Il Forte Rosso di Agra PDF Stampa E-mail
Gli Stati, le citta' e le mete - Nord

L'intero complesso, Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 1983, richiese 95 anni per svilupparsi appieno e 4 generazioni di poderosi re: i Moghul

Agra, antica piazzaforte dei Rajput Chauhan, divenne per la prima volta capitale nel 1501, sotto il dominio del sultano di Delhi Sikander Lodhi, per poi diventare una delle tre corti principali, con Lahore e Delhi, della dinastia Moghul. A partire dalle rovine di precedenti fortificazioni in mattoni, Akbar fondò la fortezza attuale in arenaria rossa, stabilendone la planimetria a semicerchio lungo il fiume e arrichendola di molti edifici, facendone rapidamente una città che i viaggiatori stranieri dell'epoca celebrarono come stupefacente e meravigliosa. In seguito, Akbar fondò una nuova capitale nelle vicinanze, Fatehpur Sikri, ma una volta abbandonata anche questa, per questioni strategiche trasferì la sua corte a Lahore, per poi tornare ad Agra solo verso la fine dei suoi giorni. Suo figlio ed erede Jahangir modificò buona parte delle costruzioni erette dal padre, mentre la sua moglie favorita, Nur Jahan, si dedicò appassionatamente alla progettazione e realizzazione di molti dei numerosi e magnifici giardini moghul che ancora oggi caratterizzano il luogo. Anche Shah Jahan, il costruttore del Taj Mahal, lascerà Agra per una nuova sede a Delhi, ma non senza avervi prima fatto erigere nuove mura difensive e aver costruito o riadattato diversi edifici; terminerà poi la sua vita anch'egli ad Agra, prigioniero del figlio Aurangzeb, che spostò definitivamente la capitale a Delhi, pur costruendone una sua propria più a Sud, Aurangabad, dalla quale sperava di poter meglio controllare tanto i territori meridionali dei Sultanati del Deccan quanto le incursioni dei ribelli Maratha.

Si accede al Forte dal lato Sud, dalla Amar Singh gate, facendosi largo tra gli agguerritissimi venditori di qualsiasi cosa. Non tutto il forte è aperto al pubblico, ma la zona visitabile include tutti i principali edifici, magnifici giardini e una romantica vista del Taj Mahal in lontananza. Salita la rampa per gli elefanti, sulla destra si trova il bellisssimo Palazzo di Jahangir, costruito in origine da Akbar: due piani in arenaria rossa e pietra bianca con mensole, portali e intagli di stile indo-musulmano e corti interne che presentano pilastri, jalis e decorazioni tipicamente rajput, mentre l'esterno ricorda i primi monumenti di Delhi. Non si tratta però ancora della fusione di stili che avverrà in seguito, ma della giustapposizione di opere di artigiani di diversa tradizione e provenienza che solo col tempo confluiranno nel pieno stile moghul. Nei pressi, le rovine dell'Akbari Mahal, l'edificio più antico del forte.

Alle spalle di questo si trova il Khas Mahal, sontuoso palazzo in marmo e stucchi decorato in stile centroasiatico, utilizzato da ShahJahan come residenza privata, con una grande corte circondata da vari appartamenti e terrazze e affiancato da due padiglioni laterali. Intarsi, trafori mirabili e balconcini si affacciano da un lato sul fiume (che sfortunatamente versa in pessime condizioni ecologiche) e dall'altro su di una piattaforma aperta sulla corte, fornita di fontane e giochi d'acqua fino alle aiuole dell'Anguri Bagh, presentando nel suo insieme alcune caratteristiche architettoniche prettamente persiane, ma nelle quali già si fondono perfettamente rielaborate le influenze rajput e gujarati. Ai lati del palazzo, separati da pareti di marmo, i due padiglioni a trifora dalla copertura in stile bengalì e cornicioni ricurvi, costruiti in arenaria e poi ricoperti in stucco lucidato a imitazione del marmo.

Sullo Yamuna si affaccia anche il Mussaman Burj sulla sinistra, una torre ottagonale con un padiglione aperto; vi si accede attraverso un appartamento magnifico, con una fonte al centro in forma di loto e splendidi intarsi floreali in pietre dure. Secondo la tradizione, è qui che fu imprigionato l'imperatore Shah Jahan, passando i suoi ultimi anni nella contemplazione del Taj Mahal, dove l'amata riposava per sempre. Al di sotto, davanti al fiume, due cinte murarie: una racchiudeva un fossato e l'altra ospitava tigri e leoni ad ulteriore monito e protezione.

Shah Jahan non fu l'unico celebre prigioniero della fortezza, tra i molti che certamente furono rinchiusi nelle sue carceri: anche il maratha Shivaji, spina nel fianco dell'imperatore Aurangzeb, vi trascorse un periodo in prigionia, riuscendo però a fuggire e tornare a guidare le sue armate.

Sulla destra sorge lo Shish Mahal, raffinatissimo palazzo degli specchi; gli specchi, merce rara e preziosa importata principalmente da Aleppo, nell'odierna Siria, erano molto apprezzati per gli effetti di luce che proporzionavano naturalmente agli ambienti, ed erano qui un tempo attorniati da ulteriori decorazioni in oro zecchino, poi saccheggiate dopo il crollo dell'impero. Originariamente un Hammam, venne poi adibito a residenza regale da ShahJahan. Di fronte, salendo una scala, il Diwan i Khas, splendida struttura in marmo, con colonne intarsiate di pietre dure e bei capitelli, usata da Jahangir e Shahjahan per le celebrazioni private e le consultazioni coi ministri, mentre il Diwan i Am era il vero e proprio salone delle udienze pubbliche, aperto su tre lati, a colonne e decorato in stucco e arenaria rossa; l'imperatore presiedeva assiso sul celebre Trono del Pavone, posto nella loggia finemente traforata al suo interno e decorata con un mosaico di pietre dure, mentre le sue dame potevano osservare non viste ambasciatori e dignitari, ma anche spettacoli, parate ed esibizioni, attraverso le jalis, le grate poste nella parete posteriore.

Sul fondo, la Nagina Majid, piccola moschea in marmo del XVII secolo, affiancata da un ulteriore minuscolo annesso, probabilmente destinato esclusivamente alle dame di corte. Lasciando il Diwan i Am, già si scorgono le cupole dell'abbagliante Moti Masjid, la meravigliosa Moschea della Perla, sita a Nord, costruita interamente in candido marmo e caratterizzata da una facciata di squisita eleganza e simmetria, a sette archi sormontati da chattris e da tre piccole cupole a bulbo.

 

 
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