Indira e l'Emergenza PDF Stampa E-mail
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Dopo la vittoria alle elezioni e poi contro il Pakistan, nel 1971, l'entusiasmo nei confronti di Indira Gandhi e del Partito del Congresso, pur ravvivato temporaneamente dal positivo test nucleare indiano del 1974, fu di breve durata.

indira gandhi coi figliAl suono dello slogan Garibi Hatao, sbarazziamoci della povertà, Indira Gandhi e il Partito del Congresso - seppur scissosi nel 1969 a causa di questioni ideologiche - avevano trionfato alle Elezioni del 1971. La Gandhi, dal momento della scissione, aveva però cominciato a manifestare con sempre più decisione uno stile politico autoritario tanto nell'ambito del suo partito quanto in quello nazionale.

Coronata dal prestigio della vittoria militare, leader incontrastata di un partito che, grazie alla sua sua guida, aveva conquistato la maggioranza assoluta in quasi tutti gli Stati e nel parlamento centrale, Indira Gandhi nel 1972 era al culmine del prestigio e del potere: sembrò aver conquistato tutti i necessari strumenti per adempiere senza difficoltà alle ripetute promesse elettorali di attuare radicali riforme a favore degli strati subordinati della società indiana, sebbene il suo partito rimanesse dominato largamente da forze conservatrici. Ma tramontata l'euforia per la vittoria contro il Pakistan, divenne gradualmente chiaro che i costi della crisi erano andati ben al di là delle limitate risorse dello Stato indiano. Il mantenimento di milioni di profughi provenienti dal neonato Bangladesh aveva costituito un peso insopportabile che aveva presto fatto esaurire le scorte alimentari accumulate precedentemente grazie alla Green Revolution e, per aggravare la situazione, l'andamento dei monsoni dal 1972 al 1975 fu tale da riflettersi pesantemente sull'agricoltura e quindi negativamente per l'economia indiana nel suo complesso. La decisione poi, nel 1973, dei paesi produttori di petrolio riuniti nell'OPEC di quadruplicare i prezzi del greggio fece il resto.

Le riforme intentate fallirono sul nascere, dunque, o mancarono del tutto gli obiettivi e sorse così un movimento panindiano di opposizione sostenuto popolarmente anche a causa dei numerosi scandali di corruzione che coinvolsero i vertici del Partito del Congresso e il Primo Ministro stesso. La Gandhi reagì al malcontento con misure sempre più dure, che culminarono con la repressione dello sciopero dei ferrovieri del 1974, soffocato con brutalità e con la reclusione di oltre 20mila scioperanti. Il test nucleare a Pokharan del 1974, a scopo pacifico secondo quanto dichiarato dall'India, ebbe l'effetto temporaneo di puntellare la sua traballante popolarità. Un effetto breve. Il movimento di opposizione si era ormai unificato sotto la guida dell'anziano leader - eroe combattente del movimento gandhiano Quit India - Jayprakash Narain, il quale chiese a gran voce ( appoggiato dalla fronda del Partito del Congresso ) le dimissioni del Primo Ministro quando, nel 1975, l'Alta Corte di Allahbad dichiarò non valida la sua elezione del 1971, a causa di gravi irregolarità nella campagna elettorale e la bandì da ogni carica elettiva per 6 anni.

Lungi dal dimettersi, Indira fece invece ricorso a quei poteri straordinari sanciti dalla Costituzione in caso di Emergenza nazionale, anche interna, proclamata infatti dal Presidente della Repubblica il 26 Giugno del 1975. Ciò le permise, seppure nei limiti della legalità costituzionale, di instaurare un vero e proprio regime dittatoriale: detenzione senza processo di tutti coloro che venivano considerati oppositori e censura sui mezzi d'informazione. Una volta sbaragliata l'opposizione, anche quella interna al suo Partito, la Gandhi attuò una serie di riforme costituzionali che fecero automaticamente cadere la base legale della disputa in cui era coinvolta, accrebbero i poteri dell'esecutivo e limitarono quelli della magistratura.

L'imposizione del regime, sebbene stimolata dalla ferma intenzione della Gandhi di mantenere il potere assoluto, venne giustificata al popolo con la necessità di attuare riforme per la giustizia sociale e il benessere collettivo e questa giustificazione ebbe poi un qualche riscontro parziale nella realtà - seppure supportato dalla pesante repressione poliziesca e dall'aggiramento di precedenti ostacoli legislativi - nel campo della confisca e ridistribuzione delle terre e in quello del controllo e dello sradicamento dell'economia parallela che si era venuta a creare col crescente interventismo statale.

Ma il blocco democratico aveva anche chiuso a priori ogni possibilità di suscitare nuove forze per convogliarle nel Partito e nella società. La Gandhi rimediò collocando nei posti chiave Homines Novi legati a lei sola ma, non fidandosi comunque più di nessuno, si appoggiò sempre più al figlio minore Sanjay, che dal momento della dichiarazione dello Stato di Emergenza era divenuto il suo più fido consigliere e, di fatto, il Numero Due nel governo del Paese. Questi organizzò una struttura giovanile parallela al Partito, lo Youth Congress, dalle cui fila vennero estratti numerosi personaggi da inserire nei posti chiave della nazione, personaggi che Sanjay selezionava accuratamente a sua immagine e somiglianza: pochi scrupoli e immensa arroganza. L'eliminazione dell'opposizione, la sospensione dei diritti civili, l'imbavagliamento della stampa crearono una situazione nella quale qualsiasi persona in posizione di potere era in grado di esercitarlo senza alcun controllo. Particolarmente gravi furono le decisioni di Sanjay di rimuovere con la forza gli abitanti poveri del quartiere musulmano intorno alla Jama Masjid di Delhi, senza neppure nuovi quartieri dove accoglierli, e la tristemente nota e dissennata politica di controllo delle nascite da lui voluta. Desiderosi di compiacere il suo ideatore, politici del Congresso e burocrati non esitarono a ricorrere alla sterilizzazione forzata - ovviamente dei più poveri - pur di raggiungere le quote stabilite dal programma di Sanjay.

Quando nel gennaio 1977, dopo due successive proroghe della legislatura, Indira Gandhi annunciò elezioni anticipate per il Marzo dello stesso anno, causò viva sorpresa: una decisione ancor oggi difficile da spiegare. Forse, considerato il breve lasso di tempo disponibile per la campagna elettorale, contava con una difficile riorganizzazione dell'opposizione. Ma quando l'Emergenza venne sospesa e i prigionieri politici furono liberati, le forze ostili raggiunsero una serie di accordi elettorali con velocità inaspettata, tutti i partiti non comunisti si riunirono in una sola formazione, il Janata Party, e molti membri del Congresso trovarono il coraggio di ribellarsi alla Gandhi fondando un nuovo partito: Congresso per la democrazia, che si accordò col Janata. La debacle di Indira e del Partito del Congresso fu totale. Ma torneranno fermamente in sella con le elezioni del 1980.

 

Fonte: Storia dell'India, Michelguglielmo Torri, Ed. Laterza, 2007

 

Un documentario della governativa Films Division diretto da Yash Chaudhary nel 1976, volto a magnificare l'opera del Prime Minister durante l'Emergency.

 
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