dunque rivendicare a buon diritto il primato della musica indiana registrata in Occidente, con l'album The Original Uday Shankar Company Of Hindu Musicians, se non fosse che la sua ristampa e diffusione ebbero luogo principalmente sull'onda del successo del fratello in USA a partire dagli Anni 60.

Già nel 1959, da una parte le esibizioni Live di Ravi Shankar e dall'altra la diffusione del disco di Ali Akbar Khan avevano attratto infatti un crescente interesse da parte della comunità jazzistica americana, interesse che portò frutto nel nuovo corso intrapreso all'epoca da Miles Davis in Kind of Blues, del 1959, e da John Coltrane. Nel caso di Coltrane, l'interesse musicale si affiancò anche a quello spirituale, portando a opere quali Live At The Village Vanguard, 1961, Impressions, 1961-1963, e A Love Supreme, del 1964.

Nel frattempo Shankar si era esibito con grande successo anche all'Edinburgh Festival del 1963 e il chitarrista folk britannico Davey Graham, forte della tradizione modale mai interrottasi nella musica popolare, aveva cominciato a sua volta a sperimentare la fusione tra jazz, blues, folk e raga indiani, finendo per influenzare anche Paul Simon, Donovan e Bert Jansch e attraverso quest'ultimo un'intera generazione di chitarristi britannici. Ma lo stesso genere di operazione si stava compiendo anche nella West Coast americana, dove tramite Fred Nail e David Crosby, che nel 1964 aveva avuto accesso alla musica di Shankar grazie al produttore della World Pacific Records Jim Dickson, la musica folk tradizionale e i chitarristi bluegrass cominciarono a improvvisare secondo le modalità del raga indiano. Fu così che presto gruppi quali i Jefferson Airplane, Grateful Dead o Quicksilver Messenger Service incorporarono influenze indiane nella loro musica, mentre anche George Harrison, su consiglio di Crosby, si avvicinava all'arte del Pandit Shankar, che incontrò personalmente a Londra nel 1966 e dal quale ricevette lezioni di sitar, dopo aver già inserito lo strumento in alcuni brani del 1965, come ampiamente celebrato dalla stampa internazionale in occasione della morte di Shankar lo scorso Dicembre.

Nel 1967, dopo soli 12 anni dalla registrazione di Music of India: Morning and Evening Ragas, l'album West Meets East, frutto della collaborazione di Menhuin e Shankar, vinceva il Grammy Award per il miglior disco di Musica da Camera, Sgt. Pepper dei Beatles quello per il Miglior Album dell'Anno e Far East Suite, di Duke Ellington, si aggiudicava il premio per la Miglior Performance di Jazz strumentale. Per la prima volta nella storia, nelle 3 categorie contemplate all'epoca dal premio - Rock, Jazz e Classica - avevano vinto tre album influenzati in vario grado dalla musica indiana.

 

          Pandit Ravi Shankar & Ustad Alla Rakha con Sir Yehudi Menuhin

 

 
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