I Thugs, gli Strangolatori di Kali PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia
Sabato 25 Ottobre 2014 09:15

Tra le figure indiane che colpirono maggiormente e durevolmente l'immaginazione occidentale a partire dal XIX secolo, svettano i Thugs, sanguinari predoni adepti di una presunta setta religiosa segreta, ereditaria e dedita a sacrifici umani, compiuti in nome della dea Kali.

Thugs in azione, in un'illustrazione d'epocaCon il progressivo e inesorabile disfacimento dell'impero Moghul, che iniziò a disgregarsi ancor prima della morte di Aurangzeb, buona parte del territorio indiano tornò a frazionarsi nella consueta miriade di potentati locali, mentre a partire dall'India centro-occidentale andava espandendosi in ogni direzione la Confederazione dei Maratha; ma dopo la sconfitta subita da questi per mano di invasori afghani, che nel 1761 ne bloccarono l'espansione verso Nord-Ovest, le rivalità tra i capi clan per l'egemonia sulla confederazione e il controllo dei suoi vastissimi territori si fecero via via sempre più aspre, fino a sfociare in vere e proprie guerre di successione. In questo contesto si inserirono in principio solo i contingenti militari della britannica Compagnia delle Indie Orientali di stanza a Bombay, chiamati e accorsi a fiancheggiare ora uno, ora l'altro aspirante allo scettro maratha a cambio di territori e concessioni, e in seguito il suo esercito d'India al completo.

I trattati firmati a più riprese dai peshwa maratha coi Britannici, le violazioni degli stessi compiute da entrambe le parti, il perdurare delle rivalità di successione tra i clan principali e le continue incursioni dei Pindaris, guerriglieri predoni al servizio dei capi clan nei territori britannici, portarono infatti alle cosiddette tre guerre Anglo-Maratha, che dopo una serie di alti e bassi si conclusero nel 1818 col sostanziale annientamento della confederazione e col conferimento del dominio de facto dei territori che controllava alla Compagnia, trasformando così definitivamente quella che era nata come un'impresa commerciale privata in un vero e proprio progetto imperiale.

Fu apparentemente a partire da allora che lungo i cammini dell'India centro-settentrionale presero a moltiplicarsi le notizie di misteriose sparizioni di interi convogli e comitive di viaggiatori, ma giacché le vittime del fenomeno erano esclusivamente locali, in principio i funzionari della Compagnia trascurarono il problema, occupati com'erano a costruirsi spazi e alleanze nei principali centri e principati indiani, fino a che però, verso la fine degli Anni 20, il reiterarsi del fenomeno anche ai danni di loro corrieri portavalori, impegnati a riscuotere le tasse o a consegnare quanto dovuto dalla Compagnia ai proprietari terrieri e Rajah che in crescente numero venivano cooptati dai Britannici per la coltivazione dell'oppio, cominciò a destare seria preoccupazione nel nuovo Governatore Generale, Lord William Bentinck, che affidò quindi la soluzione del mistero a colui che doveva diventare uno degli eroi del Raj Britannico: il capitano William Henry Sleeman, all'epoca di stanza a Jabalpur, nell'odierno Madhya Pradesh.

Dal 1813, la Compagnia era stata costretta ad accettare l'invio da Londra di un vescovo, a stabilire arcidiocesi nelle tre Presidencies di Madras, Calcutta e Bombay e ad acconsentire all'ingresso di missionari anglicani nei suoi territori, come invece fino ad allora rifiutato per timore di suscitare l'ira dei regnanti locali e di fomentare ribellioni che potevano compromettere la propria espansione economica e politica. Il governatore Bentinck, fervente religioso, nel 1828 potè così inaugurare assieme al suo mandato anche una nuova stagione di stretta cooperazione tra chiesa e governo, al fine di diffondere il più possibile i valori cristiani e occidentali in India. Fu lui a vietare lodevolmente nel 1829 l'usanza della Sati, ma anche a promuovere e diffondere da quel momento in poi l'idea di una cultura religiosa locale prevalentemente brutale, sessualmente esplicita, adoratrice di divinità femminili ignude, selvagge e sanguinarie e dunque fondata su superstizioni e riti primitivi che andavano soppressi ad ogni costo per il bene della popolazione indiana, che allo scopo Dio aveva provvidenzialmente messo nelle mani dei Britannici. A partire dal 1835, quando venne stabilito dal parlamento che la Compagnia avrebbe dovuto sostenere anche il sistema di istruzione superiore offerta dai religiosi in Inglese ai locali, alla vocazione in origine esclusivamente affaristica del dominio inglese si aggiunse stabilmente anche la missione religiosa e moralizzatrice, volta a estirpare una volta per tutte il vizio, l'ignoranza, il dispotismo e la barbarie che avevano crudelmente oppresso e corrotto per millenni il popolo indiano, i cui sensuali costumi potevano tuttavia rischiare di affascinare anche i Britannici più suggestionabili, per esempio attraverso i matrimoni misti, che cominciarono quindi ad essere vietati.            

E' in questo contesto che nel 1829 Sleeman ricevette il mandato del governatore di investigare sui predoni che infestavano le strade rurali dell'India. Una volta raccolte le testimonianze dei pochissimi scampati agli agguati e assemblatele coi racconti popolari, le cronache ufficiali, che già da tempo anche da Madras avevano segnalato la presenza nel Deccan meridionale di Phansigar, o predoni strangolatori, uniti alle confessioni ottenute da alcuni prigionieri, che portarono alla scoperta di fosse comuni colme di vittime sepolte a più riprese negli anni ma sempre secondo le medesime modalità, Sleeman si convinse di non avere a che fare con comuni banditi di strada, per quanto particolarmente audaci e brutali, ma con una vera e propria società segreta ereditaria, fondata su di un culto sanguinario e contro i seguaci del quale, assassini fanatici e abilissimi trasformisti, né le leggi britanniche allora vigenti né quelle locali, per di più spesso in contrasto tra loro a seconda dei numerosi piccoli potentati dell'area, potevano risultare efficaci. 

Sleeman orchestrò allora una vera e propria operazione di intelligence di stampo quasi moderno, armandosi di minuziose mappe, infiltrati e pentiti, che gli consentirono di compilare alberi genealogici dei principali clan sospetti e schemi delle alleanze incrociate tra i piccoli Rajah e Zamindar - i latifondisti - possibilmente conniventi con la setta, imprigionando poi chiunque potesse essere relazionato a qualsiasi titolo con la stessa - anche i congiunti più stretti dei sospettati fuggiaschi, fino a che i ricercati finivano per costituirsi spontaneamente - e arrivando alla fine a processare e condannare più di 3000 persone, quasi sempre solo sulla base delle delazioni dei pentiti o di confessioni assai sospette, per ripetitività e aderenza a una sorta di copione, impiccandone poi circa 500, a cui si aggiunsero più di 200 deceduti durante la detenzione e spedendo i superstiti ai lavori forzati nelle colonie penali. Entro la fine della prima metà del secolo, il fenomeno venne dichiarato sostanzialmente estinto, grazie anche agli appositi Thuggee and Dacoity Suppression Acts, leggi che tra il 1836 e il 1848 legittimarono anche retroattivamente l'assai energico e disinvolto operato di Sleeman e dei suoi.

Secondo quanto ricostruito allora da Sleeman, e poi unanimemente dato per assodato fino agli Anni 50 del Novecento, i Thugs agivano da secoli in bande organizzate, prevalentemente durante la stagione secca, sfruttando e contemporaneamente alimentando i timori di viaggiatori e convogli in transito. Il loro modus operandi era infatti sempre lo stesso: unirsi al gruppo delle vittime designate lungo il cammino, travestiti da musicisti itineranti, mercanti, devoti pellegrini etc., chiedendo o offrendo a seconda delle circostanze protezione proprio contro i banditi che notoriamente infestavano l'area, per poi attaccare i malcapitati a un segnale convenuto - in genere l'esortazione "Portate del tabacco!" - una volta guadagnata la loro piena fiducia, se necessario anche molti giorni dopo averli agganciati e regolarmente durante il relax degli accampamenti notturni. Tutti i membri del convoglio venivano allora strangolati con un rumal - fazzoletto in seta che gli adepti usavano anche come fusciacca o turbante - spesso fino ad averne il collo spezzato, per poi venire espoliati di ogni bene e dettaglio identificativo e infine fatti rapidamente sparire in fosse comuni nel frattempo scavate nelle vicinanze da altri complici, dove di solito veniva loro anche squarciato l'addome per evitare il formarsi di gas rivelatori durante la decomposizione dei corpi. Solo i bambini venivano a volte risparmiati e in quel caso adottati dai predoni, per poi, se maschi, venire a loro volta iniziati alla Thuggery a partire dai 10 anni d'età, come d'uso per tutti i figli dei membri della setta, che era preclusa alle donne e che infatti frequentemente ignoravano del tutto la segreta affiliazione dei loro congiunti alla stessa.

Le investigazioni di Sleeman portarono inoltre a concludere che i Thugs erano tanto hindu quanto musulmani, comunicavano fra loro attraverso un gergo specifico, chiamato Ramasee, appartenevano a tutte le caste - moltissimi i brahmani - e a tutte le fasce sociali e che all'interno della setta, che a sua volta presentava un sistema gerarchico castale e funzioni di totale controllo sugli adepti, i membri svolgevano compiti diversi a seconda del grado d'abilità raggiunto sul campo. Non necessariamente erano tutti predoni a tempo pieno, ma anzi, secondo quanto rilevato, in maggioranza partecipavano agli agguati solo saltuariamente, svolgendo nel resto del tempo i mestieri e le funzioni propri della loro casta e condizione - molti gli appartenenti alle caste dedite alla tessitura di tappeti - perfettamente inseriti nella società rurale che li circondava. Il bottino ottenuto durante gli attacchi veniva in parte spartito tra i predoni, in parte consegnato al signore dell'area in cui avevano potuto operare indisturbati e in parte accumulato e devoluto annualmente al tempio Vindhyavasini a Vindhyachal, nei pressi di Mirzarpur nell'odierno Uttar Pradesh, antica meta di pellegrinaggi punteggiata da diversi santuari dedicati ai molti aspetti di Kali/Durga, sotto l'ipnotico influsso maligno della quale, secondo Sleeman e i suoi investigatori, si consumavano gli omicidi compiuti dai Thugs, frequentemente identificata però anche come Bhavani, aspetto guerriero di Parvati e notoriamente divinità tutelare del clan di Shivaji, il condottiero maratha fondatore della confederazione che fino a poco prima aveva governato proprio i territori dell'India centrale di recente acquisizione britannica.

Le notizie degli atroci e innumerevoli delitti commessi nei decenni dai subdoli Thugs (alcuni resoconti arrivarono a ipotizzare addirittura 2 milioni di vittime, mentre altri poi le ridussero drasticamente a circa 50mila) nel frattempo avevano raggiunto la Londra vittoriana, affascinandola fino al punto che la stessa giovane regina richiese di leggere in anteprima Confessions of a Thug, novella pubblicata nel 1839 dal colonnello Philip Meadows Taylor, il quale aveva partecipato alle operazioni di investigazione e repressione dei banditi traendone una narrazione che ebbe un enorme successo e contribuì parecchio alla creazione della leggenda nera che da allora in poi doveva avvolgere un fenomeno peraltro piuttosto comune anche altrove nel mondo. La novella di Taylor infatti influenzò in seguito scrittori quali Mark Twain, che nel 1897 dedicò ai Thugs ben due capitoli nel suo diario di viaggio Seguendo l'Equatore, Jule Verne, Emilio Salgari e molti altri, fino ad arrivare a Gunga Din, tratto nel 1939 da una novella di Kipling e poi a John Masters, autore nel 1952 del romanzo The Deceivers, portato sugli schermi cinematografici nel 1988 e preceduto nel 1984 dalla saga di Indiana Jones alle prese col Tempio Maledetto, che a sua volta in parte si ispirava a Gunga Din, perpetuando così l'inossidabile immaginario kitsch-orientalista che a volte ancora oggi caratterizza l'idea dell'India.

Il termine thugee, entrato poi come thug nel comune vocabolario inglese col significato di brutale criminale, derivava in realtà da quello generico hindustani che indica truffatore, malvivente, e come tale effettivamente era presente sin dal medioevo nelle cronache locali; ma secondo le conclusioni tratte da Sleeman, ciò che differenziava decisamente questi Thugs dai comuni briganti e tagliagole di strada era da un lato la segreta e secolare sovrastruttura che predominava sull'identità castale e sociale pubblica degli adepti, e dall'altro soprattutto l'esoterica e sanguinaria ispirazione religiosa che li guidava, mentre il movente economico, seppur sempre indicato come primario dai prigionieri reo confessi, finì per scivolare sullo sfondo fino a scomparire. 

A partire dagli Anni 50, dopo l'Indipendenza indiana, gli storici cominciarono però a mettere in discussione non solo la presunta devozione omicida e interreligiosa che secondo i Britannici stava alla base del fenomeno, ma anche l'esistenza stessa della società segreta che lo caratterizzava: se per Hiralal Gupta il banditismo era stato solo un prodotto della dominazione inglese, esercitato in massima parte da soldataglia allo sbando dopo l'imposizione della Pax Britannica nel subcontinente indiano, per Stewart Gordon, pur rilevando l'esistenza di alcune famiglie tradizionalmente dedite alla rapina e all'omicidio, i Thugs erano principalmente bravacci al soldo di piccoli Rajah e possidenti, decisi ad arricchirsi rapidamente approfittando del vuoto di potere creatosi dopo il crollo della confederazione maratha, mentre Christopher Bayly e Radhika Singha li indicarono sostanzialmente come bande organizzate di delinquenti, ma senza alcuna particolare relazione fra loro, se non quella della comune appartenenza alla malavita, come infatti si desume tanto dall'esistenza di uno slang condiviso quanto dalla fama acquisita in quel sottobosco da alcuni colpi particolarmente audaci e dai loro perpetratori. Parama Roy e altri sostennero invece direttamente che coloro che erano stati etichettati come Thugs erano in realtà da una parte solo povera gente spinta al delitto dalla miseria più nera e dall'altra valorosi ribelli in lotta contro il dominio britannico, e che l'immagine che ne aveva definito la profonda e ripugnante alterità era stata scientemente costruita per legittimare la missione civilizzatrice e il regime di Law and Order che gli Inglesi stavano imponendo al subcontinente per il bene delle sue popolazioni, altrimenti in balia di principi corrotti, banditi sanguinari e fanatici religiosi dediti a orridi culti. 

Secondo Mike Dash, autore nel 2005 di uno dei più recenti e popolari studi divulgativi sulla questione, e che in parte riprende le tesi di Martine van Woerkens, che già nella sua opera aveva grosso modo finito per rivalutare e confermare la narrazione colonialista della secolare setta ereditaria criminale che operava secondo schemi culturalmente e religiosamente determinati, a suo giudizio con ogni probabilità derivati da una degenerazione della tradizione Sufi, sebbene i revisionisti avessero in parte ragione nel sostenere che le migliaia di uomini catturati e processati come Thugs a partire dal 1829 avessero poco a che vedere col crimine organizzato come lo intendiamo oggi, non obbedendo a un Capo Thug né a una complicata struttura gerarchica e che, come peraltro dichiarato dalla maggioranza dei reo confessi, gli omicidi e gli occultamenti dei cadaveri venivano in realtà effettuati secondo diverse modalità, tuttavia coloro che vennero indicati come Thugs condividevano effettivamente numerose caratteristiche uniche e difficilmente riscontrabili in altri contesti, quali per esempio l'assassinio di tutte le loro vittime prima di derubarle, lo slang e l'infida arte del trasformismo. 

Questo virtuale Ritorno dei Thugs, come lo ha opportunamente definito Francesco Benigno, ha avuto se non altro il merito di aprire la strada al successivo e - c'è da augurarsi - definitivo studio del fenomeno compiuto nel 2007 da Kim A. Wagner, il quale, dopo aver effettuato accurate analisi del materiale documentale esistente e averlo corredato con ricerche in loco, ha concluso che la Thuggery non era affatto un'antica pratica rituale ereditaria, ma semplicemente "un aspetto della militarizzazione della società già avvenuta durante il periodo moghul e poi nella fase di disgregazione dell'impero e di conquista coloniale", secondo un modello di migranti-razziatori mutuato dai mercenari stagionali, dai quali i cosiddetti Thugs avevano tratto anche un superficiale codice di condotta cavalleresca - risparmiare le donne e i bambini, infliggere minor sofferenza possibile alle proprie vittime, esercitare la fedeltà di corpo etc. - e che dunque si era trattato piuttosto di una modalità criminosa, che non di un definito soggetto criminale. A un magistrato inglese che domandava a un inquisito a che tribù in particolare appartenessero i Thugs, era infatti stato risposto: "A tutte le tribù: chiunque abbia fame prima o poi diventa thug...

Le fantasiose conclusioni e le suggestioni da novella gotica di Sleeman e dei suoi seguaci a proposito dei Thugs fornirono comunque una base ampiamente accettabile per la successiva classificazione delle caste e delle tribù del subcontinente indiano, e soprattutto per il Criminal Tribes Act, del 1871, la schedatura cioè di interi gruppi etnici e sociali indiani giudicati a priori come culturalmente dediti al crimine per razza e tradizione e dunque tarati sin dalla nascita dalla presunta ereditarietà della tendenza a delinquere, secondo un concetto peraltro perfettamente compatibile con la dominante cultura castale locale, altrimenti giudicata dai Britannici primitiva, e rafforzato in Occidente dalle presunte scoperte scientifiche dell'antropologia criminale dell'epoca. Le speciali misure di repressione e sospensione dei diritti civili destinate a quei gruppi sociali, in teoria volte a contrastarne l'azione criminale, finirono nella pratica per fomentarla e perpetuarla, secondo uno schema che tanto all'epoca quanto oggi possiamo ritrovare immutato anche in Occidente, per quel che riguarda la comune percezione riservata ad alcuni gruppi etnici o religiosi, particolarmente se svantaggiati economicamente o caparbiamente aderenti alla propria tradizione culturale.

"I Thugs - scrive Francesco Benigno - prima pensati come setta criminale, erano riconfigurati ora come una tribù criminale e talora anche come una casta delinquenziale, divenendo così l'esempio paradigmatico del gruppo sociale ereditariamente deviante e, si sarebbe tentati di dire, della "razza criminale". Questo sistema di "seclusione di massa" é arrivato a includere 13 milioni di persone: gruppi sociali che, al momento dell'abolizione della normativa, subito dopo l'indipendenza indiana, nel 1952, sono stati definiti come Vimukta Jatis, ovvero "Classi Liberate", e poi riclassificati come Denotified Classes, prima, e infine come Denotified Classes and Nomadic Tribes, rimanendo ancora oggi un problema aperto per la società indiana contemporanea".

Come sosteneva Sleeman, d'altronde,"Once a Thug, forever a Thug".

 

     

 
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