1948: la strage segreta di Hyderabad PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia
Domenica 29 Settembre 2013 11:10

Il 13 Settembre del 1948 l'esercito indiano invase il principato del Nizam di Hyderabad, sconfiggendone agilmente le milizie in pochi giorni, ma abbandonando poi i Musulmani della regione alla brutale vendetta degli Hindu, segnando una delle pagine più nere della Storia indiana moderna e che però, in nome della Ragion di Stato, venne poi scientemente rimossa e relegata all'oblio fino ai nostri giorni.


Operazione Polo, 1948All'alba dell'Indipendenza, al contrario degli altri circa 500 principati indiani che avevano accettato seppur a malincuore l'annessione alla neonata Repubblica Indiana, come noto Mir Osman Ali Khan, settimo Nizam di Hyderabad, tentò invece di mantenersi autonomo, dando così inizio a una situazione di stallo con Nuova Delhi, che finì però presto per spazientirsi. Col legittimo pretesto di far cessare le brutalità compiute ai danni degli Hindu dalla milizia Razakar, braccio armato di quello che doveva poi venire rifondato nel 1957 e diventare fino a oggi il principale partito di orientamento islamico della regione, AIMIM, e contemporaneamente cercar di domare sul nascere l'insorgenza di stampo marxista che si stava diffondendo nell'area e che già aveva dato vita alla cosiddetta Ribellione del Telangana a partire dal 1946, nel Settembre 1948 Jawaharlar Nehru ordinò all'esercito di invadere il principato. Pur trattandosi a tutti gli effetti di una guerra d'invasione di uno Stato sovrano, l'operazione passò alla storia come una vittoriosa Azione di Polizia rapida e indolore, giacchè apparentemente si concluse in soli 5 giorni, il 17 Settembre, a favore dell'India e senza causare particolari perdite.

La Polo e la Caterpillar Operations, come vennero denominate in codice le azioni militari congiunte compiute dall'esercito indiano, proporzionarono quindi al governo di Delhi finalmente l'integrità del territorio residuo dopo la Partition dell'anno precedente - con l'eccezione dei possedimenti costieri portoghesi e francesi di Goa e Pondicherry, che resisteranno rispettivamente fino al 1961 e il 1954 - liberando il neonato Stato indiano dall'ingombrante presenza di un vasto territorio indipendente e dichiaratamente sostenitore del Pakistan, nonostante la schiacciante maggioranza hindu della sua popolazione, e sito nel bel mezzo del proprio. Da allora, la data è sempre stata celebrata dai sostenitori dell'indipendenza del Telangana, regione che unita a parte degli odierni Karnataka e Maharashtra corrisponde grosso modo a quello che per secoli fu il territorio del Nizam, come Giorno della Liberazione di Hyderabad, mentre a migliaia di cittadini della zona vennero concesse negli anni facilitazioni e pensioni in qualità di Freedom Fighters per aver collaborato a vario titolo alla sua annessione.

All'indomani di quell'operazione rapida e indolore, cominciarono però a giungere all'orecchio di Nehru insistenti voci di massicci espropri ed esoneri di alti funzionari su base religiosa nelle città, e poi di roghi, saccheggi, stupri di massa, vendette e stragi nelle zone rurali ai danni della minoranza musulmana della regione, in quel momento e per tutto l'anno seguente sottoposta ad amministrazione militare. Nehru decise allora di inviare sul posto in via non ufficiale una piccola commissione, affinchè verificasse la veridicità di quanto riportato ed eventualmente mediasse tra le comunità in conflitto. Presieduta dal Pandit Sundarlal, esponente hindu del Congress dal quale prese nome, la Commissione includeva solo altre due persone, eminenti musulmani che avevano sempre avversato il governo del Nizam: Kazi Abdul Ghaffar e Moulana Abdulla Misri.

I tre giunsero ad Hyderabad il 29 Novembre 1948 e rientrarono a Delhi il 21 Dicembre seguente, dopo aver visitato grazie a due team formati in loco dozzine di città e villaggi, intervistando personalmente centinaia di testimoni, conducendo colloqui con i principali leader e funzionari locali e riunendo la popolazione rurale in numerose assemblee pubbliche. Ma il Rapporto Sundarlal, consegnato a Nehru e Patel nel Gennaio 1949 e nel quale si stimava che un numero compreso tra 27.000 e 40.000 cittadini musulmani fossero stati trucidati in quei giorni nell'ex principato, non venne poi mai reso pubblico e nessuna spiegazione ufficiale venne mai data in merito.

E' assai probabile che Nehru, una volta constatata la gravità dell'accaduto sotto responsabilità della neonata Repubblica Indiana, e non già sotto il dominio feudale del principe appena destituito che aveva tollerato la brutalità dei fanatici Razakars, da una parte non volesse mettere in discussione l'operato e il governo della regione del Generale J. N. Chaudhuri, e dall'altra temesse che il diffondersi a livello nazionale di tanto tragiche notizie potesse innescare un'ulteriore spirale di violenza pari o addirittura superiore a quella appena consumatasi durante la Partition, senza contare poi che il prestigio storico-culturale tradizionalmente assegnato all'Hyderabad dalla comunità islamica mondiale avrebbe potuto causare anche imperscrutabili conseguenze internazionali.

Quanto poi al ministro degli Interni Sardar Patel, secondo quanto riportato dallo storico e costituzionalista A.G. Noorani, che dichiara di aver avuto accesso all'intero incartamento, in un lungo articolo pubblicato da FrontLine nel 2001 sembra avesse accolto addirittura con sdegno il contenuto del Rapporto, non solo contestando l'autorevolezza e l'attendibilità dei suoi redattori, colpevoli a suo giudizio di aver omesso di elencare anche le violenze subite precedentemente dalla popolazione hindu per mano dei famigerati Razakars, ma addirittura disconoscendo la Commissione stessa, come dichiarato in un brano di una lettera da lui inviata a Kazi Abdul Ghaffar e riportata nell'articolo. Fatto sta che apparentemente il Rapporto Sundarlal venne subito secretato e poi sepolto in un archivio; lo stesso accadde dunque anche ai tragici fatti di quei giorni, mai menzionati dalla Storia ufficiale a nessun livello e così rimossi anche dalla memoria nazionale.

Tuttavia, negli anni che seguirono, alcuni studiosi riportarono l'accaduto, spesso fornendo un conteggio delle vittime enormemente superiore a quello trapelato dal Sundarlar Report: il canadese Wilfred Cantwell Smith, ampiamente citato nell'articolo del 2001 di A.G. Noorani, già nel 1950 menzionava il rapporto della Commissione Sundarlal e la sua misteriosa archiviazione, allegando però che il numero di vittime riportato dai commissari e circolato all'epoca ufficiosamente sembrava comunque notevolmente inferiore a quanto riferito da altri osservatori - 200mila morti e forse più - e che anche le stime più prudenti, fornite confidenzialmente da sostenitori dell'operazione effettuata, comunque decuplicavano abbondantemente il numero di omicidi di cui erano stati accusati ufficialmente i Razakars.[...] Nella sola città di Hyderabad, sembra sia stato trucidato da un quinto a un decimo dell'intera popolazione maschile musulmana" aggiungeva il professore, e confermava che, oltre alle stragi, erano stati compiuti diffusamente stupri di massa, saccheggi, roghi ed espropriazioni delle proprietà e attività commerciali dei Musulmani.

In ogni località visitata, sembra che la Commissione Sundarlal avesse raccolto accuratamente le denunce di Musulmani sopravvissuti e di testimoni hindu volonterosi. "Durante la nostra ricognizione - si legge nel rapporto secondo quanto riportato da A.G. Noorani - abbiamo riscontrato che in alcune occasioni i soldati indiani avevano incoraggiato, quando non spinto direttamente, gli Hindu ad attaccare e saccheggiare le case e i commerci dei Musulmani". I commissari riportarono apparentemente anche che, mentre i Musulmani erano stati regolarmente disarmati durante l'avanzata dell'Esercito indiano, agli Hindu erano state lasciate le armi e che le violenze di massa che ne erano seguite erano state spesso guidate da formazioni induiste paramilitari e perpetrate anche da bande di sciacalli appositamente giunte da regioni attigue sfuggite ai blocchi militari di confine. In alcuni casi, si denunciava, sebbene l'esercito si fosse comportato prevalentemente in maniera corretta proteggendo tutti i civili indistintamente, alcuni soldati indiani avevano addirittura partecipato attivamente ai pogrom, selezionando personalmente i Musulmani maschi nei villaggi e nelle città per poi fucilarli in massa.

In alcune delle note confidenziali allegate al Rapporto Sundarlal, di cui A.G. Noorani fornì anche alcuni stralci a sostegno del proprio articolo del 2001, i relatori definirono anche i dettagli dell'orrore di cui erano stati testimoni: "In molti luoghi ci sono stati mostrati pozzi ricolmi di corpi in decomposizione, in uno ne abbiamo contati undici, tra i quali quello di una donna che ancora stringeva al petto un neonato [...] abbiamo visto resti umani gettati nei canali e in molti luoghi si possono vedere mucchi di ossa calcinate e crani di persone date alle fiamme...".

Ufficialmente, il Sundarlal Report è stato declassificato e dovrebbe essere da tempo custodito presso il Nehru Memorial Museum and Library, disponibile dunque alla pubblica consultazione; tuttavia, a giudicare dal clamore che suscita sulla stampa indiana chiunque di tanto in tanto affermi di essere riuscito a entrare in possesso di una sua copia - in questi giorni è il turno della BBC - e dalla massa di articoli, post e commenti de relato riscontrabili in merito (compreso questo) che si citano l'un con l'altro senza però fornire mai direttamente l'intero documento originale, si può affermare con una certa sicurezza che qualsiasi rivelazione sia contenuta in esso, uno dei meglio custoditi segreti della storia moderna indiana, in un modo o nell'altro riesce a rimanere tale ancora oggi, a oltre 65 anni di distanza.

 
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