L'American Tour di NaMo PDF Stampa E-mail
L'attualità - Esteri
Venerdì 03 Ottobre 2014 09:53

Quello che i Media indiani hanno propagandato per giorni 24h/24 come un evento unico e uno straordinario successo personale del premier Modi, rientra ovviamente nella normale amministrazione delle relazioni diplomatiche USA e come tale é stato sostanzialmente ignorato dai principali Media statunitensi. L'unica differenza, nell'American Tour di Modi, é stata tutta a carico dei suoi fans Indo-Americani.

Sostenitori di Modi al Madison Square Garden"L'incontro tra Modi e Obama é cominciato Lunedì sera con una cena privata nella Sala Blu della Casa Bianca e con un incubo per il protocollo diplomatico: Modi, nel pieno di un digiuno lungo nove giorni dedicato alla festività di Navratri, ha insistito perchè gli altri ospiti cenassero regolarmente, mentre lui sedeva di fronte al suo piatto vuoto e sorseggiava solo acqua tiepida [...] la cena, per 20 persone, é apparsa in netto contrasto col sontuoso banchetto per 300 invitati offerto da Obama nel Novembre 2009 al predecessore di Modi, il Primo ministro Manmohan Singh", scriveva il 30 Settembre Julie Hirschfeld Davis per il NYT. E se poi l'articolo sottolineava come Modi si fosse profuso in ringraziamenti "dal profondo del cuore" per il tempo extra dedicatogli a sorpresa da Obama, che lo ha accompagnato a visitare il Martin Luther King Memorial, "dando una nuova dimensione alla nostra relazione personale", secondo quanto percepito da Modi, il quotidiano si premurava di ricordare anche che la visita di Modi al memoriale rispecchiava quella offerta a Obama in India nel 2010 alla casa di Gandhi.

Quando i leader di due Paesi seri si incontrano ufficialmente, sono infatti le nazioni che rappresentano a incontrarsi e non solo loro due personalmente: cortesia istituzionale vuole che si ricambi quanto ricevuto, anche se lo si era ricevuto dall'amministrazione precedente. Ciò non toglie che anche dai dettagli si possano ricavare indicazioni utili per lo stato dell'arte delle relazioni che tra queste intercorrono e dei loro mutamenti: "Se non proprio un vero abbraccio, almeno una passeggiata amichevole" titolava infatti prudentemente il suo articolo Julie Hirschfeld Davis, nel quale non mancava di sottolineare anche come, sebbene la Casa Bianca non potesse certo ricevere col consueto sfarzo un premier a cui fino a pochi mesi fa negava persino l'ingresso nel Paese come privato cittadino, a causa di presunte responsabilità nei pogrom anti-musulmani accaduti sotto il suo governo in Gujarat nel 2002 - e colpito alla vigilia del suo arrivo da un'ennesima accusa di genocidio, più che altro simbolicamente depositata presso il tribunale federale di Manhattan - l'amministrazione americana si fosse comunque sforzata di ricucire delle relazioni che si erano decisamente deteriorate negli ultimi tempi, tra l'increscioso Nanny-Gate dell'anno scorso e le dispute permanenti su dazi, energia, commerci e brevetti, situazione geopolitica dell'area e stallo nella cooperazione per il nucleare civile.

Ma mentre i Media americani davano poco o nessun risalto a una visita di Stato tutto sommato di routine, i Media indiani offrivano al loro pubblico una copertura totale, permanente ed entusiasta dell'evento, come se si fosse trattato di un unicum riservato dalla Casa Bianca a NaMo personalmente, e non come dovuto al premier della seconda nazione più popolosa al mondo chiunque egli sia ( o non fosse appena transitato dagli stessi identici scenari e photo op anche un Matteo Renzi qualsiasi, per dire) ricevuto semplicemente in qualità di membro della carovana di Premier e Capi di Stato di tutto il mondo che da oltre 50 anni fanno scalo a ciclo continuo alla Casa Bianca, chiunque la occupi nel mentre.

Gli stessi Media indiani si sono invece occupati relativamente poco degli effetti più o meno concreti ottenuti dal'India con la visita, presi com'erano a magnificare quelli personali incassati da un premier a lungo etichettato da Washinghton come persona non grata e ora costretta a ricevere con tutti gli onori riservati al suo nuovo status (fino al punto di ignorare la catastrofe monsonica accaduta nel frattempo nell'India Nord-Orientale, in contrasto con  la vergognosa propaganda diffusa in occasione dell'analogo e precedente disastro del Kashmir) e solo dopo il suo rientro si é cominciato ad analizzare il bilancio della trasferta. Numerosi i protocolli d'intesa siglati per l'occasione tra le due nazioni e da ratificare semmai in seguito, com'é d'altronde consolidata prassi in queste circostanze, diversi i temi d'attualità ovviamente affrontati - terrorismo internazionale, ISIS, Afghanistan, Ebola etc. - ma apparentemente scarsi i risultati concretamente favorevoli all'India, per ora, e soprattutto pochi i nodi cruciali sciolti. Numerosissimi, e si suppone assai proficui, gli incontri tenuti invece da Modi con l'industria e il business locale e indo-americano e, come è logico, particolarmente con quest'ultimo, giacché proprio gli Indo-americani sono stati tra i più accesi - e generosi in Dollari - sostenitori della martellante campagna che lo ha portato all'ascesa al potere nella madre patria. 

Gli incontri col capitale privato tenuti da Modi negli Stati Uniti erano stati infatti preceduti dal lancio della campagna Make in India, volta a incentivare robustamente l'industria manifatturiera del mondo a investire e produrre in India; in quest'ambito, si può in un certo senso inserire anche l'evento principe del suo American Tour, interamente organizzato e finanziato con un'operazione lanciata al principio dello scorso Luglio dalla fantomatica Indian American Community Foundation (IACF), associazione no-profit materializzatasi allo scopo, dopo che i rappresentanti della diaspora indiana negli USA non erano riusciti a mettersi d'accordo su quali comunità avessero maggior o minor diritto di parteciparvi da protagoniste e in che forma, finendo così inesorabilmente per accapigliarsi, mentre Shalabh Kumar, magnate e fondatore dell'AVG Group, attivista repubblicano, amico personale e principale finanziatore di Modi d'oltreoceano, dal canto suo non solo aveva garantito la partecipazione di senatori americani e figure pubbliche varie utili ad ammantare di istituzionalità l'evento che si voleva organizzare, ma anche di voler contribuire sostanziosamente alle spese necessarie allo scopo: qualunque cosa, pur di "Far conoscere e comprendere all'America mainstream l'importanza dell'ascesa di Modi a Premier dell'India".

Il vero e proprio megashow tenutosi così il 28 Settembre al Madison Square Garden, affittato per un milione e mezzo di Dollari e riempito in tutti i suoi 18mila posti grazie anche ai biglietti d'ingresso + buono pasto e gadgets inclusi distribuiti interamente gratis online a sorteggio, é invece passato sui Media indiani come lo spontaneo tributo offerto dagli USA al nuovo Grande Leader, l'ineludibile e definitiva consacrazione di un mito planetario nel massimo tempio mediatico della capitale mondiale della nostra epoca, insomma. All'apparizione messianica di NaMo, accompagnata dai cori da stadio scanditi in suo onore dal pubblico, hanno fatto da sfondo nelle ore precedenti gruppi di danze popolari, ologrammi di Lui medesimo in comizi passati, spettacoli laser e acrobatici, Miss America 2014, personalità varie dello spettacolo e della Tv e, come colonna sonora della produzione live di un suo ritratto, persino il celebre e antico Bhajan Vaishnava Jana To, notoriamente il preferito dal Mahatma Gandhi per le sue orazioni e come tale da allora sempre associato al Padre della nazione.

Effettivamente anche NaMo é un gujarati vishnuita osservante, proprio come era il Mahatma, ma le similitudini tra le due figure dovrebbero decisamente fermarsi qui; in nome di ciò tuttavia Modi ha presentato a tutti i leader stranieri che ha incontrato dalla sua elezione a oggi - Barack Obama compreso - lo stesso identico omaggio: una copia del Bhagvad Gita. Capolavoro universale, certamente venerato da Gandhi e dalle caste alte vishnuite dell'India Nord-occidentale come Vangelo, ma sfortunatamente non certo un regalo rappresentativo del Paese, al contrario di quel che si potrebbe pensare e soprattutto di quel che ci si aspetterebbe di ricevere dal premier di una nazione così variegata qual é l'India, non essendo tra l'altro rappresentativo nemmeno per la sua maggioranza induista; é infatti sufficiente essere anche solo un hindu shivaita per ignorarlo del tutto e riservare la propria devozione invece allo Shiva Purana, per dire, sorvolando nel frattempo sulla laicità costituzionale del Paese o sui sentimenti delle altre vaste minoranze religiose indiane. Ma d'altronde, dove aveva fatto atterrare e ha ricevuto Narendra Modi il presidente cinese Xi Jinping al suo arrivo in visita ufficiale, lo scorso 18 Settembre? Naturalmente ad Ahmedabad, nel suo Gujarat, e non come dovuto a New Delhi, capitale della nazione e di tutti gli Indiani.

Proteste anti-Modi attorno al Madison Square Garden

Ma nonostante gli sforzi, la gratuità dello spettacolo offerto, la grancassa mediatica organizzata e l'occhiolino strizzato sempre e solo agli stessi a discapito degli altri, nemmeno i ModiBoys avrebbero potuto stipare il Madison Square Garden con più dei 18.000 Indo-americani consentiti dalla sua capienza, sugli oltre 3 milioni attualmente residenti negli States, parecchi dei quali hanno infatti manifestato contemporaneamente tutto il loro dissenso nelle strade dei dintorni, ovviamente non inquadrati dalle telecamere mainstream indiane, mentre alcuni fans di Modi, forse per ingannar l'attesa in coda all'entrata, si dedicavano invece ad atti di intolleranza e bullismo contro i pochi rappresentanti della stampa intenti a dare conto dell'evento senza essere perfettamente allineati col Verbo, peraltro secondo il consolidato stile da InternetHindus che già aveva caratterizzato online la lunga marcia elettorale di NaMo verso il potere.

Naturalmente nel frattempo anche in India si sono alzate voci di dissenso, ad alcune delle quali la stampa indiana mainstream ha addirittura dato spazio, forse però perché provenienti proprio dalle fila di quella RSS che per Modi é Casa e Stella Polare sin dall'infanzia e alla quale deve tanta parte del suo successo politico: "Se con la campagna Make In India si intende ridurre il Paese a polo manifatturiero di merci a basso costo, senza alcuna partecipazione locale nelle proprietà e nei ricavi, le politiche economiche di Modi finiranno per scontrarsi con la nostra filosofia", avverte dalle pagine del periodico OutlookIndia Ashwini Mahajan, in rappresentanza dell'ala economica della Sangh, lo Swadeshi Jagaran Manch, comitato nazionale che dal 1991 promuove le politiche autarchiche indiane osteggiando radicalmente il mercato globale e l'occidentalizzazione del Paese e che già in passato si era fortemente impegnato contro la legge voluta dal governo Singh per gli investimenti esteri, FDI. In caso di reali contrasti in materia di sviluppo economico, questa volta il dibattito sarà però tutto interno, si precisa, e volto esclusivamente alla moral suasion, giacché i benefici dell'ascesa al potere di Modi sono stati ovviamente mutui: a partire dalla sua candidatura e poi elezione, le iscrizioni ai gruppi della RSS, un tempo agonizzante, si sono moltiplicate a dismisura, così come le loro adunate quotidiane in tutto il Paese, mentre il canale statale Doordarshan ha trasmesso oggi in diretta nazionale, per la prima volta nella storia della televisione indiana, il tradizionale discorso tenuto dal capo supremo dell'organizzazione, attualmente Mohan Bhagwat, in occasione della festività di Dussehra, che nel 1925 coincise con la fondazione del movimento fondamentalista induista paramilitare: inutile dire che si é trattato di una lunga e appassionata lode al Modi Sarkar, il governo di NaMo.

 

     

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