Kinari, le bordure dei sari PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Artigianato

In principio i tessuti destinati ai sari probabilmente venivano prodotti in maniera uniforme, per assumere poi col passare del tempo bordure sempre più elaborate: accorgimento pratico, alto artigianato ed espressione di classe sociale, l'evoluzione delle bordure e passamanerie che adornano il tradizionale abbigliamento femminile indiano racconta qualcosa anche della storia del Paese.

Kinari BazaarCome accade per la maggior parte degli artigianati, l'origine del sari fu con ogni probabilità di ordine pratico. Rta Kapur Chishti, autrice del volume Saris: Tradition and Beyond, colloca l'apparizione del più longevo al mondo tra i capi d'abbigliamento tradizionale attorno a mille anni fa, ma altri storici del costume lo fanno addirittura risalire alla Civiltà della valle dell'Indo. Considerando quanto rudimentale e faticoso sia stato per gran parte della storia dell'umanità il mestiere della tessitura, è assai probabile che in origine le pezze destinate all'abbigliamento venissero tessute uniformemente, col risultato di vederne però presto i bordi sfilacciarsi e consumarsi. Vennero quindi tessute delle bordure, Kinari, per rafforzarli, con l'ulteriore vantaggio di aggiungere peso alla stoffa, consentendo dunque anche di elaborarne il drappeggio, dare forma all'indumento e, grazie alla caduta acquisita, migliorarne anche la vestibilità.

La praticità dell'innovazione portò poi anche alla personalizzazione dell'ornamento, che nel tempo si arricchì di applicazioni, passamanerie, elaborati ricami in oro zecchino, o Zardosi, fino alle lavorazioni in lamè Zari e perline che adornano oggi molti sari industriali.
Ma qualunque sia il materiale o la tecnica con le quali vengono prodotte, la funzione primaria delle bordure rimane quella di evitare lo sfilacciamento della stoffa e solo in seguito ne divenne l'ornamento principe. Così, con l'impreziosirsi di quella protezione, si finì presto per dover pensare a come proteggerla a sua volta. Oggi, la prima cosa da fare dopo l'acquisto di un sari importante è farne orlare parte del bordo inferiore con una garza interna, che non solo contribuirà a mantenere ordinate le pieghe del drappeggio e pulito il punto di maggior logoramento del capo, ma proteggerà allo stesso tempo i piedi di chi l'indossa dallo sfregamento contro le eventuali applicazioni e i filati metallici che l'adornano.

Particolarmente determinanti ai fini della vestibilità sono oggi i bordi applicati o ricamati sui sari di chiffon, introdotti in origine in India dalla Maharani Indira Devi di Cooch Behar, nell'odierno West Bengal, che per prima all'inizio del XX° secolo si fece confezionare sari in quel tessuto così impalpabile, ideale per l'afoso clima indiano, sebbene in principio ben poche altre donne indiane potessero permetterselo; ma con l'industrializzazione del tessile e poi con l'avvento delle fibre sintetiche, quella nuvola di tessuto personalizzabile all'infinito con l'aggiunta di perline, ricami, applicazioni e soprattutto di bordure sufficientemente consistenti da conferirle peso e caduta, divenne diffusissima.

Il sari più caro del mondo

Per bordare e ornare i sari, sin dalle origini si impiegarono naturalmente motivi decorativi specifici e tradizionali delle varie regioni indianementre altri più generici erano già riscontrabili in tutto il Paese, quali righe, fiori del cotone, punte di freccia, pappagalli, pavoni o elefanti stilizzati etc; ma qualunque fosse il soggetto prescelto, fino all'avvento dell'energia elettrica tutte le bordure, applicate o tessute che fossero e ad eccezione di quelle confezionate per i capi destinati alla nobiltà, si mantennero prevalentemente basse ed essenziali. Quando però l'elettricità cominciò ad alimentare i telai, diventò possibile produrre in un solo giorno quello che precedentemente un artigiano tesseva a mano in due mesi di lavoro e moltiplicarne all'infinito le varianti; le basse bordure tradizionali crebbero fino a superare anche i 10 cm e i loro motivi ornamentali si arricchirono al punto da offrire addirittura narrazioni continue: dai singoli motivi geometrici ripetuti, si passò a tessere persino intere epiche religiose, veri e propri arazzi disposti lungo l'intero bordo del sari. 

Le diverse classi della società indiana cominciarono allora a venire sottolineate anche grazie a quelle bordure: le donne appartenenti alle classi più agiate sfoggiavano sari di seta con bordure intessute d'oro zecchino, secondo la tecnica di ricamo Zardosi, quelle un po' meno abbienti, appartenenti a famiglie di commercianti e funzionari, si rivolsero piuttosto all'argento, mentre le classi basse - con l'esclusione dei gruppi tribali che già tradizionalmente si ornavano da sempre con ricchissimi ricami e applicazioni - presero a decorare i loro semplici indumenti con passamanerie, nastri o applicazioni tie-dye, dando origine a una stratificazione del costume che, con qualche ribaltamento, nelle occasioni festive e di rappresentanza si manifesta ancora ai giorni nostri. Se i sari Zardosi erano un tempo simbolo d'agiatezza di antica data, di sobrietà ed eleganza tramandate di madre in figlia, oggi sono diventati infatti un capo imprescindibile per il guardaroba dei nuovi ricchi, mentre quelli luccicanti ma ben più economici, in colori sgargianti, bordure Zari, magari abbinati a bluse sexy, significano oggi Bollywood e in quanto tali sono diventati un must per tutte coloro che se li possono permettere, per contesto sociale progredito e possibilità economiche. E' in luoghi quali per esempio il vivacissimo Kinari Bazaar, al Chadni Chock di Delhi, dove si può trovare oggi riunita la massima varietà esistente di applicazioni, nastri, bordure, paillettes o passamanerie, per tutte le tasche e i gusti, con i quali trasformare in un baleno anche il tessuto più spento in un trionfo di luminosità e sfarzo bollywoodiano. Ma in ogni mercato e in ogni villaggio le donne indiane possono trovare il modo di procurarsi o di confezionare decorazioni da applicare ai loro capi, spesso realizzate ingegnosamente a mano a partire da semplici fettucce argentate da confezione regalo, perline, tondini di latta etc.

Negli Anni 80 accadde poi che il Ramayana e il Mahabharata venissero tradotti in serie televisive ottenendo uno straordinario successo di pubblico, spesso per l'occasione riunito in folla davanti all'unico apparecchio televisivo disponibile in vaste zone rurali, partecipe delle avventure celesti rappresentate come davanti ad eventi Live di incerto e attesissimo esito: gli sgargianti sari indossati dalle divine protagoniste, che si ritiravano anche a riposare sempre avvolte dalla testa ai piedi in Zardosi, fecero furore su scala nazionale. E mentre andava in onda l'infinita serie di puntate delle due epiche, poi imitate in stile e in scintillìo da ogni soap desiderosa di eguagliarne almeno in parte il successo, si avvicinava anche la liberalizzazione economica, che a partire dal 1991 infiammò i mercati indiani: la produzione e l'uso di bordure appariscenti da parte di tutte le classi sociali crebbe e si diffuse rapidamente assieme all'idea stessa della Shining India e da allora non si é più fermata: più vistose sono oggi le decorazioni e meglio è, e ormai non importa più a nessuno se il loro brillare è palesemente falso.

L'epidemia di ostentazione che colpì da allora l'India portò persino a notevoli stravaganze: con l'obiettivo dichiarato di entrare nel Guiness dei Primati (una vera e propria ossessione indiana già di per sé) nel 2008 Chennai Silks, il maggior commerciante di stoffe del Tamil Nadu, confezionò il sari più costoso al mondo: un capo nuziale tessuto in oro, platino, argento, tempestato di pietre preziose, pietre dure e coralli, che richiese 4.760 ore di lavorazione e i cui bordi e pallu finale presentavano riproduzioni delle opere di Raja Ravi Varma.

Indira Gandhi in sari Gara

Ma nonostante i circa 50mila Euro a cui fu poi venduto l'arazzo da sposa della Chennai Silks, nessun sari al mondo vale in realtà oggi quanto alcuni rarissimi esemplari d'antiquariato di un preciso genere, alle spalle del quale si cela però una storia tanto affascinante quanto poco edificante: i sari Gara dei Parsi. Il Raj britannico, con la sua inesauribile fame di scambi intercoloniali, a partire dagli inizi del XIX secolo trovò in India degli ottimi alleati per i commerci con la Cina nella comunità Parsi, la più anglicizzata sin dall'avvento dei nuovi dominatori nel subcontinente. Fu allora che la Gaaj, pezza da circa sei metri di seta prodotta e rifinita secondo un'arte perfezionata negli oltre quattrocento anni trascorsi tra le dinastie Ming e Qing, cominciò a giungere in India tra i beni scambiati con le copiose quantità di oppio indiano che i Parsi trasportavano sui loro velieri, contribuendo poi a smerciarlo in loco, e che doveva portare entro la fine del XIX secolo quasi il 10 % della popolazione cinese alla tossicodipendenza. Ma ben prima che le guerre anglo-cinesi venissero denominate Guerre dell'Oppio, le pezze di seta che i Parsi importavano in India e che in seguito dovevano cominciare ad elaborare anche in proprio, grazie alla straordinaria precisione appresa dagli artigiani cinesi unita alla raffinata tradizione indo-persiana, erano apparse sul mercato indiano con i loro ricami dai temi affascinanti ed esotici: pagode, padiglioni, peonie, ponticelli e uccelli in volo, spesso ricamati in bianco su scintillante seta in tinta unita, il retro dei ricami perfetto quanto il fronte. Secondo tradizione, le ragazze parsi indossavano il sari solo a partire dalle nozze e il corredo che le ricchissime famiglie proporzionavano loro per l'occasione poteva raggiungere dunque all'epoca sontuosità regali. Poi i commerci tra India e Cina si diradarono e soprattutto i velieri parsi non poterono più competere con le moderne navi a vapore europee e così gli abilissimi commercianti di stirpe persiana si rivolsero ad altri affari.

zardosiMa l'eredità di quel capitolo della storia parsi è il Gara - dal gujarati Garo, pezza di stoffa - un genere di sari tra i più preziosi al mondo per due motivi: primo, perché è frutto di un meticciato culturale antico e plurimo che diede risultati magnifici ma riservati a una comunità assai chiusa ed esigua e che oggi, grazie a un recente revival dell'arte, a fronte di selezionate ordinazioni offre ancora un ristrettissimo numero di capi dalle bordure ornate secondo tradizione a costi proibitivi; e secondo, perchè il valore dei pezzi originali d'epoca è cresciuto nel frattempo fino all'inverosimile. A causa della fragilità del tessuto, incrementata dal clima locale, sono infatti pochissimi gli esemplari originali che si sono conservati nel tempo in buone condizioni o che sono ancora indossabili e il valore attribuito dai collezionisti a questi rarissimi capi, comprensibilmente tramandati di generazione in generazione come tesori, pare possa a volte eguagliare oggi anche il prezzo di un immobile di alto pregio nel centro di Mumbai. Dai garas andati invece ormai irrimediabilmente distrutti vengono comunque ricavate bordure, chiamate Kors, o inserti ricercatissimi e applicati dagli stilisti indiani più in voga solo a capi di esclusiva fattura e consono prezzo.

Anche la produzione delle più moderne interpretazioni del sari segue infatti sostanzialmente due correnti, che rispecchiano grosso modo quelle dell'industria della moda di tutto il resto del mondo: una, alimentata da stilisti come Sabyasachi Mukherjee, Satya Paul o Manish Malhotra, le cui collezioni e creazioni per il grande schermo, celebrità e personalità varie costituiscono quasi sempre pezzi unici d'alta moda, e l'altra, quella del prêt-a-porter industriale, prodotto secondo ampie variazioni di prezzo e qualità, spesso replicando modelli e stili della prima, destinata alla gente comune di minore solvenza, e che però qualsiasi donna, se dotata di gusto e creatività, può poi sempre modificare o impreziosire all'infinito, secondo mode e stagioni della vita, proprio grazie alle bordure e all'applicazione di ornamenti anche di riciclo: ma per tutte, gratis, rimangono sempre disponibili l'incommensurabile grazia ed eleganza proporzionate dall'indossarlo.    

 

 

Fonte: MotherLand

 

 
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