Lucknow, perla dell'Awadh PDF Stampa E-mail
Gli Stati, le citta' e le mete - Nord

La capitale del più popoloso Stato indiano, Lucknow, offre un'ottima miscela di India vecchio stile, di cultura raffinata e di modernità.

Rumi DarwazaNel Kim di Kipling, nessuna città - eccetto Bombay, la regina - era più bella di Lucknow, odierna capitale dell'Uttar Pradesh, caratterizzata da un esuberante stile architettonico e da una vivacissima vita culturale. C'è chi dice che il suo nome derivi da Lakshmanapu, il fratello di Rama, e chi invece sostiene che il toponimo derivi dalle molte barche - lakh nau - ancorate lungo il fiume Gomti che l'attraversa. E se anche non fu mai così chic come Delhi, o così importante come Agra, Lucknow, che fu sempre sede di governi provinciali mentre le altre due ospitavano le scintillanti corti dell'epoca moghulcertamente la Perla dell'Awadh fu il gioiello più luminoso del panorama culturale indiano almeno per un breve periodo, tra il 1722 e il 1856.

Gli uomini responsabili di tanta luce venivano dalla Persia e avevano governato per un periodo come vassalli dei Moghul, per poi divenire sovrani loro stessi dando alla provincia dell'Awadh, o Oudh, una cultura indo-persiana unica nel suo genere, nonostante la vita lasciva e largamente inutile - secondo molti commentatori dell'epoca - da loro condotta. Ma quel che è certo, propaganda del Raj britannico a parte, è che da allora Lucknow divenne sinonimo di raffinata cultura e di Savoir Vivre: qui la lingua Urdu si purificò e raffinò, qui venne creata la magia del Sitar e del Tabla della Gharana lucknowi, così come codificata l'arte della danza Kathak, qui si fusero tecniche e sapori fino a produrre una delle gastronomie più prestigiose della tradizione indana, mentre le meraviglie prodotte dal suo artigianato ricordano ancora oggi a tutto il Paese lo splendore del suo passato.

L'ascesa della città cominciò nel 1775, quando Asafuddaulah, quarto Nawab, nababbo, dell'Awadh, si liberò del giogo impostogli dalla poderosa madre e abbandonò la capitale Faizabad per stabilire la sua nuoca corte a Lucknow, a 127 km di distanza lungo le rive del fiume Gomti, deciso a farne una delle capitali più cosmopolite e belle del XVIII secolo. Quando Asafuddaulah morì, nel 1797, Lucknow era diventata senz'ombra di dubbio il cuore splendente dell'Awadh, anche se le casse statali nel frattempo erano state del tutto svuotate. Tuttavia, il suo successore riuscì ad aggiungere ulteriori e strabilianti edifici alla città, che assunse all'epoca un'aria quasi magica e irreale: come un perfetto scenario teatrale, fece poi da sfondo ai tragici eventi del 1857, la rivolta dei Sepoy, e alla deposizione finale dell'ultimo Nawab, Wajid Ali Shah. Si dice che questi avesse continuato a giocare impassibile una partita a scacchi mentre le truppe britanniche occupavano la città e sul il mondo che aveva conosciuto e amato calava inesorabilmente il sipario.

Il simbolo della città è la Rumi Darwaza, o la porta turca: un gigantesco arco trionfale ornato con pesanti stucchi, che costeggia il lato Ovest della corte del Bara Imambara, Grande Imambara, magnifico monumento voluto da Asafuddaulah per contrastare i disastrosi effetti della grande carestia che colpì la zona a partire dal 1784. Il Nawab offrì lavoro edile in cambio di cibo alla popolazione allo stremo, dividendolo il lavoro in due turni: c'era chi costruiva l'immenso edificio durante il giorno e chi ne demoliva una parte la notte, solo per prolungare l'opera il più possibile. Secondo la leggenda, a nobili e notabili venne assegnato prevalentemente il turno di notte, per preservarne così la dignità di fronte al popolo, ma certamente furono almeno 20mila le famiglie che poterono così sopravvivere lavorando alla costruzione per circa un decennio.  

Gli Imambara sono monumentali strutture circondate da giardini e che qui punteggiano l'intera città: ospitano tombe simboliche, Taziyas, tipiche della fede sciita musulmana, o effettive inumazioni di personaggi illustri della tradizione islamica. Fungono da punto focale per il periodo di lutto, Muharram, e per le processioni di penitenti con le quali ogni anno gli Sciiti ricordano la morte degli Imam Hussain e Hasan, nipoti del Profeta Maometto. Il massiccio Bara, Bada o Asafai, Imambara è il più grande della città ed offre una sala a volta dalle impressionanti dimensioni e che un tempo veniva utilizzata dai regnanti per le pubbliche audienze. Il piano superiore, Bhulbhulaiya, ospita un labirinto dal quale si dice non si possa uscire senza l'aiuto di una esperta guida: appositi avvisi proibiscono la visita del labirinto senza guida da parte di coppiette... Ma se ce la fate ad uscirne senza perdervi nei suoi meandri, potrete poi godere dall'alto dell'edificio di una bella vista panoramica della città e della vicina moschea Asafi. Oppure potreste visitare il baoli, pozzo a 5 piani, all'interno della corte. Altro bell'esempio di architettura awadhi è l'Hussainabad Imambara o Chhota Imambara, con la sua cupola dorata e le elaborate calligrafie d'ornamento.

Se visitate il Chowk, il bazaar, potrete assaggiare il miglior "cibo di strada" del mondo, secondo gli intenditori. Il Chowk è posto nel cuore della città vecchia, precedente a quella voluta dai nababbi lungo il fiume, e la sua via principale corre dritta tra la Gol Darwaza e la Akbari Darwaza, le antiche porte cittadine, ma i viottoli che da esso si diramano sono tutti da esplorare, offrendo a sorpresa templi, moschee, serragli e mausolei sufi. E' proprio vicino alla Akbari Darwaza che si trova poi uno dei più celebri luoghi ove assaggiare i mitici kebab della città: il chiosco Tunde ke Kabab. Ma se il genere non fa per voi, potrete sempre rifugiarvi nella Hazratganj, l'arteria elegante della città: ristoranti e negozi di stile internazionale.

Lucknow ospita anche uno dei più celebri edifici ed istituzioni dell'India britannica intera, la cui fama internazionale si deve ancora una volta a Kim: si tratta del Collegio La Martiniere, immortalato da Kipling nel suo romanzo0 come “St Xaviers in Partibus”. In origine straordinaria residenza di campagna di Claude Martin, un cittadino francese che a partire da un'umile nascita e da una cittadinanza straniera era riuscito a raggiungere le più alte vette dell'esercito della Compagnia delle Indie Orientali britanniche, la residenza, che si chiamava allora Costantia, divenne poi secondo il  lascito di Martin una delle migliori scuole del Paese, e lo è ancora ai giorni nostri.

 

 

 
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