L'epoca dei Sultanati PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

Durante l'epoca dei Sultanati avvenne la fusione e la sovrapposizione degli stili e delle caratteristiche architettoniche islamiche e indù.

Qutb-Minar, DelhiDopo la battaglia di Tarain, nel 1192, Delhi fu conquistata e fatta capitale di quello che da lì a poco doveva diventare il primo Sultanato indiano. Nel 1193 fu costruita qui la prima moschea monumentale del Paese, Quwwat al Islam (mentre il primato in assoluto è rivendicato tradizionalmente dalla Cheraman Juma Masjid del Kerala, del VII sec d.C.). Per edificarla, si riutilizzò un colonnato che circondava un antico tempio Jain distrutto, che faceva parte di una precedente fortezza, aggiungendovi una facciata sul lato anteriore e il Mihrab sul lato posteriore. Benchè i progetti di questa costruzione fossero ovviamente di matrice islamica, se ne assegnò però l'esecuzione alle vaste maestranze indù disponibili, le quali diedero ai fregi con le iscrizioni coraniche sfondi prettamente locali di volute floreali.

Presto andò aumentando a Delhi il numero di artigiani convertiti all'Islam o emigrati nel sultanato dalle regioni centroasiatiche e nelle costruzioni istituzionali ripresero il sopravvento i classici ornamenti islamici riscontrabili per esempio nel gigantesco minareto-torre di vedetta-monumento alla vittoria, il Qutb-Minar, costruito accanto alla moschea, così come in quella successiva di Ajmer, in Rajasthan, Arhai-din-ka-Jhompra, costruita però con spoglie di templi indù già mirabilmente lavorate. Il sultano successore, Iltutmish, ampliò la moschea di Delhi e costruì alcuni mausolei, tra i quali il suo personale, che di fatto già mostrano l'inevitabile fusione in atto delle forme e degli ornamenti islamici e indù, senza tuttavia intaccare in nulla l'impressione generale di carattere islamico degli edifici.  
Le successive conquiste del Gujarat e del Deccan introdussero nuove e ulteriori tendenze ornamentali e architettoniche: una nuova ampliazione della moschea di Delhi venne concepita con proporzioni così enormi che per le nuove navate non si riuscì ad avanzare oltre le fondamenta. La costruzione dell'A'lai Minar, che si voleva di altezza doppia del Qutb-Minar, non superò mai la prima rampa di scale e l'edificazione della sola entrata meridionale, l'A'lai Darwaza. Questa costruzione, di forma cubica e sormontata da una bassa cupola, presenta però pareti, nicchie e finestre a grata riccamente traforate, le Jalis, caratterizzate da giochi cromatici ottenuti con l'utilizzo di diversi materiali. Si tratta di innovazioni derivate dall'architettura tradizionale del Gujarat, così come l'arco a ogiva adorno di festoni che terminano con boccioli di fiori, in un'espressione artistica ormai già pienamente definibile indo-islamica.

Hauz Khas, Delhi, complesso della tomba di Firoz ShahNel corso del XIV secolo la rottura con la tradizione architettonica islamica ortodossa divenne così totale e definitiva. Il dominio sull'enorme impero si dimostrò però assai precario e la minoranza musulmana al potere fu costretta a prendere misure difensive. Cittadelle fortificate e fortezze presero a sorgere su tutto il territorio e i numerosi edifici costruiti in quest'epoca da Firoz Shah Tughlaq, sultano di Delhi dal 1351 al 1388, mantengono infatti un carattere complessivo di pesantezza, anche se un tempo erano dipinti a colori vivaci: dopo la sua morte, l'impero andò rapidamente a pezzi, anche a causa dell'invasione e le devastazioni operate da Tamerlano nel 1398, mentre i feudatari si spartivano le spoglie del suo territorio fondando sultanati indipendenti, particolarmente nel Deccan, e acquisendo in proprio più potere dei suoi stessi eredi a Delhi. 

Bisognerà attendere l'avvento della dinastia Lodhi (1451-1526), che in parte riconquistò le pianure indiane settentrionali fino al Bengala e in India centrale, per assistere alla rinascita di Delhi, sul cui territorio stavano però già per affacciarsi le armate di un principe uzbeko, Babur, fondatore dell'impero Moghul. Molti gli edifici di grande interesse lasciati dai sultani della dinastia Lodhi, prevalentemente costruiti in pietra e stucco, ma in buon numero edificati anche in arenaria rossa e color panna, in una rielaborazione dell'architettura indo-islamica dei primi sultanati arricchita da motivi ornamentali derivati dalla Persia e dal Turkestan dei Timuridi (la dinastia di Tamerlano), che diventeranno in seguito la cifra distintiva dell'architettura imperiale: contrafforti inclinati di rinforzo a muri altrimenti verticali, archi prima a ogiva, poi snelli e poi in epoca più tarda larghi; torrette e padiglioni a colonne sui tetti, alti tamburi e cupole a carena, ricchi intagli a stucco, decorazioni a piastrelle smaltate o a intarsio negli interni.

Nei sultanati provinciali, si formarono nel frattempo stili locali che possono essere suddivisi in tre gruppi:

Stili legati alla tradizione di Delhi: nel Malwa, a Nagaur e Jaunpur.

Stili fondati sulla tradizione Hindu: in Kashmir, Gujarat e Bengala.

Stili del Deccan.
 

Fonte : A History of Indian Art, Hermann Goetz.

 

 
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