T. Rex Advani PDF Stampa E-mail
L'attualità - Interni e cronaca
Martedì 11 Giugno 2013 16:15

A giudicare dalle immediate reazioni di politici ed editorialisti indiani, la nomina di Narendra Modi a capo del comitato elettorale e le dimissioni offerte in protesta da LK Advani sembravano aver fatto deflagrare una crisi da tempo latente nella Destra induista, con conseguenze difficili da prevedere, si diceva.

R Jagannathan, responsabile editoriale del gruppo Network18, aveva invece pubblicato questa mattina su FirstPost un sulfureo commento che andava decisamente controcorrente, alla luce dei fatti indovinando l'esito della vicenda. Eccolo:

LK AdvaniProprio quando sembrava che Lal Krishna Advani avesse giocato la sua ultima carta, ecco che ieri ne ha tirata fuori un'altra: rassegnare le dimissioni da tutti gli incarichi nel partito.

Naturalmente è lecito sopravvalutare l'importanza del suo gesto, ma in realtà Advani è da tempo il Tyrannosaurus rex del Bjp, una figura che avrebbe dovuto uscire di scena molto tempo fa, considerando la sua crescente irrilevanza politica. Avrebbe anzi già dovuto sparire dopo l'ignominiosa sconfitta subita dal partito sotto la sua guida nelle elezioni del 2009, ma in India non ci si fa mai da parte spontaneamente: si può solo essere cacciati o ignorati e per di più nessuno può essere accompagnato alla porta senza che tutti i vicini dicano la loro a riguardo.

Considerando la lunga attività di Advani nel partito, è normale che vedendolo andar via molti manifestino reazioni emotive, specialmente sui Media, ed ecco quindi spiegato l'enorme flusso di attività ora in corso al fine di evitare che le sue dimissioni, già peraltro respinte dal presidente del partito, divengano effettive. Ma, come tutte le fasi transitorie, anche questa passerà, e il vecchio dovrà necessariamente lasciar spazio al nuovo. La decisione del Bjp di affidare la sua fiaccola a Narendra Modi è un segnale della volontà di proseguire in questo cammino, con o senza Advani, e la nomina del premier del Gujarat a capo del comitato elettorale da parte del Bjp non potrà certo essere rivista solo per far piacere all'anziano leader, se non a costo di distruggere la credibilità del partito stesso.

Ovviamente, come sempre avviene in questi casi, il Bjp ha poi mascherato la questione dichiarando che non accetterà le sue dimissioni, lasciando così Advani in un limbo; ma non come quello del re Trishanku narrato nel Ramayana, sospeso in un paradiso parallelo tra la Terra e l'Aldilà, bensì in un inferno creato dalle sue stesse mani e al di fuori di quell'altro inferno che, a suo dire, sarebbe diventato nel frattempo il Bjp. Nella sua lettera di dimissioni, Advani ha detto di aver trovato difficile adattarsi tanto all'attuale funzionamento del partito quanto alla direzione da questo intrapresa. "Ho la sensazione che non si tratti più dello stesso partito idealista creato dal Dr Mookerji, Deendayal-ji, Nanaji e Vajpayee-ji, le cui uniche preoccupazioni erano la nazione e la sua gente", ha scritto. Per la cronaca, il Bjp smise di essere un partito idealista nell'attimo in cui conquistò il potere, che riporta sempre tutti coi piedi per terra, e certamente Advani questo lo sa bene. Quello che invece sappiamo noi bene di sicuro, è che è stato lui ad aver cambiato idea su Modi, un tempo il suo pupillo. Poi però il figliolo è divenuto padre del suo stesso padre, ed è questo ciò che Advani non riesce proprio a digerire. E sappiamo anche bene che finchè il RSS sosterrà Modi, nessuno potrà fare qualcosa per indebolirlo.

Questo non significa che Narendra Modi otterrà poi davvero grandi risultati alle prossime elezioni: staremo a vedere. Ma non ci sono dubbi sul fatto che il gioco sia in mano sua, ora. Ed é questa l'unica ragione per la quale il Congress e gli altri partiti stanno osservando quel che accade nel Bjp con tanta attenzione. Ma nel frattempo è divertente assistere a come tutti si stiano stracciando le vesti per Advani. Murli Manohar Joshi, da sempre suo rivale nel partito e di solito piuttosto portato a riservargli commenti malevoli, adesso a sorpresa lo difende, solo perchè teme l'avvicinarsi anche della sua propria irrilevanza politica e si prepara quindi alla resistenza; o Digvijaya Singh, segretario generale del Congress, che improvvisamente loda le virtù di Advani dopo averlo descritto per anni come uno sciovinista.

E' probabile che la scommessa fatta dal Bjp su Modi sia rischiosa: ma per un partito che ha perso due elezioni generali consecutive si tratta di un rischio che vale la pena correre. Fino ad ora Advani ha sbarrato la strada a questa mossa certamente audace ma ampiamente sostenuta dalla base: è arrivato per lui il momento di farsi da parte.

La frase più sospetta nella sua lettera di dimissioni è stata poi quella che segue le parole relative all'attuale funzionamento del partito e la direzione intrapresa: "La maggior parte dei nostri dirigenti si preoccupa solo dei propri interessi personali". E uno è costretto a domandarsi allora se per caso non si stesse preoccupando anche lui dei suoi, mentre si opponeva alla volontà del partito. Il problema di Advani è quello di essere stato senza dubbio fondamentale per la creazione dell'attuale immagine del Bjp. Dopo la vicenda della moschea Babri, la crescita del partito è stata abbondantemente opera sua: una posizione che può quindi aver indotto Advani a pensare che il Bjp gli dovesse qualcosa. Lo scopo di un partito politico però non è quello di ripagare i propri debiti morali, ma quello di conquistare il potere e, oggi come oggi, Narendra Modi è colui che può promettere al Bjp di tornare a sentirne il profumo.

Ecco perchè sbaglia chi pensa che le dimissioni di Advani siano un grosso problema: non lo sono affatto. Sono semplicemente l'ultimo sfogo di un uomo il cui tempo è ormai passato, mentre il cosiddetto Advani Camp, la sua corrente nel BJP, è composta principalmente da persone terrorizzate dai cambiamenti che li attendono. Una volta chiarita la loro posizione, Advani sarà dimenticato. Da ora in avanti certamente il Congress e i rivali regionali del BJP faranno di tutto per tenerne viva la memoria, mentre il Bjp preferirebbe poter pensare a lui già come a un ricordo: ma ora sta solo ad Advani decidere se vuole diventare per il suo partito un ricordo piacevole oppure doloroso.

 

Liberamente tratto e tradotto da FirstPost

 

P.s. In serata, il presidente del Bjp Rajnath Singh ha annunciato alla stampa che, grazie all'intercessione di Mohan Bhagwat, capo del RSS, LK Advani ha accolto la richiesta di ritirare le sue dimissioni, rimettendosi in futuro a qualsiasi decisione il partito vorrà prendere: il patriarca del Bjp sembra aver preferito restare, per scivolare onorevolmente e lentamente tra le gloriose memorie del tempo che fu

 
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