Il Passato come Presente di Romila Thapar PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Letture consigliate
Mercoledì 30 Aprile 2014 11:11

Considerato quando appena accaduto alle opere sull'Induismo della studiosa americana Wendy Doniger, é assai probabile che in questi tempi d'intolleranza anche l'ultima raccolta di saggi pubblicata per Aleph da Romila Thapar - The Past As Present: Forging Contemporary Identities Through History, Apr 2014 - sia destinata a diventare rapidamente bersaglio dei fondamentalisti.


Romila ThaparNon sarebbe la prima volta che l'opera di Romila Thapar, riconosciuta a livello mondiale tra i più autorevoli studiosi viventi di Storia dell'India antica - ma spesso accusata in patria di marxismo, connivenza con le forze imperialiste, anti-patriottismo, terrorismo accademico etc. etc. - viene messa all'indice: era già accaduto nel 1978 durante il governo Desai, Janata Party, e poi nel 2002, sotto il governo Vajpayee, del BJP, quando i legislatori dell'epoca avevano cercato di imporre a due suoi libri di testo scolastici particolarmente diffusi, relativi alla Storia antica e medievale indiana, alcune sostanziali revisioni pena il bando totale, in quanto colpevoli di menzionare le originarie abitudini carnivore della popolazione indiana, di smontare le teorie che indicano gli Arya come popolazione autoctona del subcontinente indiano o quelle che dipingono i governanti islamici che hanno attraversato la storia locale tutti e indistintamente come oppressori.

L'alto rischio di censura non ha però fatto desistere l'ottuagenaria celebre studiosa, che allo scopo ha selezionato e ordinato per tematiche di perdurante attualità una serie di suoi saggi pubblicati tra il 1976 e il 2012, corredati da prefazione e postfazione aggiornate all'oggi, allo scopo di illustrare lo stato dell'arte nello studio della Storia indiana attraverso la rigorosa analisi scientifica e le più recenti scoperte archeologiche. Thapar ripropone così il suo punto di vista su quei nodi della Storia indiana che nei decenni sono stati oggetto di controversie anche violente, come le tanto diffuse quanto errate credenze riguardo alle conversioni forzate della popolazione hindu da parte dei dominatori islamici o che gli stessi, in particolare l'imperatore moghul Aurangzeb e il conquistatore afghano Mahmud di Ghazni, avessero una particolare inclinazione sadica per la distruzione gratuita e il saccheggio dei principali santuari indiani, come per esempio il tempio di Somnath, o che le donne, prima della dominazione islamica, in India fossero estremamente libere e rispettate.

Secondo la studiosa, le interpretazioni della storia indiana operate dai sostenitori dell'Hindutva che la contestano originerebbero in realtà in quelle d'epoca coloniale e organiche al progetto imperiale britannico, per favorire il quale storici quali James Mill avevano diviso la Storia indiana in tre periodi - Hindu, Musulmano e Britannico - dando così da un lato fondamento a quella che doveva diventare la teoria delle due nazioni, che sarebbe poi sfociata nella Partition del 1947, e dall'altro materiale per l'idea baluardo dell'Hindutva: la fondamentale e inasanabile inimicizia esitente sin dalle origini tra la comunità induista e quella islamica. Una visione che, secondo Thapar, venne invece sostanzialmente costruita a tavolino, tralasciando numerose e significative testimonianze o travisandone grandemente altre. Per dimostrare la sua tesi, Thapar ripercorre ad esempio il caso del tempio di Somnath, sulla costa del Gujarat, che secondo la tradizione venne saccheggiato e distrutto attorno all'anno 1000 dai predoni al seguito di Mahmud di Ghazni e costantemente menzionato dagli ideologi dell'Hindutva come temprana testimonianza della gratuita perfidia islamica. Tuttavia la studiosa ha trovato nei decenni pochissime evidenze storiche relative a questo trauma hindu delle origini, fino a giungere al 1842, quando la britannica Camera dei Comuni discusse la questione e l'allora governatore generale dell'India, Lord Ellenborough, propose di restituire al tempio gli antichi portali in legno di sandalo presumibilmente sottratti dai musulmani all'epoca e poi impiegati per decorare proprio il mausoleo dello stesso Mahmud. Curiosamente, però, una volta strappati al monumento funebre e trasportati in India, si era scoperto che quegli antichi manufatti erano in realtà di origine islamica egiziana e che conseguentemente non avevano mai avuto nulla a che fare col tempio di Somnath.

Considerando quanto continui ad essere delicato in India il dibattito su questo genere di questioni e particolarmente ora, alla vigilia di una possibile ascesa del Bjp alla guida del Paese, la pubblicazione della raccolta della Thapar in concomitanza con le elezioni generali non può che suggerire un tempismo voluto: quasi un promemoria per le battaglie già combattute e l'annuncio di altre che potrebbero presto ripresentarsi. " Sì, effettivamente c'è stato un certo tempismo - ammette Romila Thapar, mentre si appoggia allo schienale del divano nel suo bel salotto, circondata da una miriade di libri e di oggetti che ben illustrano gli studi che l'hanno impegnata durante tutta la sua vita - ma é stato casuale, giacché la data di pubblicazione era stata concordata col mio editore, David Davidar, lo scorso Ottobre, quando quella delle elezioni non era ancora stata annunciata. Spero comunque che la gente lo legga: comprendere il nostro passato è fondamentale per il nostro presente".

Liberamente tratto e tradotto da DNA

 
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