Nel Nome della Fede PDF Stampa E-mail
Le religioni e i riti - Le idee
Venerdì 20 Settembre 2013 18:43

Le accuse di stupro rivolte al guru Asaram Bapu e l'assassinio di Narendra Dabholkar offrono l'opportunità di accendere i riflettori sulla commistione esistente in India tra Stato, templi e imprese, sull'industria della superstizione e sulla necessità di porvi un freno.

L'arresto di Asaram BapuDa un certo punto di vista, l'arresto di Asaram Bapu rappresenta la classica vecchia storia trita e ritrita. Un altro Uomo di Dio che ha smarrito la Grazia: che c'è di nuovo? Siamo già più che abituati a scoprire periodicamente le debolezze terrene di presunti santi e asceti: forse George Orwell aveva intuito qualcosa in merito, quando diceva che "I santi dovrebbero essere sempre giudicati colpevoli fino a prova contraria", giacché in ragione della propria sovrabbondante umanità nessun santo dovrebbe poter mai aspirare a raggiungere le qualità che caratterizzano invece la Divinità. Forse l'unico modo saggio di affrontare la questione dovrebbe essere quindi quello di riflettere sulle miserie evidenziate dalla smodata ambizione umana dell'ennesimo sedicente guru caduto in tentazione e andare oltre. Tuttavia, osservando più attentamente la vicenda, si può notare come l'arresto di Asaram non riguardi solo la caduta personale di un presunto santo, ma metta in luce anche la sottilissima linea che separa ormai la fede cieca dalla fede autentica e la fusione quasi totale avvenuta nell'India contemporanea tra religione, politica e denaro. 

Il presunto stupro compiuto da Asaram ai danni di una sedicenne può offrire anche l'ennesima prova, in caso non se ne avessero già a sufficienza, del fatto che la lotta di Narendra Dabholkar contro le credenze e le pratiche superstiziose fosse davvero necessaria. La ragazza era stata portata dal guru per essere esorcizzata. Dalle notizie che stanno trapelando, pare che l'adolescente e i suoi genitori fossero stati convinti dagli assistenti di Asaram che gli spiriti maligni si fossero impossessati di lei, ma che il guru avrebbe potuto scacciarli. Questo genere di fede cieca, così frequentemente incoraggiata e sfruttata dai guru, è esattamente ciò contro cui Dabholkar e la sua organizzazione - Maharashtra Andhshraddha Nirmulan Samiti - stavano combattendo, in una battaglia che è finita per costargli la vita.

Ma il caso di Asaram è anche l'ennesima prova del fatto che il sodalizio Stato-Tempio-Economia sia costantemente attivo, in India, anche se nella maggioranza dei casi si tratta ormai di una questione talmente evidente da non farsi più nemmeno notare: si è così abituati a vedere gli eletti dal popolo e i pilastri della società civile - noti scienziati, celebri tycoon dell'industria e star bollywoodiane - prostrarsi pubblicamente davanti a Déi e guru, che non si fa nemmeno più caso a come la fede, la politica e l'economia si siano ormai fuse poco a poco una con l'altra. E' solo quando un presunto sant'uomo si comporta male (come nel caso di Asaram) o quando il suo proprio potere gli si ritorce contro (come nel caso di Baba Ramdev dopo la sua crociata anti-corruzione, lo scorso anno) che il velo si alza, mostrando improvvisamente ciò che in realtà era stato da sempre in bella vista, e cioè appunto la pervasiva commistione esistente in India tra Stato, Tempio e Affari.

Narendra Modi e altri politici possono anche volersi ora distanziare per ragioni strategiche dal guru caduto in disgrazia, ma non è certo un segreto il fatto che in Gujarat Asaram Bapu sia stato trattato lungamente e solo fino a poco fa da Cappellano di Corte, tanto dal Bjp come prima dal Congress. Se si analizzano i dati con cura, risulta evidente come il suo impero, straordinariamente redditizio e costituito da ashrams, scuole e seminari, sia stato di fatto costruito in principio grazie alla generosità con la quale il governo gujarati gli aveva concesso terreni del demanio (che il guru ha poi ulteriormente ampliato di sua iniziativa per mezzo, pare, di appropriazioni indebite) oltre alle donazioni offertegli dalla ricca comunità Sindhi-Marwari. Ma i suoi agganci politici gli hanno anche proporzionato in seguito lo scudo protettivo che l'ha reso totalmente immune alle molte e gravi accuse rivolte nel tempo a lui e alla sua organizzazione per crimini che hanno incluso persino l'infanticidio.

Naturalmente Asaram non è affatto l'unico religioso ad aver usato i propri agganci politici per accumulare denaro: alle spalle di ogni guru di successo c'é sempre un grappolo di politici potenti che hanno libero accesso ai beni pubbici e alla macchina statale. Perchè una volta lanciati, i guru mettono poi in piedi imperi commerciali, che a loro volta attirano altri interessi economici, specialmente relativi a settori oggi in India in piena espansione, quali turismo e insegnamento. Grazie al regime neoliberista instaurato allo scopo di attirare capitali privati, tanto locali quanto esteri, è diventato infatti più facile che mai pilotare fondi e beni pubblici anche verso gli imperi affaristico-religiosi. Allo scopo, spesso è sufficiente operare solo un cambio di destinazione per un terreno demaniale e poi trovare un'autorità governativa compiacente che conferisca status di Università alla scuola aperta in loco dal guru prescelto col fine di diffondere un'educazione fondata sui Valori Tradizionali. Il mantra neoliberista a favore della partnership tra pubblico e privato in India ha beneficiato tanto gli imprenditori religiosi quanto tutti gli altri, naturalmente, con la differenza però che l'aura di santità e fede, quando non di fede cieca, mette al riparo poi solo i primi da qualsiasi indagine approfondita e dalle sfide della libera concorrenza.

Fino a poco tempo fa, per esempio, gli Stati regionali, particolarmente quelli governati dal BJP, facevano a gara tra loro per offrire terreni demaniali a Baba Ramdev affinchè aprisse anche sul loro territorio succursali del Patanjali Yogpeeth, il suo ashram-clinica ayurvedica di bandiera ad Haridwar. L'Uttarakhand ha conferito status universitario al suo centro e in Haryana i suoi gurukul, scuole vediche tradizionali, sono stati riconosciuti e parificati senza indugi. Si tratta però di veri e propri istituti privati volti al profitto e non di organizzazioni no-profit e che tuttavia, grazie alla loro connotazione religiosa, spesso godono delle medesime facilitazioni fiscali offerte a quest'ultime. Anche il prontuario ayurvedico di Ramdev produce milioni vendendo preparati di dubbia sicurezza ed efficacia con la sponsorizzazione dello Stato, mentre Aashta, il canale televisivo dedicato che il baba controlla attraverso suoi mandatari, ottiene immensi profitti. Nella loro fase iniziale, generalmente queste attività vengono finanziate in parte da ricchi donatori indiani ed esteri, ma una volta realizzate le strutture principali entrano in gioco gli imprenditori e le istituzioni pubbliche locali, che forniscono all'organizzazione tutte le infrastrutture necessarie e correlate, quali strade, servizi, resort e trasporti di lusso per i visitatori etc.

La triangolazione tra Stato, piazzisti di Antichi Valori Hindu e capitale privato è così diventata nel tempo lo standard operativo di quasi tutti i guru di grido. E non fa alcuna differenza se lo Stato sponsor in questione sia laico, come si dichiarano tutti quelli governati dal Congress e dai suoi alleati regionali, o se è invece guidato da uno dei partiti che fanno capo ai Nazionalisti Induisti. Basta osservare il caso di Sri Sri Ravi Shankar, che ha costruito il quartier generale della sua organizzazione internazionale - diffusissima anche in Italia, NdT - Art of Living (AOL) su terreni concessigli in comodato per 99 anni dallo Stato del Karnataka. Il sostegno dato alla AOL da imprese quali Infosys e da altre ben note firme di software con sede a Bangalore è risaputo, così come è risaputo che lo Stato dell'Orissa ha concesso quasi 100 ettari di terreno demaniale all'organizzazione per fondare una nuova università alle porte della capitale Bubhaneshwar, dove dall'anno scorso anche questo celeberrimo guru offre ai suoi studenti Insegnamento Moderno e Valori Antichi.

Questo genere di sostegno statale di partenza ai guru si somma poi a quelli che i diversi Stati regionali già erogano direttamente alle fondazioni religiose locali e con i quali vengono spesso pagati gli stipendi dei sacerdoti nei templi, le spese di manutenzione e ristrutturazione dei santuari, quelle per i riti richiesti dagli indigenti e per le scuole Pathshalas, dove si insegna Karma Kanda, il complesso cioè delle discipline sacerdotali. Ma i sussidi principali che i templi ricevono indirettamente dallo Stato riguardano invece il turismo confessionale: nuovi circuiti di pellegrinaggio vengono creati ad hoc dagli Stati regionali con l'appoggio di quello centrale e non è raro che gli uffici turistici si accordino con la gerenza di un tempio per inventare di sana pianta e diffondere istituzionamente antiche storie relative al santuario che si desidera promuovere, sponsorizzandone poi le attività culturali legate a eventuali festival religiosi (come la valanga di celebrazioni ed eventi ormai sponsorizzati dal governo di Gujarat e Himachal Pradesh in occasione di Navratri e Makar Sankranti) o creando direttamente dal nulla novelle antiche tradizioni (come accaduto, per esempio, con le processioni organizzate dal tempio di Meenakshi a Madurai o l'apparizione delle luci miracolose di Makara Vilakku, a Sabarimala, in Kerala).

La palese e continua sottrazione di fondi e beni pubblici a favore di istituzioni religiose private - induiste o appartenenti alle minoranze, secondo convenienza politica locale - sarebbe un fatto già abbastanza grave di per sè: ma il danno prodotto al tessuto culturale della società civile indiana dalla pervasiva collusione tra Stato e Religione non può essere misurato solo in Rupie. Il sodalizio Stato-tempio-impresa non si fonda infatti solo sulla legittima fede negli Déi celesti, ma anche sulla diffusa fede cieca nei loro piazzisti dagli interessi più che terreni. Quando rappresentanti politici, legislatori e funzionari dello Stato si rapportano pubblicamente con le istituzioni religiose in qualità di Devoti, piuttosto che come ufficiali di uno Stato laico, obbligati dal mandato costituzionale alla promozione di una cultura pubblica laica, quello che si ottiene è una società pervasa dal disprezzo della legge e una cultura che difende le credenze irrazionali dall'analisi critica.

Il recente caso dell'ufficiale di polizia DG Vanzara ne è esempio emblematico: accusato di aver orchestrato e condotto quattro falsi scontri a fuoco in Gujarat e per questo recluso e sospeso dal servizio, in una clamorosa lettera di dimissioni scritta dalla Sabarmati Central Jail di Ahmedabad, dove è confinato da sei anni, Vanzara ha dichiarato che Narendra Modi è il suo DIO e Asaram Bapu il suo Guru. La scintilla per la lettera e le dimissioni rassegnate dal superpoliziotto dalle Forze dell'ordine del Gujarat sembra essere stata il fatto che, dopo tanta devozione ricevuta, il suo Dio abbia cessato di proteggere (anche) il suo guru nell'ora del bisogno. Lo stretto intreccio che lega un funzionario di polizia da un lato all'agenda nazionalista induista di Modi e dall'altro al presunto sant'uomo è evidente, ma l'ironia sta nel fatto che la spiritualità che questi avrebbe attinto dal suo guru apparentemente non abbia contemplato alcuna considerazione d'ordine etico riguardo all'uccisione a sangue freddo di innocenti. Ed è veramente preoccupante pensare a quanti ufficiali dello stesso genere possano esserci in giro, pronti a riverire figure come quella di Asaram, magari impegnate nel frattempo a depredare i devoti che le venerano con la medesima cecità. Finchè perdurerà questo nesso tra Stato e fede, che speranza ci potrà mai essere che venga fatta giustizia nei casi che vedono implicati proprio i religiosi o i sedicenti tali?

Ancora più dannosa è poi la legittimazione che viene offerta dallo Stato a credenze irrazionali e a pratiche religiose potenzialmente pericolose ogniqualvolta il potere vi si avvicini pubblicamente in ginocchio e a mani giunte, come ha fatto recentemente Lalu Prasad (presidente del partito Rashtriya Janata Dal, ex premier del Bihar ed ex ministro delle Ferrovie al governo centrale, NdT) recandosi in visita all'ashram del guru tantrico Vibhuti Narayan, alias Pagla Baba, sito nel distretto di Mirzapur, in Uttar Pradesh, dove il notissimo politico ha partecipato a riti piuttosto lunghi e articolati. Come noto, molte delle credenze tantriche popolari coinvolgono presunti poteri occulti e paranormali, a favore dei quali ovviamente non esiste alcuna prova scientifica. Di fatto, i Pretas Bhuta che Asaram aveva promesso di neutralizzare con il suo esorcismo, quando secondo le accuse avrebbe violentato la ragazzina, fanno parte a pieno titolo proprio di quel genere di credenze. E' dunque lecito domandarsi se anche Lalu Prasad userà un domani la sua influenza per promuovere il suo guru/dio o se la impiegherà piuttosto a favore del pensiero critico che mette in discussione l'esistenza di spiriti maligni e affini, ma la risposta, sfortunatamente, sembra essere sin troppo facile.

Che si deve fare, dunque? Potrebbe essere utile promulgare a livello nazionale una legge contro la superstizione come quella per la quale Dabholkar e i suoi hanno combattutto così a lungo e così strenuamente in Maharashtra? Cosa potrebbe accadere se in India entrasse in vigore una legge analoga che impedisse la diffusione pubblica di notizie e proclami, indipendentemente dalla fede o tradizione alle quali questi si riferiscano, a proposito di presunte capacità di scacciare spiriti maligni, di compiere miracoli che sfidano tutte le leggi conosciute della fisica e della biologia o che promettano cure miracolose per malattie unanimemente ritenute ancora incurabili dalla comunità scientifica internazionale? Cosa accadrebbe se passasse a livello nazionale e - per improbabile che ciò appaia in India - se questa legge venisse poi applicata rigorosamente, senza paure nè eccezioni? Avrebbe potuto prevenire lo stupro e gli altri crimini commessi secondo le accuse nell'ashram di Asaram ?

La risposta non può che essere un deciso, perchè una legge così formulata avrebbe potuto vietare a persone come Asaram di millantare poteri divini, tanto per cominciare. Non avrebbe potuto impedire il reato in sè, naturalmente, dato che la maggioranza di crimini e frodi perpetrati in India e nel mondo non richiedono di certo la copertura della fede; ma allo stesso tempo una legge simile avrebbe reso ben più arduo usare la fede al fine di perpetrare crimini e frodi. Inoltre, una legge simile potrebbe prevenire anche la corruzione del dibattito pubblico, che si accende e poi brucia incessantemente ogniqualvolta venga in mente a un guru qualsiasi di esortare pubblicamente i suoi seguaci a confidare ciecamente nei suoi poteri occulti e in altri fenomeni che difettano di qualsiasi fondamento nelle leggi della natura per come noi le conosciamo.

Ma attenzione: come denunciano i suoi oppositori, una simile legge non rischierebbe di privare i cittadini indiani anche del diritto costituzionale di praticare liberamente la loro fede? Una legge contro la superstizione non potrebbe tradursi in definitiva in una legge contro la fede e la religione stessa, come affermavano le forze conservatrici schierate contro l'iniziativa di legge promossa lungamente e invano da Dabholkar in Maharashtra e poi approvata per decreto solo a seguito del suo omicidio? 

Il diritto di poter credere e praticare liberamente la propria fede non può essere violato in alcun modo, nè costituire dunque materia di dibattito, e infatti le domande da porsi in merito devono essere altre: può la libertà religiosa includere anche la libertà di professare, incoraggiare e trarre profitto dalla superstizione? Qual è il limite tra religione e superstizione? Non avranno forse ragione allora gli oppositori della Legge anti-superstizione nel suggerire involontariamente che la religione non può esistere senza la superstizione? Coloro che percepiscono la prospettiva di una simile regolamentazione come un'insopportabile restrizione alla propria libertà religiosa, dovrebbero farsi dunque un'esame di coscienza: é la loro fede così fragile da necessitare il supporto di pratiche irrazionali, superstiziose e persino dannose o può reggersi autonomamente? Non dovrebbe poi essere dovere di chiunque desideri difendere la fede autentica purificarla anche da credenze superate e da irrazionali modelli cognitivi?

Coloro che temono che una legge anti-superstizione possa privare i cittadini indiani della loro libertà di coscienza, di libera professione e pratica della loro religione d'appartenenza, dovrebbero anche rileggere più attentamente la Costituzione: la Libertà di Religione, nella Costituzione indiana, è subordinata ai Diritti Fondamentali dei cittadini. Ciò significa che lo Stato si riserva il diritto di regolamentare o limitare qualsiasi "attività economica, finanziaria, politica, o altro tipo di iniziativa sociale che possa essere associata a pratiche religiose" qualora venga dimostrato che suddetta attività contravvenga alle Norme di ordine pubblico, moralità, salute e altre disposizioni di questa Parte" ( con riferimento alla Parte III, ove si enumerano i Diritti Fondamentali dei cittadini).

Si potrebbe agilmente dimostrare che promettere di curare un esaurimento nervoso falsamente attribuito alla possessione da parte di spiriti maligni, come Asaram millantava di poter fare tramite esorcismo, costituisca di fatto "attività associata alla pratica religiosa" e non c'è dunque alcuna ragione per la quale lo Stato non dovrebbe intervenire per regolamentarla e limitarla al fine di tutelare il fondamentale interesse riposto dai cittadini nella propria incolumità e sicurezza. Secondo la Costituzione, inoltre, lo Stato indiano non solo avrebbe già l'autorità per farlo, ma ne avrebbe anche il dovere: Lo sviluppo di uno spirito scientifico, umanistico, riformista e di ricerca è uno dei Doveri Fondamentali di ogni cittadino indiano, secondo quanto sancito dall'Articolo 51A (h) della Costituzione, introdotto dall'Emendamento 42 promulgato nell'Agosto 1976; in alcuni casi, la Corte Suprema indiana ha accettato il principio secondo il quale anche lo Stato è tenuto a osservare i Doveri Fondamentali sanciti per i cittadini.

In fin dei conti, in questo ambito non ci può essere nulla di più importante da fare se non portare avanti la lotta contro la fede cieca per la quale Narendra Dabholkar ha dato la vita. L'impegno verso lo spirito scientifico e il pensiero critico diffuso é l'arma più efficace che si possa impiegare contro i piazzisti di superstizioni e tutti i loro sostenitori politici.

 

Liberamente tratto e tradotto da FrontLine

 
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