Il Museo Portatile dei Tessuti del Raj PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Artigianato

Seppur composto secondo metodi che oggi non esiteremmo a definire vandalici, nonché all'epoca complice di devastanti effetti sull'economia tradizionale indiana, The Textile Manufactures of India, pubblicato in Gran Bretagna nel 1866, rappresenta oggi uno dei più straordinari documenti sull'arte tessile del subcontinente indiano esistenti al mondo: dal 2012 è interamente consultabile online.

Textile Manufactures Of IndiaJohn Forbes Watson (1827-1892), giovane scozzese sbarcato a Bombay nel 1850 in veste di ufficiale medico-chirurgo della Compagnia delle Indie Orientali, fu costretto a rientrare in Gran Bretagna dopo soli 3 anni di servizio proprio a causa di questionl di salute, lasciando però così evidentemente insoddisfatte molte delle curiosità che la breve permanenza nel subcontinente indiano doveva avergli suscitato nel frattempo. Una volta rimessosi in forze, Forbes Watson si concentrò infatti prima sugli studi botanici, dedicandosi a esaustive ricerche sulla flora indiana, poi su quelli merceologici e infine etnologici, mentre veniva nominato Reporter on the Products of India dall'India Museum di Londra, istituzione per la quale lavorò fino al 1880, quando questa venne accorpata al South Kensington Museum, oggi Victoria & Albert Museum, senza essere nel frattempo mai più ritornato in Asia.

La passione per l'Hindustan e per la catalogazione enciclopedica portarono Forbes Watson non solo a organizzare egregiamente i fondi già in possesso del museo durante il suo mandato, ma anche ad accrescerne notevolmente il numero e i generi, spaziando dall'acquisizione di ogni varietà di tabacco, di thè o di cotone coltivata nella regione allo studio sistematico delle genti del subcontinente indiano, sfociato in una celebre raccolta fotografica in 8 volumi completata nel 1875: The Peoples of India. Il suo nome rimase però particolarmente legato anche a un'opera meno conosciuta, e tuttavia di notevolissimo impatto pratico: The Textile Manufactures of India, catalogo in 18 volumi concepito questa volta non a scopo scientifico, bensì commerciale, in quanto dichiaratamente volto a illustrare agli industriali britannici i tessuti prodotti in India - termine che all'epoca includeva dal Nepal a SriLanka e dall'Uzbekistan al Myanmar - per mezzo di un campionario ragionato di oltre 700 diverse stoffe, ove possibile corredate da informazioni su luogo, tecniche di produzione, loro uso e fogge tradizionali, nonché su prezzo, misure e peso delle pezze intere all'origine, raccolte allo scopo di mostrare ai telai britannici, in patria come nel Raj, le esigenze di mercato dell'Asia meridionale. 

Textile Manufactures-ForbesWatsonForbes Watson non era però un esperto del settore; la maggior parte delle informazioni fornite a corredo dei campioni provenivano quindi semplicemente dalle etichette che all'epoca già accompagnavano le stoffe e che non vennero nemmeno selezionate regione per regione ai fini dell'esaustività dell'argomento trattato, ma piuttosto a quelli della loro facilità di riproduzione industriale. Il grosso dei tessuti selezionati proveniva dalla grande mostra organizzata dalla Corona britannica in occasione dell'Expo di Parigi del 1855, mentre altri facevano parte di precedenti acquisizioni museali inglesi. Per omogeneità e completezza di presentazione, Forbes Watson non si fece alcuno scrupolo di ritagliare dalle pezze originali i rettangoli di 35 x 20 cm richiesti dal formato della sua opera, danneggiando così irreparabilmente - o direttamente distruggendo - centinaia di manufatti che oggi non esiteremmo a definire preziosissimi e storici e che in alcuni casi si possono ancora visionare mutilati nelle attuali collezioni dei musei britannici, ma che in altri forse si sono conservati almeno in parte solo grazie alla loro inclusione nell'opera di Forbes Watson.

Il campionario ragionato così prodotto venne poi suddiviso in 18 volumi per tipologia - Turbanti, Abbigliamento maschile, femminile, pezze multiuso, arredamento etc. - o dedicati a categorie specifiche quali mussoline, lane, sete o persino tappeti. Presentata in un'apposita vetrinetta mobile, secondo la visione di Forbes Watson del Museo Industriale Portatile, l'opera venne riprodotta in 20 copie identiche, delle quali 13 vennero fatte circolare tra i distretti tessili inglesi e 7 in quelli dell'Hindustan, a disposizione di Camere di Commercio, privati e municipi delle 3 Presidencies del Raj britannico. L'operazione, tristemente per l'industria autoctona, fu un successo e i tessuti copiati dagli Inglesi cominciarono rapidamente a inondare i mercati a discapito di quelli originali indiani; ma col passare del tempo involontariamente contribuì anche a innescare la rivolta nazionalista, a ispirare le politiche gandhiane dello swadeshi tramite il ritorno di massa ai tessuti khadi, cioè interamente autoprodotti, diventati nel frattempo un simbolo di libertà dal dominio britannico.

In occasione del programma culturale nazionale che ha preceduto e affiancato le Olimpiadi di Londra 2012, la città di Preston, capoluogo del Lancashire e depositaria sin dalla sua pubblicazione di una delle 20 copie del Textile Manufactures of India, da un lato ha allestito presso l'Harris Museum & Art Gallery un'esposizione dal titolo Global Threads: Asian Textiles and Fashion Today, dedicata alla tradizione tessile asiatica e alla sua persistenza nell'industria della moda contemporanea, e dall'altro ha creato un sito nel quale propone l'opera di Forbes Watson nella sua totalità, arricchita da ulteriori suddivisioni atte ad agilizzarne la consultazione, offrendo così oggi a tutti gli appassionati, studiosi e professionisti, il libero accesso a uno dei più grandi tesori per caso esistenti al mondo nel campo della storia dei tessuti indiani.

 
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