Zohra Sehgal, la monella centenaria PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Le grandi personalità
Martedì 15 Luglio 2014 12:56

Certe esistenze sono così straordinarie da riuscire a contraddire da sole decine di stereotipi legati ad intere comunità, epoche, religioni, generi e stagioni della vita: quella di Zohra Sehgal, scomparsa lo scorso 10 Luglio a 102 anni dopo un secolo vissuto quasi interamente sul palcoscenico, é stata proprio una di quelle e forse anche una delle più affascinanti.

zohraNon vedeva l'ora che qualcuno cadesse nella trappola di chiederle di nuovo quale fosse il segreto della sua longevità e vivacità, Zohra Sehgal, per poter rispondere "Ma naturalmente il sesso, figliolo!" con quei tre quarti di sorriso con cui siglava una delle espressioni più malandrine ed emblematiche del suo sterminato repertorio. O che le domandassero per l'ennesima volta che cosa mai potesse ancora desiderare dalla vita la Gran Dama dello spettacolo indiano, dopo aver condotto una carriera e un'esistenza con poche eguali: "Sto sempre aspettando di diventare finalmente alta, bionda, con gli occhi azzurri e un fisico da maggiorata, che diamine!" ribatteva regolarmente Zohra, lanciando lampi di malizia da quei suoi occhi neri un tempo immensi, ma che si stavano progressivamente annebbiando fino a lasciarla alla fine quasi del tutto cieca.

Un handicap col quale per la verità aveva avuto familiarità già nell'infanzia e che come allora venne portato con una certa disinvoltura anche nella vecchiaia, da quella donna minuta che nel frattempo aveva visto tantissimo e che sin dal principio della sua vita aveva affrontato ogni apparente limitazione fisica o culturale, ogni vero dolore e difficoltà, come una sfida alla quale rispondere con originalità e senso dell'umorismo, col talento e con l'indipendenza che la caratterizzavano, riuscendo così a trasformare spesso anche le peggiori avversità in nuove avventure di successo.

Zohra-apa, o Madam Zohra, era nata il 27 Aprile del 1912 a Saharanpur, odierno Uttar Pradesh, ed era poi cresciuta a Chakrata, oggi in Uttarakhand, col nome di Sahibzadi Zohra Begum Mumtaz-ullah Khan, terza dei sette figli di Mumtazullah Khan e Natiqua Begum, coppia musulmana di ricchi possidenti conservatori di nobile ascendenza Rohilla Pathan. Cieca da un occhio già a un anno d'età, a causa di un glaucoma curato tempo dopo, Zohra aveva perso la madre a soli sette anni, quando Natiqua Begum era morta dando alla luce la sua ultima figlia. Mumtazullah Khan, uomo affascinante e illuminato, aveva voluto onorare l'ultimo desiderio della defunta sposa assicurando anche alle loro figlie femmine la migliore istruzione disponibile all'epoca, affidandole così al prestigioso Queen Mary College di Lahore. Ed era stato proprio in quell'istituzione, che pur essendo interamente gestita da personale britannico garantiva il rispetto del più stretto Purdah alle rampolle dell'alta società tanto hindu quanto musulmana, che Zohra aveva scoperto che altrove le donne potevano anche vivere a viso scoperto, avere una carriera professionale e farsi valere nel mondo con le loro sole forze: dopo un'esibizione scolastica tutta al femminile nella commedia The Rose and the Ring e il contemporaneo fallimento del matrimonio di sua sorella maggiore, Zohra aveva quindi deciso non solo di non sposarsi mai, ma di diventare anche un'attrice professionista.

Zohra e Kameshwar Sehgal

Fu tuttavia proprio col pretesto di contrarre matrimonio che nel 1930, una volta diplomata, la bruttina di casa Khan - unanimemente ritenuta un indomabile maschiaccio, per di più piccoletta, cieca da un occhio e irrimediabilmente piatta da qualunque lato la si guardasse - intraprese un incredibile viaggio con la complicità di un giovane zio materno verso Edimburgo, dove la famiglia del ragazzo risiedeva e dove Zohra avrebbe dovuto in teoria sposare uno dei molti cugini là disponibili, secondo usanze islamiche ben consolidate nei secoli. Dehradun, Delhi, Lahore, Multan, Quetta, Baluchistan, Persia e poi Damasco e Alessandria d'Egitto, sempre via terra a bordo di una Dodge cabriolet, i due arrivarono ad imbarcarsi per l'Europa, dove Zohra aveva intenzione di frequentare lezioni di recitazione presso la scuola di un conoscente dello zio. Ma prima ancora di sbarcare, la ragazza aveva già cambiato idea: dalla recitazione alla danza, disciplina che le parve improvvisamente più consona alla sua personalità.

Approdò così a Dresda, all'accademia di Mary Wigman, dove studiò per tre anni e tramite la quale entrò in contatto con la compagnia di Uday Shankar, fratello maggiore del più noto Pandit Ravi Shankar e autentico primo ambasciatore della musica e della danza indiana in Occidente, il quale, pur non avendo mai ricevuto un'educazione artistica specifica, stava ottenendo all'epoca un successo straordinario come ballerino e coreografo interpretando per la prima volta di fronte al pubblico europeo i classici della drammaturgia religiosa indiana adattati alle tecniche teatrali occidentali. Zohra divenne rapidamente una delle stelle della sua compagnia, alla quale si aggiunse presto anche la sua bellissima sorella minore Uzra, viaggiando ed esibendosi così nei cinque continenti durante gli otto anni seguenti, dopo aver ricavato dai burqa di seta beige con cui era partita dall'Hindustan suggestivi corpetti ed esotici gonnellini di scena, per poi tornare in India come direttrice dell'accademia di danza che nel frattempo Uday aveva aperto ad Almora, odierno Uttarakhand.

E' in quell'ambito che conobbe allora uno studente hindu originario di Indore, Kameshwar Nath Sehgal, dai multipli talenti - danza, arte, scienza - più giovane di lei di circa un decennio e di cui Zohra doveva innamorarsi tanto da decidersi a sposarlo civilmente a Lucknow, nel 1942, nel pieno delle lotte per l'Indipendenza che stavano scuotendo il Paese. La nuova coppia lasciò in seguito Almora per fondare la propria accademia a Lahore, ma la partition del 1947 li spinse ad abbandonare il neonato Pakistan per trasferirsi a Bombay assieme ai due figli - Kiran e Pawan - messi al mondo nel frattempo. A Bombay, mentre Kameshwar si dedicava alla direzione artistica cinematografica, Zohra tornò alla sua passione originale grazie all'affiliazione all'Indian People's Theatre Association e al Prithvi Theatrecompagnia itinerante fondata da Prithviraj Kapoor, capostipite della leggendaria dinastia di attori-registi-produttori che tanto segnò la storia del cinema indiano e al quale Zohra destinò affetto e rispetto da Guru per tutta la sua vita.

Prima delle sue performance teatrali, Zohra aveva in realtà già cominciato a recitare in piccoli ruoli cinematografici, come in Neecha Nagar, di Chetan Anand, Grand Prix a Cannes nel 1946, e soprattutto a firmare le coreografie di numerose produzioni bollywoodiane di grande successo: fra tutte, il capolavoro di Raj Kapoor Awaara, del 1951. Ma nel 1959 Kameshwar, divenuto nel frattempo alcolista, insoddisfatto della sua vita professionale e forse ormai incapace di accettare il ruolo secondario a cui si sentiva relegato dalla soverchiante personalità della moglie, si tolse la vita.

zohra sehgalZohra, affranta, allora lasciò tutto e coi suoi figli si trasferì prima a Delhi e poi a Londra, dove la vita di una vedova indiana con prole al seguito si rivelò però più complicata del previsto; continuò a insegnare danza, recitò per la Bbc in The Rescue of Pluffles, di Kipling, comparve in un paio di episodi della prima serie del Doctor Who, ma dovette presto adattarsi ad arrotondare le sue magre entrate svolgendo anche mansioni umili, quando possibile però sempre nel mondo dello spettacolo, fino alla svolta: venne infatti scritturata per un docufilm del 1982 di Merchant e Ivory, The Courtesans of Bombay, al quale seguirono poi numerose partecipazioni ad altre serie Tv britanniche di grande successo, come A Jewel in the Crown o Tandoori Nights, facendo di lei improvvisamente un volto noto e un'apprezzatissima caratterista.

Tornò definitivamente in India solo nel 1987, a settantacinque anni, mentre copioni teatrali, proposte cinematografiche e contratti pubblicitari avevano preso ormai a fioccare copiosi alla sua porta. Dalla partecipazione a produzioni internazionali, quali La Maga delle Spezie, Sognando Beckham o Il Massaggiatore Mistico, a quelle in blockbuster bollywoodiani, come Hum dil de chuke sanam, Kal ho naa ho, Cheeni Kum, Dil seSaawariya, la carriera di Zohra, diventata la nonnina più amata degli schermi indiani, decollò senza lasciarle più un attimo di pausa. Non si fermò nemmeno quando le venne diagnosticato un tumore maligno a una gamba, che riuscì a sconfiggere, mentre scriveva memorie, esercitava la Diplomazia dell'Arte, recitando di nuovo accanto alla sorella Uzra Butt, diventata anche lei attrice teatrale di successo ma dal 1960 cittadina pakistana, e riceveva le massime onorificenze civili offerte dallo Stato indiano - Padma Shri nel 1998, Kalidas Samman nel 2001 e Padma Vibhushan nel 2010 - il tutto flirtando più o meno scherzosamente con qualsiasi paio di pantaloni le capitasse a tiro, divertendosi sempre il più possibile in ogni occasione e facendosi quindi pagare per concedere noiosissime e assai ripetitive interviste - Devo pur cominciare a risparmiare per il mio funerale! prese a giustificarsi a partire dai suoi ottant'anni - trangugiando nel mentre caraffe di Bloody Mary, alle quali, salute permettendo, non volle mai rinunciare nonostante una certa notoria fissazione per il mantenimento della propria linea. 

"Guarda che non sei certo in gara con Katrina Kaif, eh!?" La prendeva in giro la figlia Kiran in occasione dei suoi frequenti annunci di drastica dieta, regolarmente diramati alla famiglia ogni volta che un nuovo rotolino sembrava essersi aggiunto al suo centenario giro-vita solo per farle dispetto. Vezzi da Diva d'altri tempi, naturalmente. Ma a ben guardare, la bonaria ironia di Kiran avrebbe anche potuto essere ribaltata, rivelando un punto di vista forse troppo evidente per lo sguardo più che ravvicinato di una figlia: quale gara si sarebbe effettivamente mai potuta svolgere tra una qualsiasi stellina bollywoodiana di oggi, per quanto giovane, bella e talentuosa, e quella monella centenaria, che aveva attraversato il secolo e il mondo liberandosi dal burqa e dalle convenzioni per saltare su di un palcoscenico per la prima volta nel 1935, come esotica ballerina, e per l'ultima a Delhi nel 2007, protagonista di un sofisticato adattamento teatrale di City of Djinns, e che per rilassarsi la sera spesso ancora recitava a memoria fra sé e sé raffinati versi in Urdu, pur essendo diventata alla fine dei suoi giorni anche quasi sorda, oltre che cieca?

 

 

 

 

 
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