Arundathi Roy, la giustizia e il Dott. GN Saibaba PDF Stampa E-mail
L'attualità - Interni e cronaca
Sabato 09 Maggio 2015 12:38

Sorvolando sul caso della stella bollywoodiana Salman Khan, per l'ennesima volta libero su cauzione nonostante la nuova condanna appena subitaArundhati Roy riflette sulla disparità di trattamento dispensato ai cittadini dalla giustizia indiana attraverso il caso del Dott. G. N. Saibaba, in occasione del primo anniversario del suo arresto.

Dott. G.N. SaibabaIl 9 maggio 2014, il Dott. G.N. Saibaba, Lettore di Inglese presso il Ramlal Anand College della Delhi University, sparì mentre stava facendo ritorno a casa. Non vedendolo rientrare e non ottenendo risposta alle sue chiamate sul cellulare, la moglie Vasantha aveva subito sporto denuncia di scomparsa al commissariato locale, solo per scoprire poi che il marito era stato prelevato con un blitz da agenti della Polizia del Maharashtra e che l'apparente rapimento corrispondeva in realtà al suo arresto.

Ma come mai gli agenti avevano agito in quel modo per arrestare un uomo a cui capita di essere paralizzato dalla vita in giù sin dall'età di 5 anni e di essere da allora costretto alla sedia a rotelle, quando avrebbero potuto tranquillamente arrestarlo in maniera consueta e formale? C'erano due ragioni importanti per agire così: la prima, é che sapevano che arrestarlo a casa sua, nel mezzo del campus dell'Università, avrebbe significato dover affrontare anche una folla di dimostranti infuriati - colleghi, attivisti, studenti - che amavano e ammiravano il prof. Saibaba non solo per la sua sua dedizione all'insegnamento, ma anche per la sua coraggiosa visione politica. La seconda, è che prelevarlo in mezzo alla strada con un blitz serviva ad avvalorare l'idea che dietro all'operazione ci fosse stata una delicata azione di intelligence che aveva portato all'individuazione di un pericoloso terrorista.

La realtà è ovviamente molto più prosaica e l'arresto del professore era atteso da tempo, se ne parlava da mesi. Ma nel frattempo, e fino al giorno della sua cattura, nè a lui nè a nessun altro del suo entourage era mai venuto in mente di fare altro se non attendere di affrontare apertamente la situazione se e quando si fosse presentata. Di fatto, in quel periodo il prof. Saibaba si era semplicemente impegnato ancor più duramente del solito per riuscire a completare il suo PhD in Politics of the Discipline of Indian English Writing.

Ma perchè ci si aspettava dunque il suo arresto? Qual era stato il suo crimine? Nel Settembre del 2009, l'allora ministro degli Interni, P. Chidambaram, aveva annunciato il lancio di una nuova operazione militare chiamata Green Hunt nel cosiddetto Corridoio Rosso. (Ricordate il rapimento dei due Italiani in Orissa nel 2012? Era connesso proprio con quella situazione e con l'operazione Green Hunt, oltre che naturalmente con la leggerezza manifestata dai due sequestrati, NdT.) La Green Hunt venne descritta come un'operazione di bonifica contro i terroristi Maoisti e intrapresa da Forze paramilitari nella giungla dell'India centrale. Si trattava in realtà solo di un nuovo nome ufficiale assegnato a quella che già da tempo era la battaglia basata sulla strategia della Terra Bruciata condotta da milizie locali sponsorizzate dallo Stato, come il Salwa Judum nel distretto del Bastar, in Chhattisgarh, e da altre organizzazioni analoghe ma anonime nelle regioni attigue. La loro missione dichiarata era quella di ripulire le foreste indiane dai loro problematici abitanti, affinchè, in sostanza, le compagnie minerarie e le imprese assegnatarie di appalti statali per le infrastrutture potessero proseguire coi numerosi progetti allora in stallo. Il fatto che assegnare dall'alto a delle compagnie private le terre ancestrali degli Adivasi fosse illegale e anticostituzionale non aveva turbato minimamente l'allora governo centrale guidato dal Congress; d'altronde, l'attuale governo a guida BJP, con la nuova legge proposta sull'esproprio dei terreni, Land Acquisition Act, si propone di trasformare direttamente quell'illegalità in Legge.

Migliaia di paramilitari, affiancati dalle milizie locali, invasero allora le foreste, bruciando villaggi, uccidendone gli abitanti e violentandone le donne. Decine di migliaia di tribali furono costretti da allora a lasciare i loro villaggi per nascondersi nella giungla durante mesi e la reazione di fronte a tanta violenza portò inevitabilmente altre centinaia di persone ad entrare nel People’s Liberation Guerrilla Army (PLGA), un'emanazione del Partito Comunista maoista, CPI (Maoist), il gruppo che l'ex premier Manmohan Singh aveva notoriamente descritto come La principale minaccia alla sicurezza nazionale; ancora oggi, di fatto, l'intera regione è scossa da quella che può solo essere definita come una Guerra Civile. Come accade in qualsiasi conflitto che si protragga troppo a lungo, anche quella situazione è diventata nel frattempo ancora più complicata. Parte della resistenza continua a combattere per una giusta causa, mentre altri sono diventati solo degli opportunisti, degli estorsori e dei criminali comuni e non è sempre facile distinguere un gruppo dall'altro, mentre è diventato semplicissimo fare di ogni erba un fascio. Orribili atrocità sono state certamente compiute da entrambe le fazioni: alcune vengono definite Terrorismo, altre Progresso.

Nel 2010-2011, mentre l'operazione Green Hunt era all'apice della brutalità, cominciò però a prendere piede anche una campagna popolare contro le sue azioni: si tennero incontri pubblici e manifestazioni in diverse città indiane e quello che stava accadendo nelle foreste dell'India centrale cominciò a filtrare sui Media, fino a suscitare l'interesse anche della stampa internazionale. Uno dei primi e principali fautori di quella campagna fu proprio il prof. Saibaba e, almeno temporaneamente, il suo operato ebbe un certo successo. Il governo centrale, chiaramente in imbarazzo, negò l'esistenza di una simile operazione, assicurando che i termini in cui venivano descritte le azioni compiute nell'ambito della Green Hunt erano solo frutto di un'orchestrata campagna mediatica. Ma naturalmente le aggressioni agli Adivasi e alle loro terre continuarono e sono continuate fino al giorno d'oggi, anche se i loro effetti vengono insabbiati e la Green Hunt è diventata nel frattempo un'operazione Senza Nome. Proprio questa settimana, il 5 Maggio 2015, Chhavindra Karma, figlio del fondatore del famigerato Salwa Judum, Mahendra Karma, ucciso due anni fa in un'imboscata dai Maoisti, ha annunciato la fondazione del Salwa Judum-II, noncurante del fatto che la Corte Suprema avesse già dichiarato il primo Salwa Judum illegale e incostituzionale, ordinandone quindi lo scioglimento immediato.

Grazie a quell'operazione diventata nel frattempo Senza Nome, chiunque critichi o si opponga al rafforzamento dello Stato di Polizia in quelle zone dell'India continua a venire etichettato come Maoista. Migliaia di Dalit e di Adivasi sono finiti così in carcere con l'assurda accusa di Sedizione e Attentato allo Stato, in base all'Unlawful Activities Prevention Act (UAPA), una legge che susciterebbe ilariità in qualsiasi persona dotata di intelligenza, se solo non venisse utilizzata in maniera tanto tragica. Mentre paesani e contadini languono da anni in prigione, senza assistenza legale nè speranze di ottenere mai giustizia, spesso senza nemmeno avere ben chiaro di cosa siano stati accusati, lo Stato si è concentrato su quelli che chiama OGW, Overground Workers, gli attivisti noti in contesto urbano. Deciso a non ritrovarsi nell'imbarazzante situazione precedente, il ministro degli Interni Chidambaram aveva allora messo bene in chiaro le sue intenzioni in un affidavit presentato alla Corte Suprema nel 2013, nel quale spiegava: "Gli ideologi e i sostenitori del CPI (Maoista) nelle città e nei paesi hanno da tempo intrapreso un piano sistematico di propaganda al fine di infangare l'immagine dello Stato [...] Sono questi ideologi ad aver tenuto vivo il movimento maoista e sotto diversi aspetti vanno quindi considerati molto più pericolosi dei membri attivi del People’s Liberation Guerrilla Army". Era arrivato il turno del professor G.N. Saibaba.

Il fatto che fosse ormai un uomo segnato si capì quando sulla stampa cominciarono a circolare numerose storie iperboliche e chiaramente montate ad arte sul suo conto. In mancanza di prove, la tattica migliore, quella più sicura e collaudata, è sempre quella di creare un clima di sospetto attorno al bersaglio prescelto. Il 12 settembre 2013, la sua casa venne perquisita da 50 agenti che cercavano della refurtiva su mandato di un magistrato di Aheri, una cittadina del Maharashtra. Non trovarono nessuno dei beni che cercavano, ma in compenso certamente trovarono - rubarono? - loro dei beni del professore: il suo portatile, degli hard disk e delle chiavette usb. Due settimane dopo, Suhas Bawache, l'ufficiale incaricato dell'indagine, telefonò al professore per chiedergli le password necessarie ad accedere ai suoi vari dispositivi e il professore gliele comunicò senza obiezioni. Il 9 Gennaio 2014, un nuovo team investigativo si presentò a casa sua e lo interrogò per diverse ore e infine il 9 Maggio 2014 lo prelevarono con quel blitz mentre tornava a casa. La sera stessa lo trasportarono poi in aereo fino a Nagpur e da lì ad Aheri, andata e ritorno in macchina, accompagnati da un convoglio di scorta composto da centinaia di miltari armati fino ai denti su blindati anti-mine. Venne subito dopo rinchiuso nel carcere centrale di Nagpur in una cella di massima sicurezza, aggiungendo così da allora il suo nome a quello degli altri 300mila detenuti in attesa di giudizio che affollano le carceri indiane.

Nel corso di tutta la sceneggiata, la sua sedia a rotelle venne irrimediabilmente danneggiata. Il prof. Saibaba è disabile al 90 % e al fine di non veder peggiorare ulteriormente le sue già precarie condizioni fisiche, avrebbe bisogno di ricevere cure costanti, fisioterapia e farmaci specifici. Ciononostante venne gettato in una nuda cella senza alcuna assistenza, nemmeno per le necessità fisiologiche basiche: doveva raggiungere la latrina trascinandosi come poteva a 4 zampe. Nulla di tutto ciò rientra però nella definizione di Tortura, ovviamente. Il vantaggio che lo Stato ha su questo detenuto in particolare è che non è un suo pari, e non può esserlo nemmeno rispetto agli altri carcerati: può venire torturato, magari anche ucciso, senza bisogno che qualcuno lo sfiori nemmeno con un dito. Il giorno dopo il suo arresto, i quotidiani di Nagpur aprirono con foto a tutta pagina degli orgogliosi poliziotti del Maharashtra ritratti in assetto da guerra accanto al loro trofeo, il Prigioniero di Guerra, il feroce terrorista appena catturato: il professore sulla sua carrozzina rotta. 

Le accuse a suo carico riguardano l'articolo 13 dell'UAPA, incitamento, partecipazione, fiancheggiamento di attività illegali, l'art. 18, cospirazione o tentato atto terroristico, il 20, partecipazione a banda terroristica, il 38, associazione a banda armata al fine di fomentarne le attività e il 39, supporto a banda terroristica a mezzo propaganda. La sua incriminazione si è basata interamente sull'accusa di aver passato a Hem Mishra, studente dell'Università di Delhi JNU, una chiavetta da recapitare alla guerrigliera Comrade Narmada, del CPI (Maoist). Hem Mishra era già stato arrestato alla stazione ferroviaria di Ballarshah nell'Agosto 2013 ed è anch'egli attualmente detenuto a Nagpur. Altri 3 accusati del complotto sono al momento liberi su cauzione. Un'altra delle gravi accuse che vengono mosse al professore è di ricoprire un alto incarico nel Revolutionary Democratic Front (RDF), bandito in Orissa e Andhra Pradesh, dove il gruppo è sospettato di essere un'organizzazione appartenente al fronte maoista, ma non a Delhi o in Maharashtra, per dire. Il presidente dell'RDF è peraltro il noto poeta Varavara Rao, residente ad Hyderabad.

Il processo contro il professor Saibaba non è ancora iniziato e quando comincerà durerà certamente mesi, se non anni. La questione è: può una persona disabile al 90% sopravvivere tutto quel tempo in una simile situazione? Nell'anno già trascorso in prigione, le sue condizioni sono peggiorate in modo allarmante, causandogli costanti e terribili dolori (le autorità carcerarie hanno rassicurato tutti spiegando che però la cosa è "abbastanza normale" per chi è affetto da Poliomielite). Il suo midollo spinale sta degenerando, la colonna vertebrale gli preme sui polmoni e il braccio sinistro ha smesso di funzionare. Il cardiologo chiamato perchè lo esaminasse ha richiesto per lui un'urgente angioplastica, specificando che però, se mantenuto dopo l'intervento nelle medesime condizioni di detenzione, l'esito non potrà che essere comunque tragico, come d'altronde se l'intervento non dovesse invece venire effettuato. Spesso le autorità carcerarie non gli proporzionano i farmaci necessari alla sua sopravvivenza, non già al suo benessere, e quando anche glieli passano, sospendono a cambio la dieta speciale che li deve accompagnare.

Nonostante il fatto che l'India partecipi alle convention internazionali sui diritti dei disabili e che la legge indiana vieti espressamente le detenzioni prolungate per i portatori di handicap in attesa di giudizio, il professor Saibaba si è visto negare la libertà su cauzione già due volte, la seconda a causa dell'attestato presentato in merito dalle autorità carcerarie, che hanno sostenuto di proporzionargli tutte le cure necessarie e specifiche dovute a una persona nelle sue condizioni (avevano effettivamente permesso alla sua famiglia di fargli almeno avere una carrozzina funzionante). Il professore, con una lettera dal carcere, aveva fatto sapere però che il giorno stesso che gli era stata rifiutata la libertà su cauzione le cure necessarie e specifiche erano state subito sospese. Disperato, aveva iniziato uno sciopero della fame che l'aveva condotto dopo solo pochi giorni ad essere trasportato incosciente in ospedale.

Lasciamo pure decidere al tribunale se il professore sia colpevole o innocente e per un momento concentriamoci solo sulla questione della libertà su cauzione, giacchè nel suo caso si tratta davvero di una questione di vita o di morte. Qualsiasi sia stato il suo crimine, dovrebbe essergli concessa o no? 

Ecco alcune figure note e personalità istituzionali che, per esempio, l'hanno ottenuta:

  • Il 23 Aprile 2015, Babu Biranji, condannato all'ergastolo per il ruolo avuto nel massacro di Naroda Patiya in Gujarat nel 2002, durante il quale vennero trucidate 97 persone, è stato rilasciato su cauzione dall'Alta Corte dello Stato occidentale per un "urgente intervento a un occhio". Lui stesso, raccontando quei giorni, spiegava: "Non abbiamo risparmiato un solo negozio musulmano, abbiamo dato fuoco a tutto e poi li abbiamo acchiappati e li abbiamo ammazzati bruciandoli tutti quanti [...] E' giusto dargli fuoco, perchè quei bastardi non vogliono essere cremati... Hanno paura del fuoco [...] dopo averli ammazzati tutti, mi son sentito come Maharana Pratap! (da Tehelka del 1° Settembre 2007). Urgente intervento a un occhio, eh? Beh, ripensandoci forse sarebbe davvero ora che qualcuno gli sostituisse lo sguardo assassino con cui guarda al mondo con qualcosa di meno demenziale e pericoloso...
  • Il 30 Luglio 2014, Maya Kodani, ex ministro del governo Modi in Gujarat, condannata a 28 anni per essere stata figura chiave in quello stesso massacro, ha ottenuto la libertà su cauzione sempre dall'Alta Corte del Gujarat. Essendo lei stessa un medico, si è auto-diagnosticata tubercolosi intestinale, sofferenza cardiaca, depressione clinica e problemi alla colonna vertebrale. La sua condanna è poi stata sospesa.
  • Amit Shah, anch'egli ex ministro del governo Modi in Gujarat, venne arrestato nel Luglio 2010 con l'accusa di aver ordinato l'esecuzione extragiudiziaria di 3 persone, Sohrabuddin Sheikh, sua moglie Kausar Bi e Tulsiram Prajapati. Il CBI produsse intercettazioni telefoniche che dimostrarono come Shah fosse in costante contatto con gli agenti che già detenevano illegalmente i 3 prima di giustiziarli simulando uno scontro a fuoco e di come le comunicazioni tra il ministro e i poliziotti fossero ulteriormente incrementate proprio in concomitanza con la loro uccisione. Shah fu rilasciato 3 mesi dopo su cauzione e in seguito, dopo una serie di strani e preoccupanti eventi, venne scagionato. E' attualmente il presidente del BJP e il braccio destro del premier Modi.
  • Il 22 Maggio 1987, 42 giovani musulmani vennero caricati a forza su di un camion della Provincial Armed Constabulary (PAC), poi uccisi a sangue freddo alla periferia di Hashimpura, nei pressi di Meerut, in Uttar Pradesh, e i loro corpi buttati in un canale. Vennero accusati della strage diciannove membri del PAC, ma a tutti loro fu permesso di rimanere comunque in servizio, ottenendo nel mentre bonus e avanzamenti di grado come se nulla fosse accaduto. Tredici anni più tardi, nel 2000, improvvisamente sedici di loro si costituirono in gruppo (gli altri 3 erano morti nel frattempo) solo per venire rilasciati immediatamente dopo su cauzione. Poche settimane fa, Marzo 2015, sono stati assolti tutti e sedici per insufficienza di prove.

Hany Babu, professore dell'Università di Delhi e membro del Comitato per la Difesa e la Liberazione del Dott. Saibaba, ha potuto incontrarlo recentemente per qualche minuto all'ospedale dov'è ancora ricoverato. Durante la conferenza stampa che ha poi tenuto il 23 Aprile scorso, Babu ha descritto la situazione in cui si è svolta la sua visita: Il dott. Saibaba l'aveva ricevuto seduto sul letto, attaccato a una flebo, mentre una guardia al suo fianco gli teneva costantemente puntato alla testa un AK-47. La consegna era quella di assicurarsi che il professore non scappasse dall'ospedale, correndo con le sue gambe paralizzate, si suppone.

Uscirà mai vivo dalla prigione di Nagpur? Si vuole davvero che ne esca vivo? Molti indizi fanno temere di no.

 

Liberamente tratto e tradotto da OutLookIndia

 

Aggiornamento:

Per celebrare la visita nella regione di Bastar del premier Narendra Modi, sembra che i Maoisti Naxaliti abbiano preso in ostaggio oggi circa 250 persone sequestrandole da alcuni villaggi del distretto di Sukma, uccidendo poi un uomo, Sadaram Nag, e rilasciando gli altri. Secondo le prime ricostruzioni, la vittima sarebbe stato il sovrintendente locale alla costruzione di un ponte nei pressi del villaggio Marenga, opera fortemente osteggiata dai ribelli. 

3 Luglio:

Dopo 14 mesi di detenzione preventiva, concessi 3 mesi di libertà su cauzione per motivi di salute al professor G.N. Saibaba.

23 Dicembre:

Revocata la libertà su cauzione al professor Saibaba e Arundhati Roy accusata di Oltraggio alla Corte per lo scritto pubblicato in Maggio per OutlookIndia e qui tradotto.

 

 

 
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