Milkha Singh, il Sikh Volante PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Le grandi personalità
Giovedì 20 Giugno 2013 08:48

L'uscita di Bhaag, Milkha, Bhaag! basato sulla vita del Sikh volante, come venne soprannominato il leggendario velocista indiano, è prevista per il 12 Luglio e lui, Milkha Singh, che confessa di non andare al cinema da circa 50 anni, ha già dichiarato che questa volta scatterà come un tempo per non perdersi la Prima del film.

Milkha SinghIl Presidente della Repubblica italiana era Giovanni Gronchi, Amintore Fanfani era appena succeduto al breve governo Tambroni e già da due anni il Papa Buono, Giovanni XXIII, dal Vaticano vegliava sui fedeli della Chiesa cattolica universale. A Sri Lanka intanto Sirimavo Bandaranaike diventava la prima donna premier eletta al mondo e il Dalai Lama, fuggito dal Tibet occupato, si era appena rifugiato con 120mila compatrioti in India, dove governava il Pandit Nehru sotto la presidenza di Rajendra Prasad, mentre sul Pakistan Orientale e Occidentale già comandava il generale Ayub Khan, che nel 1958 aveva deposto con un colpo di Stato il legittimo presidente Iskander Mirza.

Roma 1960 furono le Olimpiadi di Abebe Bikila, che giunto sconosciuto dagli altipiani etiopi aveva trionfato sotto l'arco di Costantino dopo aver corso scalzo l'intera Maratona, e quelle dell'afroamericana Wilma Rudolph, che vinse 3 medaglie d'oro nei 100, 200 e staffetta 4X100m dopo aver sconfitto la poliomielite che l'aveva colpita sin dalla primissima infanzia alla gamba sinistra; quelle di Livio Berrutti, primo Europeo della storia a battere i Nordamericani sui 200 m piani, della leggenda ippica dei fratelli D'Inzeo, dell'oro nei Pesi Welter a Nino Benvenuti e quello nei Medio-Massimi al 18enne Cassius Marcellus Clay, che presto diventerà noto al mondo come Muhammad Ali.
Ma fece storia quell'anno anche lo squadrone di implacabili lottatori turchi, che sotto le antiche volte della Basilica di Massenzio si aggiudicarono 7 medaglie d'oro e 2 d'argento nelle 16 specialità in gara, e naturalmente quello del nostrano Sette Bello, che a Pallanuoto strappò a sorpresa l'oro all'Unione Sovietica, la delegazione che alla fine primeggiò nel medagliere con 103 allori, staccando di circa 30 gli USA, dei quali ne dovette ben 7 (4 d'oro, 2 d'argento e 1 di bronzo) alla maestria dimostrata dal ginnasta ucraino Shakhlin nelle maestose Terme di Caracalla adattate per l'evento.

Furono quelle Olimpiadi senza la Cina Popolare ma con quella Nazionalista di Formosa, con le due Germanie unite sotto un'unica bandiera pur di partecipare ai Giochi e l'ultima edizione per il SudAfrica dell'Apartheid, che non doveva più essere riammesso fino al 1992. Ma furono anche le prime Olimpiadi ad essere coperte integralmente dalla televisione e i cui diritti vennero venduti nel mondo per la prima volta con notevole profitto, inaugurando allora un trend mediatico-sportivo che non doveva più interrompersi, regalando contemporaneamente allo straordinario palcoscenico naturale costituito da Roma - e all'Italia intera del Miracolo Economico - una vetrina internazionale d'eccezione, già preannunciata dalla Palma d'Oro vinta a Cannes quell'anno dalla Dolce Vita di Fellini, peraltro invece censurato in patria.

Milkha Singh a Roma 1960Per l'India invece le Olimipiadi di Roma 1960 furono amare: non solo perché per la prima volta il Pakistan riuscì a batterla nella finale di Hockey su Prato, ma soprattutto perché Milkha Singh, che aveva iniziato la finale dei 400 m piani tra i favoriti, l'aveva poi finita arrivando solo quarto, perdendo al foto-finish il bronzo per un solo decimo di secondo dietro al sudafricano Malcolm Spence; la stessa impercettibile distanza che aveva separato anche il primo classificato, l'afroamericano Otis Daves, dal secondo, il tedesco Karl Kaufmann, tenendo così col fiato sospeso per lunghissimi minuti pubblico e atleti in attesa del verdetto definitivo.

Quella finale, disputata il 6 Settembre allo stadio Olimpico, fu comunque una delle più entusiasmanti dell'intera XVII edizione dei Giochi, ma costituì per quel ragazzo indiano un rimpianto permanente, che non doveva mai più abbandonarlo e il cui ricordo, ancora oggi, ne incrina l'altrimenti marziale austerità, nonostante le svariate decine di medaglie, trofei e riconoscimenti che hanno costellato la sua carriera prima e dopo Roma 60, oltre allo sconfinato rispetto e affetto destinatigli dall'India intera e che lo portarono a ricoprire in seguito anche la carica di Ministro per lo Sport nel governo del suo Punjab, uno dei principali vivai sportivi del Paese.

Milkha Singh, quel ragazzo indiano, era nato nel 1935 nell'odierna Faisalabad pakistana, dalla quale era riuscito miracolosamente a scappare a 12 anni mentre i suoi genitori e altri membri della sua famiglia venivano massacrati nei tumulti della Partition; nascosto tra i cadaveri in un vagone di un treno che viaggiava ormai inutilmente verso l'India, come accadde in quei terribili giorni a più di un convoglio in viaggio nelle due direzioni, con nelle orecchie l'ultimo grido di suo padre "Corri, Milkha, Corri!" il ragazzo era riuscito a raggiungere un campo profughi allestito presso il nuovo confine e a sistemarsi poi nel Punjab indiano. Respinto tre volte dall'Esercito, era poi riuscito ad ottenervi un impiego ed erano stati allora i suoi superiori ad accorgersi della passione e delle straordinarie qualità di Milkha per la corsa, attività alla quale non aveva mai smesso di dedicarsi in ogni momento libero, con l'incrollabile dedizione di chi forse non poteva dimenticare di dovere solo alla propria innata velocità la vita stessa.

The Flying Sikh, il sikh volante, come era stato soprannominato dal dittatore pakistano Ayub Khan, dopo che a Lahore Singh aveva battuto sotto i suoi occhi nei 200 m piani l'allora numero Uno dell'atletica locale, Abdul Khaliq, pur non riuscendo a vincere una medaglia a Roma aveva comunque causato sensazione, grazie al suo aspetto affascinante e alla sua figura ieratica: quasi un Nazareno. Gli Hippies e i Capelloni non esistevano ancora e nessuno sapeva allora in Italia cosa fosse il Sikhismo, sebbene fossero stati numerosissimi i soldati indiani Sikh che avevano combattuto - e perso la vita - durante la Seconda Guerra mondiale in Italia; ma certamente nessuno poteva immaginare cosa si nascondesse esattamente sotto l'esotico turbante d'ordinanza che indossavano quei militari. I lunghi capelli di Milkha, mai tagliati secondo precetto e appuntati in un nodo sulla sommità del capo, vennero esposti in mondovisione durante le gare per questioni aerodinamiche, oltre che di regolamento, e insieme alla barba gli valsero in quei giorni di fine estate romana deferenza e attenzioni quasi da santo profeta ovunque si recasse.

Farhan Akhtar nei panni di Milkha SinghFarhan Akhtar ha dovuto allenarsi per oltre un anno, per riuscire ad assimilare le tecniche e le posture necessarie per interpretare realisticamente Milkha Singh nel film prodotto e diretto da Rakeysh Omprakash Mehra sulla sua vita. Singh, dal canto suo, non solo ha autorizzato la produzione, ma ha ceduto i diritti sulla sua immagine al prezzo di una sola e simbolica Rupia, a cambio della garanzia che i proventi derivati dagli stessi verranno poi destinati a un fondo per gli atleti meritevoli in difficoltà economiche. Soonam Kapoor sarà Biro, il suo primo amore, e il trio Shankar-Ehsaan-Loy ha firmato la colonna sonora del film.

 

 

 

Aggiornamento del 25.1.2014

Trionfo di Bhaag Milkha Bhaag agli Oscar del cinema indiano, Filmfare Awards 2014:

Miglior Film, Migliore Regia, Miglior Attore Protagonista e Miglior Produzione.

Aggiornamento del 27.4.2014

Premiato Bhaag Milkha Bhaag anche agli IIFA 2014: miglior film e Farhan Akhtar migliore attore protagonista.

 
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