La delegazione indiana al Conclave PDF Stampa E-mail
Le religioni e i riti - I riti
Giovedì 14 Febbraio 2013 13:08

Saranno cinque i Cardinali indiani che parteciperanno all'elezione del 266° successore di San Pietro a partire da Marzo.

 

Isaac Cleemis Thottunkal

 

Solo 115 degli attuali 206 cardinali potranno partecipare al conclave che si aprirà, secondo quanto annunciato, il prossimo Marzo a Roma, in quanto minori di 80 anni, l'età limite per essere eletti ed elettori; tra questi, per la prima volta nella bimillenaria storia della Chiesa gli Indiani saranno ben cinque, dei quali 3 cattolici romani, 1 siro-malabarita e 1 siro-malankar:

 

  • George Alencherry, a capo della Chiesa siro-malabar.
  • Ivan Dias, cattolico romano. 
  • Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai, presidente della conferenza episcopale indiana e della federazione delle Conferenze episcopali asiatiche, cattolico romano.
  • Telesphore Toppo, arcivescovo di Patna, membro della Commissione cardinalizia di vigilanza dello IOR, cattolico romano.
  • Isaac Cleemis Thottunkal, a capo della Chiesa siro-malankar, tra i più giovani cardinali in campo, classe 1959, e nominato da Benedetto XVI solo lo scorso 24 Novembre 2012.

La Chiesa siro-malankar, di rito antiocheno, conta in India con circa mezzo milione di fedeli ed è tornata a far parte dell'universo cattolico solo dal 1930, dopo oltre tre secoli di vicinanza con quello greco-ortodosso, ed è stata elevata a sede arcivescovile maggiore nel 2005 da Papa Giovanni Paolo II; quella siro-malabar, dopo lo scisma consumatosi al suo interno a seguito del Sinodo di Diamper del 1599, diede origine alla Chiesa ortodossa malankar, ma la maggioranza dei suoi rappresentati sottoscrisse invece la professione di fede del Concilio di Trento, atto che sfortunatamente portò anche alla distruzione della maggioranza dei testi e delle tradizioni risalenti alla comunità fondata dall'apostolo Tommaso. A quell'antichissimo Cristianesimo autoctono, che in seguito venne alimentato anche dal grande successo ottenuto in tutta l'Asia dalla Chiesa nestoriana fino all'avvento dell'Islam, dovevano opporsi prima i Portoghesi, che da Goa costrinsero alla latinizzazione e normalizzazione dei riti quanto poterono, e poi, con la crescente penetrazione dei Britannici nella regione, anche i missionari anglicani, attualmente molto attivi tra i tribali della zona nord-orientale indiana. Sono poi moltissime le prestigiose istituzioni di ispirazione e gestione cristiana dedite all'insegnamento, nel Paese.

Nonostante alcuni scandali più o meno pruriginosi abbiano attraversato anche queste comunità cristiane, periodicamente vittime di brutali attacchi da parte di fanatici induisti, e che le leggi anticonversione promulgate da alcuni Stati indiani avvelenino la convivenza tra comunità, l'India rappresenta ancora per la Cristianità uno dei principali - e ultimi - bacini di vocazione, tanto per le suore quanto per il sacerdozio, oltre a costituire la seconda comunità cristiana asiatica dopo quella filippina, e ciò ben spiega la benevolenza e l'attenzione dimostrata negli ultimi anni da parte del Vaticano, con la recente nomina cardinalizia e la precedente santificazione di una suora locale, anche verso confessioni cristiane relativamente esotiche, ma certamente di peso nelle popolosissime regioni meridonali indiane.

 

 
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