Il Fondamentalismo Vegetariano PDF Stampa E-mail
L'attualità - L'India che cambia
Lunedì 21 Luglio 2014 16:45

Una ricerca commissionata nel 2006 da The Hindu-CNN-IBN rivelò che oltre il 60 % degli Indiani consuma regolarmente carne, uova o pesce, e che il vegetarianismo é predominante solo tra le caste più alte. Eppure il fondamentalismo vegetariano in India é in costante e prepotente ascesa.

veganterrorA differenza di quel che accade - per ora - in Occidente, l'attivismo animalista-vegetariano in India non si limita solo alla messa all'indice di celebrità pizzicate a indossare pellicce, alle condivisioni social contro i menù tradizionali delle feste comandate, alle scelte personali all'ora di far la spesa o alla militanza più o meno attiva contro il maltrattamento e la sperimentazione animale, ma sta assumendo sempre più spesso i toni virulenti dell'evangelizzazione coatta, portando infatti i suoi esponenti anche a distorcere le leggi o a crearne di nuove, e a farle rispettare all'occorrenza anche con l'ausilio di discriminazioni, aggressioni, ronde e picchetti.

Gestori e clienti di ristoranti per onnivori vengono presi a sputi e insultati, negozi di alimentari e interi reparti di supermercati costretti alla chiusura, ignari pendolari intenti a far merenda in treno apostrofati aggressivamente e persino i regolamenti condominiali vengono spesso modificati per vietare il consumo di qualsiasi proteina animale ad esclusione di latte e derivati da parte dei residenti. Naturalmente, se interrogati in proposito, i fondamentalisti vegetariani saranno sempre pronti a sostenere l'alta moralità della loro causa magnificando i vantaggi salutistici di una dieta fatta di germogli e tofu, oltre a sottolineare quanto il vegetarianismo possa contribuire ad eliminare la fame nel mondo e a salvare il pianeta. Tutto vero, ma nel contesto indiano, il sospetto che si possa trattare in realtà solo di argomenti speciosi e che tanto zelo sia frutto più di sciovinismo religioso e di casta, che della preoccupazione per il benessere degli animali e del mondo, é piuttosto forte. Sono infatti proprio i modi e le misure impiegati dai sostenitori della dieta a far supporre che la loro crociata sia principalmente volta a sottolineare la superiorità morale della loro alimentazione e, per estensione, anche della loro cultura su quelle degli altri, tendendo quindi a sfociare inevitabilmente in ulteriori discriminazioni e ghettizzazioni.

Quello che sfugge ai più ardenti sostenitori della dieta vegetariana è infatti che il cibo non é sempre e solo una questione etica. L'origine di qualsiasi abitudine alimentare può essere rintracciata analizzando diversi fattori: dalle circostanze naturali, climatiche, igieniche e socio-economiche in cui si è sviluppata, ai cambiamenti occorsi in una data località nel tempo, diventando poi in alcuni casi anche precetto religioso. Nessuna preferenza alimentare può essere dunque considerata superiore a un'altra con superficialità. Tuttavia in India, e particolarmente a Mumbai, il novello rifiuto di accettare ciò sta creando ampie zone dove solo i vegetariani possono vivere: urbanizzazioni e quartieri - dall'esclusiva Malabar Hill alle più modeste Matunga, Sion o Ghatkopar - dove ormai i regolamenti di molti condominii e urbanizzazioni vietano la vendita o l'affitto dei loro alloggi agli onnivori e dove é francamente difficile reperire anche solo una mezza dozzina di uova. Poco tempo fa, quando il titolare del noto negozio di spezie Khamkar Masala stava cercando una nuova casa nei pressi del suo stabilimento, ben due tra le urbanizzazioni selezionate gli avevano rifiutato la vendita di un appartamento a causa delle abitudini alimentari della sua famiglia: "Ero sconvolto - racconta - perché ho vissuto nel quartiere sin da bambino e non avevo mai sentito parlare prima di questo genere di 'apartheid'! Quando ho chiesto a uno dei costruttori le ragioni del rifiuto, mi ha risposto che permettere a gente come noi di vivere nel condominio avrebbe creato 'cattive vibrazioni', disturbando la Santità del luogo".

La signora Bhumika vive invece da tempo in un lussuoso complesso di Malabar Hill, dove l'assemblea dei condomini ha però recentemente approvato il divieto di consumare carne e uova al suo interno; da allora, lei e suo marito, dirigenti di una società internazionale di marketing, sono costretti a seguire le proprie abitudini alimentari clandestinamente, acquistando le proibite provviste a km di distanza da casa e bruciando incenso a profusione quando indulgono nella loro cottura, ma percepiscono che il cerchio attorno a loro si sta stringendo: i vicini hanno preso a suonare alla loro porta all'ora di pranzo con ogni scusa possibile, domandando persino come mai una coppia così poco religiosa abbia improvvisamente cominciato a fare tanto uso di incenso. "Arrivano a sorpresa e si capisce che sospettano qualcosa - spiega - ho anche l'impressione che rovistino tra i nostri rifiuti a caccia di prove: per questo non gettiamo gli avanzi di pesce, carne o i gusci delle uova nella spazzatura condominiale; li teniamo separati e poi li portiamo via in macchina fino a un cassonetto lontano, perchè non vorremmo essere obbligati a traslocare".

Anche ristoranti famosi o catene di fast food, quali Domino's Pizza o Pizza Hut, sono stati costretti da tempo a rendere i menù offerti a Mumbai Sud strettamente vegetariani o a chiudere, mentre all'inizio di quest'anno uno dei più prestigiosi quotidiani indiani, The Hindu, ha fatto girare una mail interna con la quale si imponeva al personale di non consumare più in redazione pranzi che non fossero strettamente vegetariani, il cui odore e vista risultavano sgradevoli per gli altri impiegati. Una volta filtrata la notizia, molti lettori avevano protestato, identificando la misura come una conseguenza della maggioranza brahmana da cui è composta la redazione e delle discriminazioni castali che ne derivano. Uno dei caporedattori si era tuttavia difeso via Twitter sostenendo che " Il vegetarianismo é solo frutto di un'accresciuta sensibilità verso gli animali e le altre specie (?) e come tale é folle collegarlo a un dibattito sulla laicità e le caste".

Ma in realtà non c'è proprio nulla di folle nel collegare le due questioni: due anni fa, quando un'associazione di studenti Dalit tenne un Festival culinario all'Osmania University di Hyderabad, nel tentativo di rivendicare in pubblico i diritti alimentari di Intoccabili, Musulmani e Cristiani, vennero attaccati dagli studenti induisti tradizionalisti, nonostante avessero ottenuto previamente tutte le autorizzazioni del caso. Racconta uno degli organizzatori: "Sapevamo che alcune persone si sarebbero arrabbiate, ma non ci saremmo mai aspettati che potessero reagire in maniera così violenta": veicoli dati alle fiamme, molti studenti feriti anche piuttosto gravemente e tensioni attorno al campus per settimane. Ma secondo Deepak Gupta, presidente del Maharashtra Gopalan Samiti (MGS), il vegetarianismo necessariamente "Dev'essere attivo e militante, perché la progressiva occidentalizzazione - (toh! NdT) - della società indiana sta corrompendo i giovani, che iniziano così a mangiare carne e uova". Quando una firma come l'Aditya Birla Group cominciò a vendere anche carne nei suoi supermercati MORE, il gruppo MGS intraprese proteste e boicottaggi contro la società marwari, a loro avviso colpevole di aver tradito la propria cultura tradizionale. "Un centro commerciale è uno spazio pubblico ed esporre là carni, pesce e uova è stato un errore. Ogni volta che andiamo a fare la spesa dovremmo sopportare la terrificante vista e l'odore di quello scempio?". Il gruppo MGS si occupa anche di riscattare i bovini dai macelli clandestini, affidandoli poi a fattorie delle zone rurali gestite da tribali, che naturalmente cerca di convertire nel mentre al vegetarianismo. "Lo scorso Diwali abbiamo portato loro dei dolci, dei Ladoo... Non ne avevano mai visti nè assaggiati prima!" Racconta sinceramente meravigliato Deepak Gupta.

Ashoo Mongia, presidente del Rashtriye Goraksha Sena di Delhi, organizza invece ronde per stanare la vendita clandestina di carne bovina. Appena riceve una soffiata, lui e il suo gruppo si attivano: "La legge é troppo blanda e così ci pensiamo noi a proteggere le mucche", spiega. Due anni fa, quando la confraternita di studenti The New Materialists, della Jawaharlal Nehru University, decise di celebrare a sua volta un Festival culinario dedicato al diritto ad alimentarsi come meglio si crede, dovette scontrarsi con una denuncia depositata dal Mongia all'Alta Corte di Delhi, che bloccò tutto.

In questi giorni a Mumbai il punto focale degli attivisti vegetariani è però il macello sito nel periferico quartiere di Deonar, da sempre oggetto di petizioni di chiusura e proteste, ma per la ristrutturazione e l'ammodernamento del quale l'amministrazione locale ha deciso di stanziare dei fondi. Ogni pochi giorni, i militanti applicano quindi picchetti e blocchi stradali per impedire al personale di accedervi, motivando la protesta, oltre che con le consuete ragioni religiose e di pietà animale, anche con curiose varianti, come quella illustrata da Rakesh Jain, 27 anni, tra i leader del comitato di protesta: l'aumento di animali macellati, a suo dire, porterà infatti a poderosi terremoti nel mondo: "Ogni volta che un animale viene macellato, le sue lacrime provocano le einsteiniane Onde di Dolore - spiega, citando a suo sostegno studi di ricerca piuttosto sospetti - Sono queste onde a provocare le più importanti attività sismiche della terra: immaginate cosa potrebbe accadere se il macello di Deonar dovesse ulteriormente incrementare la sua attività! "

Un altro spinoso caso di suprematismo vegetariano è invece in corso in questi giorni a Palitana, in Gujarat, dove i monaci jain vorrebbero convertire per decreto alla loro strettissima dieta l'intera città, al fianco della quale sorge una tra le principali e più suggestive mete di pellegrinaggio dell'antica religione. Sfortunatamente, però, succede che su 65mila cittadini circa residenti nella località, più di 17mila siano Musulmani e che molte altre migliaia di abitanti siano Hindu di caste non vegetariane. Nonostante ciò, il mese scorso circa 200 monaci hanno intrapreso uno sciopero della fame a oltranza, esigendo dal pretore locale la chiusura immediata di decine e decine di stabilimenti commerciali, tra macellerie, chioschi, rivendite e ristoranti che vendono o impiegano carne, pesce e uova, ottenendo dopo soli quattro giorni l'impegno di un esponente politico di spicco e di un ministro locale, entrambi del Bjp, per la realizzazione del progetto. Intervistato, il leader della protesta, il monaco Virag Sagar Maharaj, della Jambu Dwip dei Jain Swetambara, non individua alcun problema etico nell'imporre le rigide abitudini alimentari del suo credo ad altri gruppi sociali, anzi: "Oggi questi vogliono mangiare carne e domani magari vorranno anche bere alcolici! - questi, sarebbero gli abitanti non vegetariani della città - Dovremmo forse tollerarlo? Non li lasceremmo comunque senza una fonte di sostentamento - dice con aria di compiaciuta magnanimità - abbiamo infatti anche proposto di aiutarli economicamente a riabilitarsi e a trovare una via d'uscita"

I Musulmani di Palitana, molti dei quali accettano di parlare solo anonimamente, per paura di subire ripercussioni, ribattono che se per i Jain il vegetarianismo è la giusta via, per loro, che a memoria d'uomo hanno ugualmente sempre vissuto lì, la giusta via è un'altra: "Ci offrono soldi per spostare o riconvertire i nostri commerci, ma noi non vogliamo nè il loro denaro nè lasciare il nostro mestiere: Qurbani - il sacrificio - è importante per la nostra cultura quanto lo é lo stretto vegetarianismo per la loro". Si tratta per la verità di una disputa in atto già da diversi anni, da quando nel 1999 un magistrato distrettuale aveva stabilito che i 2,5 Km di strada che conducono fino alla collina sacra di Shatrunjaya, sulla sommità della quale si trova la città dei templi jain di Palitana, fossero dichiarati totalmente vegetariani; i commercianti e i ristoratori musulmani dell'area presentarono subito ricorso all'Alta Corte del Gujarat. Poi venne il 2002: la causa giace da allora in attesa di essere presa anche solo in considerazione.

 

Liberamente tratto e tradotto da OpenMagazine

 

3 Marzo 2015:

Vietato definitivamente non solo il macello di carne bovina, ma anche il commercio e il possesso della stessa a Mumbai e in tutto il Maharashtra, pena multe di 10mila Rupie e 5 anni di detenzione. Il divieto naturalmente non si applica invece alla carne di bufalo d'acqua, la produzione ed esportazione della quale, nonostante le critiche espresse da NaMo in campagna elettorale contro il governo precedente, che l'aveva ideata e incentivata, dall'ascesa al potere del BJP è in realtà addirittura aumentata. L'entrata in vigore del divieto non solo lascia disoccupata una grossa fetta della comunità musulmana locale, tradizionalmente dedita al macello, commercio e preparazione gastronomica della carne bovina, ma si teme provocherà anche un notevole incremento dei prezzi per quella degli altri animali da macello ancora consentiti, quali ovini, caprini e pollame. La carne bovina precedentemente venduta legalmente nello Stato - 90 tonnellate quotidiane - proveniva infatti solo da animali malati o ormai troppo anziani per l'industria lattierocasearia e la riproduzione ed era dunque considerata la carne dei poveri, con un prezzo medio pari a un terzo di quello dell'agnello d'allevamento.  

14 Marzo:

L'Haryana segue il Mahrashtra e rilancia, rafforzando la legislazione già vigente nello Stato a protezione dei bovini: vietato il macello, la vendita, il possesso e il trasporto di carne bovina in ogni forma, anche precotta in scatola. Nel nuovo disegno di legge, si prevedono 10 (dieci!) anni di carcere duro per chi uccide/macella una mucca. 

 

 
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