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L'Arte, la storia e la cultura - Bollywood e cinema
Lunedì 27 Gennaio 2014 12:06

Dal primo volto che bucò gli schermi alla prima Miss India, passando da conturbanti Vamp e caratteristi d'eccezione: la piccola comunità ebraica locale giocò un ruolo importante e sconosciuto ai più nella storia del cinema indiano, ma che un documentario è deciso a svelare.

Pramila, Miss India 1947Agli albori dell'industria cinematografica, i produttori indiani dovettero affrontare un problema apparentemente insormontabile: la pubblica esibizione femminile era ritenuta altamente sconveniente, tanto per gli hindu quanto per i musulmani, obbligando così i pionieri della Settima Arte a rivolgersi alla comunità anglo-indiana, discriminata però da entrambe le comunità d'origine e che tendeva dunque a mimetizzarsi il più possibile, o a utilizzare ragazzi travestiti e truccati alla meno peggio, per ricoprire i ruoli femminili, che rimanevano così spesso sguarniti.
Ma esisteva in India un'altra piccolissima comunità, relativamente molto più liberale e cosmopolita e sostanzialmente indifferente alle problematiche castali e sociali locali, che cominciò così a fornire a Bollywood alcune tra le sue più celebri interpreti, divenute note al grande pubblico spesso con nomi d'arte che ne mascheravano l'origine: la comunità ebraica indiana dei Bene Israel e quella dei Baghdadi, emigrati nel subcontinente a partire dal XVIII secolo, e quella che si stabilì nella zona di Cochin, in Kerala, secondo la tradizione sin dall'epoca biblica, ma prevalentemente di origine sefardita.

Fu così che la telefonista Ruby Myers cambiò la storia di Bollywood diventando rapidamente una delle più richieste e pagate attrici del cinema muto col nome di Sulochana, la cui luminosità, bellezza e talento ammaliarono migliaia di spettatori in decine di produzioni, come accadde in quegli anni anche a Rose Ezra o a Firoza Begum, nata Susan Salomon, e come doveva accadere anni dopo anche a Florence Ezekeil, che tra gli Anni 50 e 60 demolì la tradizionale immagine femminile indiana, docile e materna, interpretando quasi esclusivamente ruoli da Femme Fatale col nome di Nadira, la prima Bad Girl del cinema indiano.
Ma, prima ancora del suo, un altro volto doveva diventare e rimanere iconico: quello della prima reginetta di bellezza indiana, la prima Miss India eletta nel 1947 e conosciuta col nome di Pramila, nata Esther Abraham, nipote di un Rabbino di Calcutta divenuta attrice e poi produttrice cinematografica. Sua figlia, Naqi Jahan divenne a sua volta Miss India nel 1967, e fu Miss India nel 1959 anche Fleur Ezekiel, seguita nel 1972 da Salome Aaron, che rappresentò quell'anno l'India anche all'elezione di Miss Mondo ed è oggi la madre dei fratelli attori Kunaal e Aditya Roy Kapur

E come non menzionare in campo maschile David Abraham Cheulkar, l'Uncle David che dal 1941 in poi recitò come caratterista in più di cento produzioni bollywoodiane?

L'influenza della comunità ebraica nella storia del cinema indiano può trovarsi però anche dietro la macchina da presa. La sceneggiatura e le canzoni del primo film sonoro indiano, Alam Ara, di Ardeshir Irani, 1931, furono scritte da Joseph Penkar David, Bunny Reuben diventò prima il braccio destro e biografo di Raj Kapoor e poi uno dei principali addetti stampa dell'industria cinematografica indiana, mentre David Herman era il più richiesto coreografo dell'epoca ed Ezra Mir, nato Edwyn Myers, fondava l'Indian Documentary Producers Association nel 1956, venendo nominato lo stesso anno dal governo Produttore Capo della Films Division dell'allora ministero indiano dell'Informazione.

 

Agosto 2014:

Recalling Jewish Calcutta: online le memorie della comunità ebraica dell'ex-capitale del Raj britannico.

 
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