Devi, la Grande Dea PDF Stampa E-mail
Le religioni e i riti - Le fedi

Devi, semplicemente la Dea, racchiude in sè moltissimi aspetti, che spaziano da quello quasi intimo di Ma, la madre amorevole a cui rivolgersi nel momento del bisogno, a quello cosmico di JaganMata, Madre dell'Universo, che sconfigge i demoni del Male, ed è dunque venerata in India con migliaia di nomi diversi e secondo modalità differenti, che spesso rispecchiano antichissime tradizioni locali.

BhadraKali, c.a XVI sec. PunjabFigura fondamentale della religiosità indiana autoctona, Devi è presente sotto forma di varie divinità femminili anche nel Buddhismo e nello Jainismo, ma è solo nell'Induismo che assume per milioni di fedeli carattere di divinità principale e che riassume in sè tutte le figure femminili del pantheon, facendo sì che moltissime comunità, villaggi e caste guardino a una dea locale, dunque sempre a Devi, come alla loro divinità tutelare.

La figura di Devi può essere analizzata secondo diverse modalità, la più immediata delle quali è forse quella delle sei diverse funzioni nelle quali viene identificata e quindi invocata:

  • Energia Cosmica, o Shakti, che distrugge i demoni che minacciano l'equilibrio del mondo e che crea, distrugge e torna a forgiare l'universo.
  • Dayini, gentili e radiose dispensatrici di saggezza, abbondanza e fortuna
  • Eroine epiche, figure mitologiche che proporzionano un modello di comportamento femminile esemplare
  • Divinità tutelari di villaggi, caste e tribù, esclusivamente impegnate ad esaudire suppliche e a risolvere questioni locali.
  • Energia della Natura, che dispensa fertilità alla terra e agli esseri viventi, abbondanza d'acqua etc.
  • Sante, figure storiche dotate di tale spiritualità e profondità da proporzionare loro poteri soprannaturali.

 

L'Energia cosmica:

In qualità di Energia cosmica primordiale, o Shakti, Devi distrugge le forze del Male sotto forma di temibile guerriera armata, che annienta i demoni con le sue multiple armi, ma anche crea, modifica, distrugge e torna a forgiare l'universo stesso, ed è dunque la poderosa Durga, la nera Kali, anche nella sua versione tantrica di BadhraKali, relazionata con l'antico culto delle sette (o otto) Matrika, come anche l'emaciata Chamunda.

Le Dayini:

Le regali divinità consorti della Trimurti, Bhrama, Shiva e Vishnu, che benevolmente premiano i fedeli che le venerano con profonda devozione, dispensando loro ricchezze, salute, fortuna, saperi e saggezza, dove Devi diventa Lakshmì, Saraswati, Parvati, ma anche Ganga e le dee del pantheon buddhista Tara e Vasudhara o la jaina Ambika.

Eroine Epiche:

Devi scende sulla terra per manifestarsi in figure femminili che possano proporzionare alle comuni mortali un modello di comportamento esemplare attraverso il sacrificio, il coraggio, l'obbligo morale e la fedeltà, ma anche a volte il superamento delle convenzioni in nome dell'amore, e diventa quindi la Sita del Ramayana, la Radha del GitaGovinda, o la Draupadi del Mahabharata.    

Divinità Tutelari:

Protettrice di villaggi, caste e tribù, la presenza di Devi punteggia ogni angolo dell'India e particolarmente le campagne, dove piccoli santuari e altari, pozzi o anche solo una pietra segnata con curcuma e carminio sono quasi invariabilmente dedicati a una Mata, una divinità femminile locale, spesso rappresentata semplicemente con un recipiente di terracotta colmo d'acqua e con una protuberanza, a simbolizzare il nutrimento materno dispensato dalla dea alla comunità, ma anche con forme molto più elaborate ed enigmatiche, come per esempio quelle prodotte dall'antichissimo culto degli spiriti Bhuta lungo la costa del Karnataka meridionale e posteriormente inglobato nell'Induismo.

Energia della Natura:

Devi si manifesta nelle energie positive della natura, come la fertilità, sotto forma di ninfe celestiali e altre figure femminili semidivine di buon auspicio, perchè il genere femminile è ovviamente associato alla fecondità, alla crescita, ai raccolti e alla fioritura, ma anche alla protezione dai pericoli insiti nella natura stessa. Devi allora diventa Sundari, bellezza, con la quale ricoprire i templi di avvenenti figure femminili allo scopo di effondere prosperità e abbondanza sugli stessi e sui fedeli che vi si recano, oppure Nagini, creature affascinanti e benevole, seppur serpentine, preposte alla protezione dei devoti, anche e soprattutto dai morsi dei serpenti.

Sante:

Nonostante la notoria predisposizione indiana alla vita ascetica, dato il ruolo ideale e anzi salvifico di moglie e madre assegnato alle donne dalla tradizione, le Sante sono relativamente poche, rispetto alle figure maschili storiche considerate tali, ma anche a quelle poche vengono spesso riservati grandi onori in vita e la venerazione divina dopo la morte, in qualità di manifestazione terrena di Devi; fu questo il caso per esempio della shivaita Karaikkal Ammaiyar, vissuta nel VI secolo d.C., la più nota tra le 3 donne annoverate tra i 63 Nayanars, o della vishnuita Andal, del IX secolo, unica donna tra i 12 Alwar, entrambe dunque esponenti di primo piano di quelle correnti mistico-letterarie fiorite nell'odierno Tamil Nadu e considerate alla base del movimento Bhakti.

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Venerata ininterrottamente, come ovunque, sin dalla notte dei tempi, la Dea Madre si manifesta plasticamente nell'Hindustan con la Civiltà della Valle dell'Indo, dove vengono rinvenute numerose Veneri, statuette raffiguranti spesso enfaticamente gli aspetti basici della fertilità femminile. Con l'avvento della cultura prevalentemente maschia e guerriera degli Arya, il culto della dea madre formalmente perde terreno, nonostante venga invocata regolarmente tanto nel Mahabharata quanto nel Ramayana, ma rimane comunque saldamente custodito dalle comunità rurali e più periferiche del subcontinente. Riemerge poi nell'Era Volgare, accanto alle due divinità principali superstiti del pantheon hindu, Shiva e Vishnu, come Devi, la Grande Dea. In principio, come figura sussidiaria, seppur parecchio determinante a livello popolare, principalmente in funzione di Dayini, dispensatrice, e poi definitivamente glorificata nel periodo Gupta con il Devi Mahatmya, testo nel quale si proclama la sua supremazia come forza creatrice, pervasiva e propulsiva del Creato e che godrà di crescente diffusione a partire dal XIX secolo. Ma già a partire dal secolo XVI, sono numerose le divinità femminili che appaiono su monete, documenti e sigilli di svariati sovrani indiani, che evidentemente si rivolgevano alla Madre dell'Universo di fronte alle responsabilità pubbliche, come spesso d'altronde l'uomo indiano fa ancora oggi con la sua, di fronte a quelle private.

 

Fonte: The Smithsonian's Museum of Asian Art, Washington, D.C. USA

 
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