La nascita del Bangladesh PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia

La guerra indo-pakistana del 1971, conclusasi nella spartizione del Pakistan e nella nascita del Bangladesh, fu uno dei maggiori successi del governo di Indira Gandhi.

guerra Bangladesh, 1971Subito dopo le elezioni del 1971, che riportarono al suono dello slogan Garibi Hatao, sbarazziamoci della povertà, clamorosamente al governo il Partito del Congresso - seppur scissosi nel 1969 a causa di questioni ideologiche - guidato da Indira Gandhi, una crisi di ordine internazionale impegnò a fondo il governo indiano. Fu appunto nel 1971 che le molteplici tensioni che da tempo rendevano difficile la vita interna del vicino Pakistan si risolsero in un'ennesima imposizione della legge marziale e in una feroce repressione nella parte orientale del Paese, l'attuale Bangladesh.

Gli abitanti dell'allora Pakistan orientale ( cioè quella sezione del Bengala che dal tempo dell'indipendenza e della spartizione del 1947 era diventata parte del Pakistan ) rappresentavano circa il 60% della popolazione complessiva pakistana. Ciò nonostante, alla creazione del nuovo Stato, la burocrazia civile e militare era risultata essere monopolizzata dall'etnia punjabi e, in misura subordinata, dai mohajir, cioè quei musulmani che erano fuggiti dalle Province Unite dell'India pre-spartizione (grosso modo l'attuale Uttar Pradesh), trovando una sistemazione nel Sindh pakistano, in particolare nella capitale economica del Paese, Karachi.

Negli anni successivi, non solo tale situazione non era cambiata, ma la fine del regime democratico e l'imposizione della dittatura militare avevano sancito la totale conquista del potere politico da parte dell'etnia punjabi pakistana ( con i mohajir nel ruolo di junior partners ) e i nuovi equilibri di potere risultarono particolarmente sfavorevoli per i bengalesi, dato che il Pakistan orientale fu trattato come una sorta di colonia interna, i cui prodotti agricoli erano venduti sul mercato internazionale per ricavare valuta pregiata, usata per finanziare il processo d'industrializzazione nel Pakistan occidentale. Nel corso del tempo, il risentimento politico dell'etnia bengalese aveva trovato espressione nella Lega Awami, capeggiata da Mujibur Rahman.

Nel 1970, il presidente del Pakistan e comandante in capo, il maresciallo Agha Mohammed Yahya Khan, aveva pensato di disinnescare le crescenti tensioni politiche, non solo in Bengala ma in tutto il Paese, reintroducendo il sistema democratico. Il presidente pakistano contava sul fatto che dalle elezioni non sarebbe uscita nessuna stabile forza di governo, ciò che gli avrebbe permesso di mantenere il ruolo di arbitro finale della vita politica pakistana. Ma, contrariamente alle sue aspettative, le elezioni - Ottobre 1970 - avevano visto la conquista della maggioranza assoluta dei seggi da parte della Lega Awami, espressione - come si è detto - dell'etnia bengalese, Pakistan orientale.

Naturalmente, l'assunzione del potere da parte dei bengalesi era inaccettabile per la burocrazia civile e per l'esercito, dominati dalle altre già citate etnie. Yahya Khan, quindi, non aveva convocato il Parlamento e aveva preso tempo aprendo una serie di trattative con Mujibur Rahman. Le trattative, però, non furono che un prestesto per preparare nel frattempo un'operazione militare su larga scala, volta sia allo sterminio della potenziale nuova classe dirigente bengalese ( politici, intellettuali, studenti, professionisti, uomini d'affari ) sia al massacro o all'espulsione della minoranza indù dal Pakistan orientale, mascherando così da crociata religiosa il cinico attacco contro l'intera etnia bengalese.

Il 25 Marzo 1971 Yaha Khan dichiarò la legge marziale in Pakistan orientale, Mujibur Rahman venne arrestato e, sotto la guida del generale Tikka Khan, le forze militari pakistane attaccarono. Quello che seguì fu un vero e proprio genocidio ai danni dei pakistani orientali, condotto dalle forze armate pakistane occidentali con la collaborazione dei bihari, cioè dei musulmani emigrati nel nuovo Stato dal vicino Bihar indiano dopo la spartizione del 1947.

Il genocidio ebbe un effetto diretto sull'India, su cui si riversò una fiumana di profughi di tale entità da essere al di fuori da ogni possibilità di assorbimento da parte del Paese ospitante. Indira Gandhi tentò di far fronte alla situazione cercando, invano, un intervento diplomatico da parte dei Paesi occidentali, in particolare gli USA, che ponesse termine alla guerra civile pakistana e che inducesse il governo del Pakistan a riprendersi i profughi ( nel Novembre 1971 raggiunsero circa il numero di 10 milioni di persone ). Ma la dittatura militare pakistana, oltre a essere un tradizionale alleato dell'Occidente, era a quell'epoca impegnata in un'opera di mediazione fra gli USA e la Cina. Ruolo, per gli USA, assai più importante del genocidio in corso. E l'Occidente assistette con indifferenza alla repressione pakistana e a quello che sembrò l'inizio di una sanguinosa e lunga guerra civile. Perchè i pakistani bengalesi, nel frattempo, avevano cominciato a rispondere con un movimento di resistenza che doveva crescere fino a mobilitare 100.000 uomini, addestrati e armati in India.

Quando l'indisponibilità dei governi occidentali a intervenire divenne chiara, la Gandhi si preparò alla guerra. Questa venne preceduta dalla firma di un Trattato di pace, amicizia e cooperazione fra India e Urss, trattato che oltre a importanti accordi economici, comportava l'impegno di mutua difesa in caso di attacco da Paesi terzi e che, da questo punto di vista, aveva come scopo principale quello di prevenire un possibile intervento della Cina a favore del Pakistan. Quando nel Dicembre 1971 le nevi invernali resero impraticabili i passi himalayani da cui sarebbe potuto venire un attacco cinese, l'esercito indiano lanciò la sua  fulminea offensiva, ottenendo la capitolazione dell'esercito pakistano in Pakistan orientale in sole due settimane, mentre le forze armate indiane riportavano una serie di vittorie in terra e mare anche nel settore occidentale.

Il 17 Dicembre 1971 Indira Gandhi dichiarò il cessate il fuoco unilaterale, prevenendo così un minacciato intervento americano in favore del Pakistan. All'inizio del Gennaio 1972 le forze armate indiane si ritirarono da quello che era stato il Pakistan orientale e che, ora, divenne indipendente con il nome di Bangladesh. Contemporaneamente incominciò il rientro dei profughi.

Celebre fu l'evento dell'estate del 1971, Concert for Bangladesh, quando George Harrison, svincolato dall'esperienza Beatles, raccolse con sé grandi stelle della musica internazionale sul palco del Madison Square Garden di New York, per raccogliere fondi in favore della popolazione bengalese perseguitata, rifugiata e già provatissima dal ciclone dell'anno precedente. I fondi raccolti vennero amministrati dall'UNICEF, dando via a quella collaborazione tra musica e solidarietà che, fra luci e ombre, non si è però più interrotta da allora.

Fonte: Storia dell'India, Michelguglielmo Torri, ed. Laterza

 

 

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