Patiala, Punjab PDF Stampa E-mail
Gli Stati, le citta' e le mete - Nord

Divenuta col tempo celebre nel mondo per la magnificenza ostentata da alcuni dei suoi Maharaja, Patiala si sviluppò attorno alla splendida residenza fortificata, Qila Mubarak, fondata a metà del XVIII secolo da un abile condottiero sikh, Baba Ala Singh.

Qila Mubarak, PatialaSituata nella regione del Malwa, nel Punjab sudorientale, Patiala è una città piuttosto recente, per gli standard indiani, sorta infatti solo nella seconda metà del 1700, quando approfittando del progressivo crollo della dinastia moghul, molti condottieri indiani riuscirono a prendere il controllo di intere regioni e distretti; tra questi, anche Baba Ala Singh, membro di una delle famiglie della piccola aristocrazia sikh militarizzatasi a seguito delle persecuzioni religiose sofferte da parte degli ultimi moghul. Dopo essere riuscito a inserirsi con successo nella contesa allora in atto per la supremazia nell'Hindustan nordoccidentale tra Maratha, Moghul e il sovrano afghano Ahmad Shah Durrani, Baba Ala Singh, affiancato dal suo generale Sardar Lakhna, si ritagliò un suo proprio territorio, forte di numerosissimi e prosperi villaggi, ottenendo in seguito anche il controllo su di un buon tratto di quella che era allora la principale arteria dell'India settentrionale: la GT Road.

Fu infatti dopo aver conquistato anche il Sirhind, l'odierno distretto punjabi di Fatehgarh Sahib, che nella seconda metà del XVIII secolo, coi proventi ottenuti dal pedaggio imposto sul copioso transito di merci e mercanti lungo la strada, Baba Ala Singh fondò il Qila Mubarak, Forte Prospero, attorno al quale si sviluppò poi l'odierna città di Patiala: una magnifica cittadella fortificata composta da 45 edifici risalenti anche a epoche successive, ma prevalentemente di stile moghul indo-islamico o ispirato alle Haveli rajasthane, punteggiati da spazi aperti, corti e giardini dotati di vasche e fontane e tutti finemente decorati, tanto all'esterno quanto all'interno, con affreschi, miniature e specchi, come nel caso dello squisito Sheesh Mahal o del prezioso Rang Mahal, autentica Galleria d'arte della miniatura a tema epico-religioso indifferentemente hindu o sikh.

In seguito, schiacciato da Nord dalle forze dell'impero Sikh fondato nel frattempo da Ranjit Singh e da Est da quelle dell'ormai dilagante Compagnia delle Indie Orientali, coerentemente con le rivalità interne che già tanto erano costate nei secoli ai clan rajput rajasthani, da cui il casato rivendicava un'antica discendenza, il pronipote di Baba Ala, Sahib Singh, scelse di schierarsi coi Britannici, firmando un'alleanza contro Ranjit nel 1808, riuscendo così tuttavia non solo a mantenere la formale indipendenza del proprio regno, ma anche a portarlo col tempo verso imprevedibili vette di prosperità ed influenza.

Bhupinder Singh con la celebre Patiala Necklace, Cartier, 1928I Maharaja di Patiala, che rivendicano anche un'autorità morale ricevuta direttamente da Guru Gobind Singh, diventarono infatti rapidamente tra i protagonisti principali delle relazioni dell'aristocrazia indiana con l'impero britannico e in Europa di quelle col Bel Mondo dell'epoca, contribuendo significativamente alla leggenda del Favolosi Maharaja grazie allo strabiliante tenore di vita disinvoltamente esibito anche nel vecchio continente. Tra tutti i sovrani di Patiala, svetta per fama e magnificenza il Maharaja Bhupinder Singh, sul trono dal 1900 al 1938, prima campione assoluto e poi mecenate di squadre di Polo e di Cricket, primo in India a possedere un aereo privato, il cui uso alternava con quello di una ventina di Rolls Royce o con quello della sua carrozza regale, a partire dalla ferrovia monorotaia fatta appositamente costruire nel principato; fondatore di banche, indefesso e raffinato costruttore, committente di gioielli e oggettistica varia di incommensurabile valore e stravaganza, alto ufficiale dell'esercito, insignito durante la Grande Guerra di ogni possibile onorificenza indiana e europea - compresa quella di Cavaliere di Gran Croce del Regno d'Italia - Bhupinder fu anche un politico, un patrono delle arti e un riformatore, ma anche - si immagina a tempo perso - persino il padre di ben 88 figli, avuti dalle 10 mogli ufficiali e dalle numerose concubine di cui si era circondato.

Si deve a suo nonno, il Maharaja Narinder Singh, la fortificazione della città, avvenuta a metà dell'Ottocento ormai più per questioni di prestigio che di difesa, ma che comunque arricchì Patiala di possenti bastioni intervallati da nove monumentali porte d'ingresso e di un nuovo portale principale per il Qila Mubarak, il Darshani Gate, oggi del tutto inserito in un vivacissimo bazar cittadino, l'Adalat Bazar. 

Moti-Bagh-Patiala

Contemporaneamente, il maharaja diede il via ai lavori per numerosi altri edifici, tra i quali spicca una nuova e grandiosa residenza reale, all'epoca tra le più vaste al mondo, il Moti Bagh Palace, corredata di magnifici giardini ispirati a quelli moghul di Srinagar e in seguito ulteriormente ampliata dal nipote Bhupinder. Dopo l'indipendenza indiana, l'ultimo Maharaja regnante a Patiala, Yadavinder Singh, donò il maestoso palazzo allo Stato, che lo convertì parte in museo, parte in centro culturale e parte in Istituto nazionale dello Sport, mentre la famiglia, ancora oggi residente in città, si trasferiva in un non lontano nuovo Moti Bagh. L'erede di Yadavindra, Capitano Amarinder Singh, è stato premier del Punjab con il Congress dal 2002 al 2007 e sua moglie, Preneet Kaur, è stata Segretario di Stato fino al 2014 col governo di Manmohan Singh.

Nessuna valorizzazione degna era invece stata pensata fino a poco fa per l'autentico cuore della città, il Qila Mubarak, ora pare in parziale restauro (anche grazie alla reazione provocata dal documentario sottostante, prodotto e diffuso dalla rete televisiva statale indiana) dopo essere stato lasciato raggiungere un grave stato di degrado e abbandono, mentre veniva in parte occupato da vari uffici governativi e persino da un ostello statale e da un laboratorio di medicina legale; si tratta infatti di un luogo storico, dall'altissimo valore artistico e culturale, che giustificherebbe anche da solo una visita a Patiala, centro oggi rinomato non solo per l'alta offerta nel campo dell'istruzione superiore e la forte vocazione sportiva, ma anche per lo stile locale impresso a numerosi accessori d'abbigliamento tradizionale assurti a fama nazionale: Patiala jootis, Patiala parandis (lunghi nastri che terminano in elaborate nappe da tenda, diremmo noi, ma utilizzati invece per intrecciare e adornare le chiome femminili) turbanti, pantaloni Patiala salwar etc. nonchè per una raffinata tradizione musicale, Patiala Gharana, patrocinata dai sovrani a partire dal Maharaja Narinder, appassionato cultore di tutte le arti ma in particolare di musica classica hindustani.

 
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