William Dalrymple e Il Grande Gioco PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Letture consigliate
Sabato 27 Giugno 2015 10:06

Tra passato e presente, l'infinita partita a scacchi dell'Occidente in Afghanistan vista dallo storico: "Oggi ripetiamo gli errori di oltre un secolo e mezzo fa"

di Ennio Franceschini

RitornoDiUnReLa storia si ripete. Nel 1839 una grande armata della nazione più potente della terra, l'Impero britannico, invade l'Afghanistan per insediare a Kabul un sovrano fantoccio e contrastare l'espansione russa in Asia Centrale: è l'inizio del Grande gioco, cinica e brutale partita a scacchi fra le grandi potenze occidentali per il controllo della regione, immortalata da Kipling in Kim. Ma è anche la prima di una serie di disastrose spedizioni militari straniere fra le montagne di quel meraviglioso e complicato paese, proseguite con quella sovietica nel 1979 e quella americana nel 2001. William Dalrymple, storico e scrittore scozzese, uno dei più sofisticati conoscitori dell'Oriente, dove vive da decenni, racconta in Il ritorno di un re una fallimentare guerra di un secolo e mezzo fa che suona come una lezione per i conflitti odierni. Il re fantoccio insediato dagli inglesi fu deposto dai predecessori del re afgano che visse a lungo in esilio a Roma e che gli Usa riportarono a Kabul dopo la loro invasione: come se l'Occidente fosse eternamente prigioniero del proprio complesso di superiorità.

Signor Dalrymple, la spedizione militare britannica che invase l'Afghanistan era potente quanto quella americana e Nato del 2001?
"In proporzione era ancora più potente. L'Impero britannico dell'epoca stava raggiungendo il suo apogeo. L'India era pressoché conquistata. E gli afgani non avevano la reputazione di popolo fiero, indomito e guerriero che hanno oggi".

Continua su: Repubblica.it

 

William Dalrymple
Il ritorno di un re
La battaglia per l’Afghanistan
Ed. Adelphi, 2015
pp. 663
Prezzo: € 28,90

 

 
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