Unfair and Lovely, contro il colorismo in India PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Usi e costumi
Giovedì 24 Ottobre 2013 13:28

In un'intervista dell'anno scorso, Radhika Parameswaran ha spiegato che usando il termine colorismo – un -ismo come razzismo e sessismo – stiamo dicendo che "il modo in cui le persone dalla pelle scura vengono trattate come inferiori è sistematico, diffuso e coinvolge istituzioni sociali, economiche e culturali che devono essere contrastate dalla società".

di Matteo Miavaldi

 

Per poter parlare efficacemente di un problema che arriva da lontano abbiamo bisogno almeno di un nome preciso, nuovo e snello che riassuma immediatamente una serie di concetti complicati stratificati nella storia e nella società. Ci avevano provato con un ostico “discrimination based on skin complexion”, cioè discriminazione in base al colore della pelle; tante parole per dire che il complesso indiano per la pelle chiara – estendibile a buona parte dell'Asia, è vero, ma qui ci atterremo strettamente al subcontinente – non è propriamente razzismo e nemmeno “castismo”, il sottoinsieme del razzismo con caratteristiche hindu.

Un termine particolarmente azzeccato lo ha adottato qualche anno fa Radhika Parameswaran, docente presso la School of Journalism dell'Indiana University, chiamando “colorismo” questo fenomeno di discriminazione predominante in India.

In un'intervista dell'anno scorso pubblicata sul blog di Jyoti Gupta, graphic designer che si occupa di nuovi media, Parameswaran ha spiegato che usando il termine colorismo – un -ismo come razzismo e sessismo – stiamo dicendo che "il modo in cui le persone dalla pelle scura vengono trattate come inferiori è sistematico, diffuso e coinvolge istituzioni sociali, economiche e culturali che devono essere contrastate dalla società".

Il colorismo in India lo si vive fin da piccoli, quando i bambini e le bambine di carnagione chiara sono “belli”, mentre quelli più scuri sono magari “simpatici” ma sicuramente “poverini”, compatiti per una pelle da tenersi addosso con fatica per tutta la vita. Un marchio impresso dalla lotteria della genetica di un paese che ha vissuto flussi migratori dall'Asia centrale più o meno quattromila anni fa, quando gli Arii arrivarono nell'attuale India settentrionale e la trovarono popolata di tribù autoctone, scure, oggi generalmente indicate come adivasi.

Il mix diede vita al sanscrito, alla religione hindu – la chiameremo con questo nome solo dalla fine del XIX secolo, quando Swami Vivekananda “presentò” la religione induista al Parlamento delle Religioni di Chicago – e al celeberrimo sistema delle caste, organizzato in modo che sul gradino più alto rimanessero gli invasori (i "bianchi"), e via via a scendere di importanza fino agli ultimi, i dalit e gli adivasi, inevitabilmente scuri. Molto scuri.

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